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Articolo 252 Codice di procedura civile 2020

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Identificazione dei testimoni

Dispositivo dell'art. 252 Codice di procedura civile 2020

Il giudice istruttore richiede al testimone il nome, il cognome, [la paternità], l'età (1) e la professione, lo invita a dichiarare se ha rapporti di parentela, affinità, affiliazione o dipendenza con alcuna delle parti, oppure interesse nella causa (2).

Le parti possono fare osservazioni sull'attendibilità del testimone, e questi deve fornire in proposito i chiarimenti necessari (3). Delle osservazioni e dei chiarimenti si fa menzione nel processo verbale prima dell'audizione del testimone.

Note

(1) La menzione della paternità (e della maternità) si deve ritenere omessa ai sensi della l. 31 ottobre 1955, n. 1064 (Disposizioni relative alle generalità): essa va sostituita con l'indicazione del luogo e data di nascita (di fatto, quindi, è superato anche l'obbligo di indicare l'età).
Se il testimone dichiara false generalità, egli è perseguibile penalmente ex art. 495 c.p. (reato di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali o di altri); invece, il rifiuto ingiustificato di rendere le proprie generalità equivalendo a rifiuto di deporre, rende impossibile la testimonianza stessa.
(2) L'inesistenza di rapporti familiari, di dipendenza o di interessi in causa del testimone, nella prassi viene espressa dichiarando a verbale che il teste è indifferente.
(3) Sulle eventuali contestazioni sorte circa la legittimazione a deporre del testimone, il giudice istruttore decide con ordinanza di natura istruttoria (art. 245 del c.p.c.). Di norma le contestazioni precedono l'espletamento della prova testimoniale, ma nulla vieta che esse siano presentate anche dopo la deposizione.
Quanto all'attendibilità o credibilità della testimonianza resa, il giudice istruttore ha il potere di operare una valutazione discrezionale, insindacabile in sede di legittimità (sempre che la sua decisione sia adeguatamente motivata).

Ratio Legis

Gli adempimento previsti dalla norma in esame assolvono a diverse funzioni: l'identificazione dei testimoni; la possibilità per il giudice di escludere i testimoni incapaci ex art. 246 c.p.c. - non già esclusi al momento dell'ammissione della prova testimoniale; l'opportunità di valutare se sussistano ragioni di parzialità del testimone che possano rendere inattendibile la sua deposizione.

Brocardi

Idonei non videntur testes, quibus imperavi potest ut testes fiant
In testimoniis autem dignitas, fides, mores, gravitas examinanda est: et ideo, testes qui adversus fidem suam testationis vacillant, audiendi non sunt
Inimico testi credi non oportet

Spiegazione dell'art. 252 Codice di procedura civile 2020

Ulteriore adempimento preliminare all’acquisizione della deposizione del teste è quello previsto dal primo comma della norma in esame, il quale fa riferimento ad una attività di controllo che il giudice è tenuto ad effettuare in relazione all'imparzialità del testimone.

Se il teste dovesse rifiutarsi di declinare le proprie generalità, si ritiene applicabile l'art. 256 del c.p.c., anche se quest’ultima norma disciplina espressamente solo i casi di rifiuto di deporre ovvero di sospetto di falsità o reticenza nella deposizione.

In applicazione della suddetta norma, pertanto, il giudice deve denunciare il teste che rifiuta, senza giustificato motivo, di declinare le proprie generalità, mentre il teste che declina false generalità incorre nel reato di cui all'art. 495 del c.p..

La seconda parte dello stesso primo comma prevede che il giudice istruttore deve invitare il teste a dichiarare la sussistenza di rapporti di parentela, affinità, affiliazione e dipendenza con alcuna delle parti ovvero se ha interesse alla causa pendente.

Tale disposizione trova il suo fondamento in un duplice ordine di motivazioni:
  1. le dichiarazioni relative ai rapporti di parentela, affinità, affiliazione e dipendenza con le parti o di interesse nella controversia consentono l'accertamento della capacità di testimoniare e del divieto di deporre, e l'eventuale esclusione del teste colpito da incapacità a testimoniare ai sensi dell'art. 246 del c.p.c.;
  2. le stesse dichiarazioni consentono di individuare possibili ragioni di imparzialità del testimone.

Il provvedimento in forza del quale il giudice esclude il teste per il ricorrere di una delle ipotesi di cui all'art. 246 c.p.c. riveste la forma dell’ordinanza, ai sensi dell'art. 205 del c.p.c..

Il secondo comma della norma consente alle parti di fare osservazioni sull'attendibilità del teste, il quale è tenuto a fornire in proposito i chiarimenti necessari.
Sia delle osservazioni delle parti che dei chiarimenti forniti dal teste deve essere fatta menzione nel processo verbale.

Il giudizio di attendibilità consente non solo l'esclusione del teste colpito da incapacità a deporre ai sensi dell'art. 246 c.p.c., ma è volto anche a fondare l'attendibilità del teste, intesa quale generica capacità di dire la verità; il medesimo teste è tenuto a rendere nota qualsiasi ragione di eventuale inattendibilità.

Le osservazioni avanzate dalle parti non possono consistere in apprezzamenti personali, ma devono riguardare oggettivamente solo fatti che possono far dubitare dell'obiettività del teste.

Massime relative all'art. 252 Codice di procedura civile 2020

Cass. civ. n. 4404/1998

La parte rimasta contumace in primo grado non può godere, nel giudizio di appello, di diritti processuali più ampi di quelli spettanti alla parte ritualmente costituita in quel primo giudizio, e deve, conseguentemente, accettare il processo nello stato in cui si trova, con tutte le preclusioni e decadenze già verificatesi. (Nella specie, l'appellante, contumace in primo grado, aveva, in sede di appello, proposto eccezione di irritualità, per difetto di indicazione dei testimoni — giusto disposto dell'art. 252 c.p.c. — della prova testimoniale esperita in primo grado. La S.C., nel confermare la pronuncia del giudice di merito, ha sancito il principio di diritto di cui in massima, aggiungendo, ancora, che la prescrizione di cui al ricordato art. 252, non attenendo all'ordine pubblico, deve essere necessariamente eccepita dalla parte, che ne ha facoltà «nella prima istanza o difesa successiva all'atto o alla notizia di esso», ex art. 157 del codice di rito — disposizione, quest'ultima, all'evidenza riferita allo stesso grado del processo nel quale la nullità si sia verificata —, con conseguente sanatoria del vizio sia nei confronti del convenuto costituito, ma intempestivo nella proposizione dell'eccezione, sia, a più forte ragione, del convenuto contumace).

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