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Articolo 127 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Direzione dell'udienza

Dispositivo dell'art. 127 Codice di procedura civile

L'udienza è diretta dal giudice singolo o dal presidente del collegio [disp. att. 54, 113] (1) (2) (3).

Il giudice che la dirige può fare o prescrivere quanto occorre affinché la trattazione delle cause avvenga in modo ordinato e proficuo [disp. att. 84] regola la discussione, determina i punti sui quali essa deve svolgersi e la dichiara chiusa quando la ritiene sufficiente.

Note

(1) Ciascun Tribunale fissa, mediante decreto approvato dal Presidente del tribunale d'intesa col Procuratore della Repubblica, la calendarizzazione annuale delle udienze dedicate all'istruzione e alla discussione delle cause.
(2) Generalmente, nel processo ordinario, di competenza del tribunale, vi sono più udienze davanti il giudice istruttore nelle quali avviene la trattazione e l'istruzione della causa. Inoltre, si precisa che seguito alla riforma apportata dalla legge n. 80/2005, l'udienza di prima comparizione e di trattazione sono state accorpate in un'unica udienza di cui all'art. 183 del c.p.c..
Nel processo del lavoro sono vietate le udienze di mero rinvio in quanto il processo dovrebbe concludersi con un'unica udienza, al termine della quale il giudice pronuncia la sentenza dando lettura del dispositivo.
(3) La norma in esame va letta unitamente al disposto di cui all'art. 175 del c.p.c., in quanto il potere di direzione dell'udienza riconosciuto al giudice rientra nel più ampio potere di direzione del processo previsto proprio dalla predetta norma che lo caratterizza per l'ampia discrezionalità.

Ratio Legis

Con tale norma il legislatore ha sancito la regola generale secondo cui gli atti processuali devono essere compiuti davanti l'autorità giudiziaria avanti alla quale si svolge il processo e, precisamente, durante l'udienza che rappresenta il luogo principale di svolgimento dell'attività processuale. Sono sottratti a tale regola tutti gli atti che, per loro natura, devono compiersi in luoghi differenti dall'ufficio giudiziario (notificazioni, pignoramenti, ispezioni, ecc.) e quegli atti che, per disposizione del giudice in caso di necessità o per opportunità devono svolgersi altrove (come ad es. assunzione di prove in loco, audizione di testi presso la loro abitazione, apposizione di sigilli, ecc.).

Massime relative all'art. 127 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 2008/2001

Dalla disposizione di cui all'art. 127 c.p.c. — che riguarda i poteri discrezionali del giudice nella direzione dell'udienza — non deriva l'obbligo del giudice stesso di accogliere una richiesta di rinvio congiuntamente formulata da entrambe le parti.

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