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Articolo 345 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

[Aggiornato al 30/10/2020]

Difetto di una condizione di procedibilità. Riproponibilità dell'azione penale

Dispositivo dell'art. 345 Codice di procedura penale

1. Il provvedimento di archiviazione [409] e la sentenza di proscioglimento [529-532] o di non luogo a procedere [425], anche se non più soggetta a impugnazione, con i quali è stata dichiarata la mancanza della querela, della istanza, della richiesta o dell'autorizzazione a procedere, non impediscono l'esercizio dell'azione penale per il medesimo fatto e contro la medesima persona se in seguito è proposta la querela, l'istanza, la richiesta o è concessa l'autorizzazione ovvero se è venuta meno la condizione personale che rendeva necessaria l'autorizzazione.

2. La stessa disposizione si applica quando il giudice accerta la mancanza di una condizione di procedibilità diversa da quelle indicate nel comma 1 [649], nonché quando, dopo che è stata pronunciata sentenza di non luogo a procedere o di non doversi procedere a norma dell’articolo 72 bis, lo stato di incapacità dell’imputato viene meno o si accerta che è stato erroneamente dichiarato(1)(2).

Note

(1) Essendo provvedimenti meramente processuali, l'esercizio successivo dell'azione penale non è precluso, a patto che si sia verificata la condizione richiesta.
(2) Comma modificato dall'art. 1, comma 23, L. 23/06/2017, n. 103 con decorrenza dal 03/08/2017.

Ratio Legis

Tale disposizione trova il proprio fondamento nella considerazione che le condizioni di procedibilità attengono a profili meramente procedurali dell'azione.

Spiegazione dell'art. 345 Codice di procedura penale

La norma in esame introduce una esplicita deroga al divieto di ne bis in idem (v. art. 649).

Difatti, una volta divenuti irrevocabili il provvedimento di archiviazione, la sentenza di non luogo a procedere o la sentenza di non doversi procedere che abbiano dichiarato la mancanza di querela, istanza, richiesta o autorizzazione a procedere, è possibile sottoporre l'ex indagato o ex imputato ad un nuovo procedimento penale per il medesimo fatto se in seguito viene regolarmente presentata una delle condizioni di procedibilità di cui sopra.

La medesima regola, ai sensi del comma 2, vale nei casi in cui il giudice accerti la mancanza di un'altra condizione di procedibilità, tra cui rientrano le ipotesi in cui lo stato di incapacità dell'imputato (si tratta della capacità a partecipare coscientemente al processo ex art. 72 bis, e non della capacità di intendere e di volere al momento della commissione del reato) viene meno o è stata erroneamente dichiarata.

Massime relative all'art. 345 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 8855/2000

Una volta che la sentenza di non luogo a procedere emessa a norma dell'art. 425 c.p.p. non sia più soggetta a impugnazione e non ricorra alcuna delle ipotesi previste dalla disposizione eccezionale, e perciò di stretta applicazione, dell'art. 345 c.p.p., che si riferisce al sopravvenire della specifica condizione di procedibilità originariamente mancante, è precluso l'inizio dell'azione penale in ordine al medesimo fatto, sia pur diversamente qualificato, nei confronti della stessa persona. (Nella specie, successivamente a sentenza di non luogo a procedere emessa dal Gup per difetto di querela relativamente a reato di diffamazione a mezzo stampa, il P.M. aveva iniziato azione penale in ordine al medesimo fatto, qualificato come vilipendio delle Forze Armate, per il quale era intervenuta autorizzazione a procedere).

Cass. pen. n. 9/2000

Una volta disposta, al di fuori dei casi indicati nell'art. 345 c.p.p., l'archiviazione di una notizia di reato, non è consentito al P.M. chiedere e al Gip valutare, accogliendola o rigettandola - senza il preventivo provvedimento di autorizzazione alla riapertura delle indagini previsto dall'art. 414 stesso codice - l'applicazione di misura cautelare o l'emissione di altro provvedimento che implichi l'attualità di un procedimento investigativo nei confronti della stessa persona e per lo stesso fatto, si fondi la relativa richiesta su una semplice rilettura di elementi già presenti negli atti archiviati o su elementi acquisiti, anche occasionalmente, dopo l'archiviazione. E invero il decreto di archiviazione, pur non essendo munito dell'autorità della res judicata, è connotato da un'efficacia preclusiva, quantunque limitata, operante sia con riferimento al momento dichiarativo della carenza di elementi idonei a giustificare il proseguimento delle indagini, sia riguardo al momento della loro riapertura, condizionata dal presupposto dell'esigenza di nuove investigazioni, che rappresenta per il giudice parametro di valutazione da osservare nella motivazione della decisione di cui all'art. 414 c.p.p. (Nell'enunciare tale principio, la S.C. ha precisato che nella nozione di «stesso fatto» sono comprese sia le componenti oggettive dell'addebito - condotta, evento, rapporto di causalità - sia gli aspetti esterni al fatto di reato, da identificare nell'autorità che procede o procedette all'investigazione, in quanto l'effetto preclusivo discendente dall'archiviazione condiziona solo la condotta dell'ufficio inquirente che chiese e ottenne il relativo provvedimento).

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