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Articolo 645 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Domanda di riparazione

Dispositivo dell'art. 645 Codice di procedura penale

1. La domanda di riparazione è proposta, a pena di inammissibilità, entro due anni dal passaggio in giudicato della sentenza di revisione ed è presentata per iscritto, unitamente ai documenti ritenuti utili, personalmente o per mezzo di procuratore speciale [122], nella cancelleria della corte di appello che ha pronunciato la sentenza (1).

2. Le persone indicate nell'articolo 644 possono presentare la domanda nello stesso termine, anche per mezzo del curatore indicato nell'articolo 638 ovvero giovarsi della domanda già proposta da altri. Se la domanda è presentata soltanto da alcuna delle predette persone, questa deve fornire l'indicazione degli altri aventi diritto.

Note

(1) I documenti da unire alla domanda di riparazione dell'errore giudiziario sono rilasciati gratuitamente dagli uffici competenti e sono esenti da imposta di bollo ai sensi dell'art. 176 disp. att. del presente codice.

Ratio Legis

La norma in esame è diretta a delimitare temporalmente la richiesta per la riparazione .

Massime relative all'art. 645 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 34196/2003

Poichè la domanda di riparazione per ingiusta detenzione costituisce atto personale della parte che l'abbia indebitamente sofferta, la relativa presentazione deve avvenire a cura dell'interessato o di un procuratore speciale nominato nelle forme previste dall'art. 122 c.p.p., oppure a cura del difensore con procura, di talchè va dichiarata inammissibile la richiesta depositata in cancelleria da un qualunque altro soggetto. (Principio affermato con riguardo a domanda presentata dal figlio del richiedente, del quale è stata incidentalmente esclusa l'autonoma legittimazione — ai sensi del comma secondo dell'art. 645 c.p.p. — data la permanenza in vita dell'avente diritto).

Cass. pen. n. 2243/1997

È inammissibile la domanda di riparazione per l'ingiusta detenzione trasmessa a mezzo del servizio postale, dovendo la stessa essere presentata personalmente o a mezzo di procuratore speciale.

Cass. pen. n. 428/1997

La domanda di riparazione per l'ingiusta detenzione deve essere sottoscritta personalmente dall'istante (ovvero dal procuratore speciale all'uopo nominato), non essendo sufficiente una generica delega a margine dell'atto introduttivo, da altri sottoscritto; tuttavia, se si presenta come un tutto unico, senza soluzione di continuità, comprensivo del mandato in calce — sicché l'unica sottoscrizione finale dell'interessato appaia come riferita a tutto il pre-formato scritto che la precede — essa è senz'altro attribuibile allo stesso, ove il contenuto si possa in concreto leggere quale dichiarazione personale del predetto interessato, che con la sottoscrizione lo ha fatto totalmente proprio.

Cass. pen. n. 27/1995

La domanda di riparazione per ingiusta detenzione è atto personale della parte e non atto del difensore con procura, in quanto l'art. 645, comma primo, c.p.p. prevede che essa sia presentata personalmente o per mezzo di procuratore speciale, e tale previsione, secondo quanto stabilito dall'art. 99, comma primo, stesso codice, comporta una deroga - che logicamente riguarda il compimento di atti processuali, non quello di atti materiali - alla regola della rappresentanza da parte del difensore. Ne consegue che al procuratore alle liti non è consentito sottoscrivere la predetta domanda di riparazione, ma non è preclusa la facoltà di provvedere al deposito in cancelleria della domanda, sottoscritta dal suo assistito. (In motivazione, la S.C. ha rilevato che l'art. 645 c.p.p. da un lato adopera l'espressione «è presentata», la quale, se a prima vista può far pensare a una materiale attività di deposito in cancelleria, a un più attento esame rende evidente che in realtà è diretta a regolare non tale attività, bensì le varie modalità della domanda, in quanto indica la forma dell'atto, i documenti che devono accompagnarlo, i soggetti legittimati e l'ufficio presso il quale esso deve essere depositato e, dall'altro, non commina espressamente l'inammissibilità per l'inosservanza della prescrizione in questione, sicché non potrebbe ravvisarsi tale sanzione processuale, se si dovesse concludere che la prescrizione è diretta ad individuare, anziché il soggetto legittimato a formulare la domanda, quello che ne deve curare il deposito in cancelleria).

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