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Articolo 391 ter Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Documentazione delle dichiarazioni e delle informazioni

Dispositivo dell'art. 391 ter Codice di procedura penale

(1) 1. La dichiarazione di cui al comma 2 dell'articolo 391bis, sottoscritta dal dichiarante, è autenticata dal difensore o da un suo sostituto, che redige una relazione nella quale sono riportati:

  1. a) la data in cui ha ricevuto la dichiarazione;
  2. b) le proprie generalità e quelle della persona che ha rilasciato la dichiarazione;
  3. c) l'attestazione di avere rivolto gli avvertimenti previsti dal comma 3 dell'articolo 391bis;
  4. d) i fatti sui quali verte la dichiarazione.

2. La dichiarazione è allegata alla relazione.

3. Le informazioni di cui al comma 2 dell'articolo 391bis sono documentate dal difensore o da un suo sostituto che possono avvalersi per la materiale redazione del verbale di persone di loro fiducia. Si osservano le disposizioni contenute nel titolo III del libro secondo, in quanto applicabili.

Note

(1) Tale articolo, come l'intero Titolo all'interno del quale è inserito, è stato aggiunto dall'art. 11, della l. 7 dicembre 2000, n. 397.

Ratio Legis

Tale disposizione è stata inserita nel codice penale al fine di fornire una più ampia tutela i poteri e doveri del difensore.

Spiegazione dell'art. 391 ter Codice di procedura penale

Il difensore, sin dal momento del conferimento dell'incarico professionale, ha facoltà di svolgere investigazioni al fine di ricercare ed individuare elementi di prova a favore del proprio assistito (art. 327 bis). L'indagine difensiva può inoltre essere svolta anche dal sostituto, da investigatori privati autorizzati e, quando siano necessarie specifiche competenze, da consulenti tecnici.

Per quanto concerne più da vicino l'acquisizione di notizie da fonti dichiarative, il difensore ed il suo sostituto possono scegliere fra tre modalità operative:

  • possono limitarsi ad acquisire notizie utili a fini investigativi tramite un colloquio non documentato con le persone in grado di riferire notizie utili. Tale approccio informale è consentito anche agli investigatori ed ai consulenti tecnici;

  • possono richiedere ai potenziali testimoni di rilasciare una dichiarazione scritta, ed in tal caso la dichiarazione deve essere sottoscritta dal dichiarante ed autenticata dal difensore o dal sostituto, il quale a sua volta è tenuto a redigere apposita relazione, in cui devono essere contenuti gl elementi di cui al comma 3;

  • possono chiedere ai potenziali testimoni di rendere informazioni documentate (dallo stesso difensore o dal sostituto). Nonostante il silenzio della legge, si ritiene comunemente che anche nel relativo verbale debbano esserci gli avvertimenti di cui al comma 3.

Premesso che all'assunzione di tali dichiarazioni non possono assistere la persona sottoposta alle indagini, la persona offesa e, dopo l'esercizio dell'azione penale, le altre parti private, al fine di non condizionare il dichiarante, se la persona richiesta di fornire informazioni accetta, egli risponde penalmente dell'eventuale falsità di quanto dichiarato, ai sensi dell'art. 371 bis c.p.. Oltretutto, qualora dalle dichiarazioni emergano indizi di reità a suo carico (per il fatto in oggetto, non certo per le dichiarazioni eventualmente mendaci), il difensore è tenuto ad interrompere l'atto, e le precedenti dichiarazioni non potranno essere utilizzate contro di lui.

Se, per contro, il potenziale testimone si rifiuta, il difensore che non intenda desistere ha a sua disposizione due rimedi:

  • può chiedere al pubblico ministero di disporre l'audizione del potenziale testimone. Il p.m., ricevuta la richiesta, fissa l'audizione entro sette giorni. Nonostante la apparente obbligatorietà dell'atto, il p.m. conserva comunque un certo margine di discrezionalità nel disporre l'audizione;

Massime relative all'art. 391 ter Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 43349/2007

Le dichiarazioni assunte dal difensore dell'indagato nell'ambito di attività di investigazione difensiva hanno lo stesso valore probatorio astratto delle dichiarazioni acquisite dal P.M., salva la valutazione di attendibilità intrinseca dei dichiaranti. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto congruamente motivata la valutazione dei giudici di merito, a parere dei quali i soggetti interrogati dal difensore — tutti parenti ed amici dell'indagato —, erano intrinsecamente non credibili).

Cass. pen. n. 21092/2007

li avvertimenti preliminari di garanzia che devono essere rivolti al dichiarante e che vanno verbalizzati analiticamente — spiegano i giudici di legittimità — non riguardano il pubblico ministero: la norma — osservano — pone i relativi obblighi esclusivamente a carico di «difensore, sostituto, investigatori privati autorizzati o consulenti tecnici». (Mass. redaz.).

Cass. pen. n. 2017/2004

In sede di investigazioni difensive, gli avvertimenti che il difensore deve rivolgere al soggetto dichiarante, ai sensi dell'art. 391 bis, comma terzo, c.p.p., a pena di inutilizzabilità delle dichiarazioni, debbono essere specificamente verbalizzati, non potendosi ritenere sufficiente la mera attestazione, da parte dello stesso difensore, secondo quanto previsto dall'art. 391 ter, comma 1, c.p.p., dell'avvenuta effettuazione dei suddetti avvertimenti.

Cass. pen. n. 17992/2002

In tema di investigazioni difensive, l'attestazione, prevista dall'art. 391 ter, comma 1, lett. c), c.p.p., di aver rivolto alle persone con le quali si sono avuti colloqui non documentati o dalle quali sono state ottenute dichiarazioni scritte gli avvertimenti previsti dal comma 3 dell'art. 391 bis c.p.p. non richiede forme particolari né, tanto meno, implica che i verbali compilati dai difensori contengano l'analitica enunciazione dei singoli avvertimenti summenzionati. (Nella specie, in applicazione di tali principi, la Corte ha ritenuto sufficiente l'attestazione che il dichiarante era stato reso «edotto delle facoltà di legge e di quanto disposto con gli artt. 391 bis e ter della legge 397/2000, di cui si dà lettura, e che ha facoltà di non rispondere.

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