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Articolo 330 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Acquisizione delle notizie di reato

Dispositivo dell'art. 330 Codice di procedura penale

1. Il pubblico ministero e la polizia giudiziaria (1) prendono notizia dei reati di propria iniziativa e ricevono le notizie di reato presentate o trasmesse a norma degli articoli seguenti.

Note

(1) La polizia svolge tale attività di ricerca ai sensi dell'art. 55.

Ratio Legis

Tal norma trova la propria ratio in quanto in presenza di una notizia di reato il P.M. ha l'obbligo costituzionalmente garantito di esercitare l'azione penale.

Brocardi

Notitia criminis

Spiegazione dell'art. 330 Codice di procedura penale

Per notizia di reato, stante la mancanza di una definizione legislativa, si intende qualsiasi rappresentazione non manifestamente inverosimile di uno specifico accadimento storico, attribuito o meno a soggetti determinati, dalla quale emerga la possibile violazione di una disposizione incriminatrice penale. Non vi rientrano tutti gli atti e le informative prive di rilevanza penale (ad es. esposti in materia civile o amministrativa), che vanno invece annotati nel registro delle non-notizie di reato o modello 45.

La norma in commento affida al pubblico ministero ed alla polizia giudiziaria (cui la ricezione di notizie di reato è disciplinata anche dall'art. 55) l'attività di ricerca della notitia criminis, anche di propria iniziativa, al di là dunuq edella mera attesa di ricevere notizie di reato da altri soggetti (ad es. denunce, querele ecc.).

In pratica, ciò significa che il pubblico ministero può legittimamente impegnare le risorse del proprio ufficio in specifiche attività pre-investigative.

Tuttavia, tale disposizione ha suscitato non pochi dubbi dati dall'assenza di qualsiasi normativa in merito, lasciandosi dunque illimitata libertà agli organi inquirenti nell'utilizzo delle risorse (con conseguente dispendio di energie e di denaro), con una eccessiva discrezionalità nelle scelte da operare, prescindendo dall'iscrizione della notizia di reato nell'apposito registro.

Massime relative all'art. 330 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 6887/1999

Le relazioni e gli inventari redatti dal curatore fallimentare sono ammissibili come prove documentali in ogni caso e non solo quando siano ricognitivi di una organizzazione aziendale e di una realtà contabile attesoché risulta comunque rilevante il fatto stesso che la procedura fallimentare si sia svolta nel modo e sulla base delle valutazioni in essi documentati. Ne consegue che è corretto l'inserimento di tale documento nel fascicolo attesoché il principio di separazione delle fasi non si applica alle cose che, pur avendo funzione probatoria, siano precostituite rispetto all'inizio del procedimento o appartengano comunque al contesto del fatto da accertare, e tra queste il corpo del reato e le cose immediatamente pertinenti al reato stesso.

Cass. pen. n. 3261/1999

Presupposto necessario perché possano essere iniziate le indagini preliminari è l'esistenza di una notitia criminis la quale per essere tale, deve avere per oggetto un fatto specifico idoneo ad integrare estremi di reato e deve essere dotata, per la fonte da cui proviene, di adeguata credibilità. Pertanto è da escludere che possano essere promosse indagini preliminari non già sulla base di una notizia di reato ma al fine di eventualmente acquisirla, come nel caso di indagini a tappeto ed in forma indiscriminata, dirette ad accertare se eventualmente ipotetici reati siano stati commessi, essendo una tale attività consentita soltanto agli organi di polizia nell'esercizio della propria attività amministrativa di prevenzione e repressione dei reati; attività che, in quanto svolta la di fuori delle norme del codice di rito, va effettuata nel pieno rispetto delle altrui libertà, fatti salvi, ovviamente, gli specifici poteri di accertamento attribuiti da specifiche disposizioni di legge.

Cass. pen. n. 10654/1992

La relazione del curatore fallimentare è diretta al giudice delegato e non costituisce di per sé notizia di reato. Essa costituisce documento a norma dell'art. 234 c.p.p. e può, come tale, essere acquisita ed utilizzata come prova, nei limiti dell'attività accertativa delle operazioni sociali compiute.

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