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Articolo 1080 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Presa d'acqua continua

Dispositivo dell'art. 1080 Codice civile

Il diritto alla presa d'acqua (1) continua si può esercitare in ogni istante [1084 ss.].

Note

(1) La servitù di presa d'acqua consiste nel diritto di intercettare l'acqua o derivarla dal fondo servente (in ciò si differenzia dalla servità di acquedotto coattivo, art. 1033 del c.c.) per trasferirne una determinata quantità in quello dominante.
Va tenuta distinta dalla servitù di attingere acque, non essendo richiesta in quest'ultima ipotesi l'esistenza di interventi particolari.

Spiegazione dell'art. 1080 Codice civile

Tempo dell'esercizio della servitù di presa d'acqua continua

Si è già avuto occasione di rilevare, parlando del modo di esercitare le servitù, che nella determinazione del contenuto delle servitù medesime può entrare anche quella del tempo in cui possono essere esercitate. Ciò avviene più di frequente nelle servitù di presa d'acqua. E quando il tempo dell'esercizio è determinato, questo deve essere compiuto secondo la determinazione fattane, pena la sanzione della estinzione della servita per non uso già incontrata nell'art. 1076(ma salva anche la possibilità, come allora si osservò, di acquisto di una servitù nuova per usucapione).

Quando il titolo non contenga alcuna determinazione del tempo e questo non risulti altrimenti determinato da circostanze concludenti, la servitù di presa d'acqua è da ritenersi continua. È questa una continuità che però non ha nulla che vedere con le distinzioni ben note fra servitù continue e discontinue, tanto che pur essendo continua la servitù come « servitù di presa d'acqua », agli effetti dell'art. 1080, è peraltro sicuramente discontinua nel quadro delle servitù in generale, in quanto richiede per il suo esercizio il fatto dell'uomo, che non può di necessità essere continuamente attuale.


Intermittenza dell'esercizio in ordine alla prescrizione

Data ora la continuità della servitù di presa d'acqua ai sensi dell'art. 1080, essa potrà essere esercitata in ogni momento, ma non ne derivano gli effetti dell'art. art. 1076 del c.c. (estinzione per non uso) qualora dovesse in fatto essere esercitata sempre e soltanto in determinate ore del giorno, con esclusione di altre: sarebbe un errore dedurre questa conseguenza. Si è già sufficientemente illustrato che la spiegazione dogmatica dell'estinzione per non uso a termini dell'art. 1076 è riposta nel fatto che, costituendo la determinazione del tempo di esercizio parte integrante del contenuto stesso della servitù, questa si ha per non esercitata, e perciò va incontro all'estinzione, quando venga esercitata in un tempo diverso.

Ora se la servitù di presa d'acqua è continua, nel senso che non è posta alcuna limitazione o comunque determinazione rispetto al tempo in cui può essere esercitata, in qualunque momento si eserciti, l'atto costituisce sempre un effettivo esercizio della servitù esistente che, per il principio d'altronde fermo della indivisibilità del suo contenuto (art. 1076 del c.c.), si conserva necessariamente per interno. Perciò se alcuno avendo una servita di presa d'acqua continua va avanti anche più di venti anni esercitandolo sempre e soltanto in una determinata ora del giorno, non perde perciò il diritto di esercitarla in seguito in altre ore, e in ogni momento, come dice l' art. 1080, poichè, data la fattispecie, è precisamente il caso di applicare non l'art. 1076 ma anzi il 1075.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 1080 Codice civile

Cass. civ. n. 2949/2016

Ai fini della costituzione della servitù di presa d'acqua per destinazione del padre di famiglia occorre che l'originario unico proprietario abbia impresso un'oggettiva situazione di subordinazione o servizio tra i fondi, mediante collocazione nel fondo servente di tubazioni di conduzione dell'acqua che, fuoriuscendo dalla fonte o dallo sbocco ed essendo idonee ad irrigare il fondo dominante nel quale confluiscono, siano visibili e stabilmente destinate a soddisfare le esigenze idriche del fondo dominante.

Cass. civ. n. 14654/2007

In tema di servitù di presa d'acqua, deve ritenersi predicabile, ai sensi dell'art. 1062 c.c., la costituzione per destinazione del padre di famiglia tutte le volte in cui l'originario unico proprietario, imprimendo una oggettiva situazione di subordinazione o di servizio tra i fondi, abbia collocato in quello servente delle tubazioni per la conduzione dell'acqua che, fuoriuscendo dai pozzi ed essendo idonee ad irrigare il fondo dominante nel quale confluiscono, siano non soltanto visibili, ma anche stabilmente destinate a soddisfare le esigenze idriche del secondo.

Cass. civ. n. 1315/2003

La servitù di presa d'acqua può avere ad oggetto materiale l'acqua fornita da un ente pubblico al fondo servente, donde viene prelevata a favore del fondo dominante, atteso che l'acqua fornita da tale ente al titolare del fondo servente, nel momento in cui è immessa nella condotta di tale fondo, non è più da considerarsi pubblica, ma privata, e che nel nostro ordinamento non è richiesto il requisito, posto dal diritto romano, che l'acqua - oggetto della presa - sia «viva», ossia legata in perpetuo ad una «porzione del fondo». Infatti, la derivazione d'acqua può essere eseguita anche da un serbatoio, da un canale o da una condotta.

Cass. civ. n. 7475/1995

La servitù di presa d'acqua, alla quale si riferisce l'art. 1080 c.c., ha per contenuto le facoltà di prelevare o derivare, mediante manufatti, l'acqua esistente nel fondo servente per condurla, in una determinata quantità, nel fondo dominante.

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