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Articolo 478 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n.1398)

Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in copie autentiche di atti pubblici o privati e in attestati del contenuto di atti

Dispositivo dell'art. 478 Codice penale

Il pubblico ufficiale, che, nell'esercizio delle sue funzioni, supponendo esistente un atto pubblico o privato, ne simula una copia (1) e la rilascia in forma legale, ovvero rilascia una copia di un atto pubblico o privato diversa dall'originale, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso, la reclusione è da tre a otto anni.
Se la falsità è commessa dal pubblico ufficiale in un attestato (2) sul contenuto di atti, pubblici o privati, la pena è della reclusione da uno a tre anni (3).

Note

(1) Per copie si intendono le riproduzioni fedeli e integrali di un documento, con qualsiasi strumento ottenute.
(2) Per attestato s'intendono quegli atti che riproducono in forma sintetica o parziale il contenuto di altri atti.
(3) Si tratta di due ipotesi criminose che consistono rispettivamente nel rilascio di una copia di un atto inesistente e nel rilascio di una copia difforme dall'originale. Non vi rientrano dunque i casi di alterazione della copia autentica di un atto, se è rilasciata in modo conforme all'originale e poi successivamente modificata.

Ratio Legis

Secondo la dottrina maggioritaria, il legislatore ha qui inteso tutelare non solo la fiducia della collettività nella genuinità dei documenti, ma anche la funzione e la finalità che caratterizzano l'atto su cui ricade la condotta criminosa.

Spiegazione dell'art. 478 Codice penale

I delitti di falsità in atti sono caratterizzati, nonostante qualche opinione dissenziente, da una natura plurioffensiva.

Essi, infatti, in via immediata e diretta tutelano il bene giuridico della fede pubblica, da individuarsi nella fiducia che la collettività ripone nella verità e genuinità di determinati documenti e nella speditezza e certezza della loro circolazione, mentre, in via medita ed indiretta, viene altresì tutelato l'interesse specifico che il documento genuino, quanto alla provenienza, e veridico nel suo contenuto, garantisce.

Il particolare oggetto di tale forma di falsità materiale è rappresentata dalle copie autentiche di atti pubblici privati, di cui il pubblico ufficiale ne simula l'esistenza.

Gli atti pubblici che costituiscono attestati o copie di certificati sono caratterizzati dal fatto che riproducono il contenuto di altri documenti e riguardano perciò fatti che, se pur noti al pubblico ufficiale per conoscenza diretta, ricollegano la loro efficacia al contenuto di altri atti preesistenti.

La condotta punita è la formazione ed il rilascio in forma legale della pretesa copia di un atto inesistente, in modo che la falsa attestazione di conformità costituisce elemento integrativo della fattispecie.

Per quanto riguarda l'elemento soggettivo, esso consiste nel dolo generico , vale a dire la volontà di attestare falsamente la conformità di una copia all'originale, nella consapevolezza della mancanza dell'originale stesso o della difformità dall'originale, a nulla rilevando ad esempio che l'atto originale sarebbe stato in seguito completato.

Massime relative all'art. 478 Codice penale

Cass. n. 12731/2000

L'alterazione della copia autentica di un atto non rientra nella previsione di cui all'art. 478 c.p. (falsità materiale commessa da un pubblico ufficiale in copie autentiche di atti pubblici o privati e in attestati del contenuto di atti), che punisce la formazione di copie false, ma integra il reato di cui all'art. 476 c.p. in relazione all'art. 482 dello stesso codice (falsità materiale commessa dal privato in atto pubblico), poiché tale norma, pur non applicabile agli atti derivativi, comprende certamente l'alterazione della copia dopo il rilascio della stessa in forma legale, atteso che questa incide sull'autenticazione, che è atto pubblico originale. (Fattispecie relativa ad alterazione, commessa da un privato, di copia notarile di un contratto).

Cass. n. 7701/1990

Sussiste il reato di cui all'art. 478 c.p. nel caso di rilascio da parte del pubblico ufficiale di copia autentica di atto che non esiste, né rileva che esso sia ricostruibile dall'esame di quelli esistenti. Infatti, l'atto deve avere tutti i requisiti previsti dalla legge e deve essere completo ed autonomo per consentire la riproduzione e la copia legale. (Fattispecie concernente copia di inesistente atto relativo al suicidio di un detenuto, rilasciata da direttore di casa circondariale, il quale pretendeva che l'atto, anche se insussistente in forma e in termini autonomi, era ricostruibile dall'esame del registro da cui risultavano i rapporti).

Cass. n. 2769/1990

Nell'ipotesi in cui vengono rilasciate copie autentiche di originali inesistenti, perché privi delle necessarie sottoscrizioni, il reato configuratosi è quello di falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in copie autentiche di atti pubblici e non quello di cui all'art. 479 c.p.

Cass. n. 1366/1987

Risponde di falsità in copia di atto pubblico di fede privilegiata colui che, inducendo in errore il notaio, ottenga da questi la copia autentica di un inesistente certificato di invalidità civile.

Cass. n. 3671/1986

In caso di contraffazione di copia non autenticata di atto pubblico il cui originale sia realmente esistente, pur se difforme dalla copia stessa, non è ravvisabile alcuna delle ipotesi di reato previste dal legislatore in tema di falsità documentale in quanto la copia assume il carattere di documento solo in seguito alla pubblica autenticazione di tutto il contenuto dell'atto.

Cass. n. 5342/1984

In tema di reato di falsità materiale in copie autentiche di atti pubblici, previsto dall'art. 478 c.p., la falsa attestazione di conformità apposta dal pubblico ufficiale costituisce elemento integrante della fattispecie in argomento, e non reato autonomo.

Cass. n. 5822/1982

Agli effetti del reato di cui all'art. 478 c.p. il «rilascio» implica che la copia esca dalla sfera individuale dell'autore, per fatto volontario di questo, in modo che essa cominci a produrre nei rapporti esterni quell'efficacia probatoria che è attribuita alle copie autentiche vere. Sicché commette il reato predetto il segretario comunale che rilasci copie del verbale di una seduta del consiglio comunale difformi dall'originale per farle affiggere all'albo pretorio ed inoltrarle poi agli organi di controllo.

Il delitto di cui all'art. 478 c.p. si perfeziona con il rilascio della copia difforme dall'originale, sicché è irrilevante ai fini del dolo la certezza morale che l'atto originale sarebbe stato in seguito completato. (Nella specie, con l'apposizione della firma da parte dell'autore).

Cass. n. 10901/1981

La supposizione dell'agente che la difformità tra copia e originale limitata alla riproduzione di firme inesistenti possa rientrare tra le imperfezioni meramente formali inidonee ad impedire un giudizio di sostanziale conformità, integra un errore sulla reale portata della disposizione dell'art. 478 c.p., come tale non scusabile.

Cass. n. 6770/1981

Commette il reato di falsità materiale in atti pubblici previsto e punito dall'art. 476 c.p. e non quello di falsità in attestati sul contenuto di atti di cui all'ultimo comma dell'art. 478 stesso codice, il pubblico ufficiale che, nell'esercizio delle sue funzioni, aggiungendo documenti a determinati verbali di delibera di atti pubblici, fa apparire, contrariamente al vero, che i verbali stessi i quali, compresi nella figura dell'atto-procedimento, tali documenti devono recepire, hanno ricevuto l'approvazione dell'organo di controllo.

Cass. n. 10447/1980

Per la sussistenza del reato di cui all'art. 478 c.p. è sufficiente che l'autenticazione avvenga ad opera di pubblico ufficiale cui sia riconosciuto dall'ordinamento il potere di autenticazione, a nulla rilevando che egli abbia competenza specifica a rilasciare copia autentica soltanto degli atti esistenti nel proprio ufficio, perché anche l'autenticazione da parte di un pubblico ufficiale incompetente contribuisce a dare all'atto supposto esistente ed alla sua copia parvenza di legalità e quindi idoneità ad ingannare la pubblica fede.

Cass. n. 3023/1980

La norma contenuta nell'art. 478, comma primo, c.p. punisce la formazione ed il rilascio in forma legale della pretesa copia di un atto inesistente, sicché l'autenticazione del pubblico ufficiale e cioè la falsa attestazione di conformità costituisce elemento integrativo della fattispecie delittuosa e non l'autonoma figura delittuosa di cui all'art. 476 stesso codice. Poiché la falsificazione di un'atto è causa di nullità e non di inesistenza giuridica, nel caso in cui l'originale sia stato falsamente formato e successivamente riprodotto in copia, il fatto non può ricondursi sotto la previsione normativa dell'art. 478 c.p., che punisce la creazione artificiosa della copia di un originale solo supposto, perché tale previsione postula che l'originale sia «supposto» esistente e che quindi in realtà non esista, bensì sotto la previsione della norma che punisce la falsificazione dell'originale. La riproduzione fotografica di un falso originale ben può essere considerata prova della contraffazione del documento riprodotto allorquando la riproduzione stessa riveli la precedente materiale formazione di un falso originale completo in tutti i suoi elementi, compresa la sottoscrizione, e quindi munito di tutti i requisiti di individuazione e di contenuto propri dell'atto falsamente creato e successivamente riprodotto in copia.

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