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Articolo 917 Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 30/09/2020]

Spese per la riparazione, costruzione o rimozione

Dispositivo dell'art. 917 Codice Civile

Tutti i proprietari, ai quali torna utile che le sponde e gli argini siano conservati o costruiti e gli ingombri rimossi, devono contribuire nella spesa in proporzione del vantaggio che ciascuno ne ritrae.

Tuttavia, se la distruzione degli argini, la variazione delle acque o l'ingombro nei loro corsi deriva da colpa di alcuno dei proprietari, le spese di conservazione, di costruzione o di riparazione gravano esclusivamente su di lui, salvo in ogni caso il risarcimento dei danni(1).

Note

(1) Se la distruzione degli argini o l'ingombro delle acque è causata dalla colpa o dal dolo del titolare, questi dovrà risarcire il danno ai sensi dell'art. 2043 del c.c..

Ratio Legis

Il codice afferma che i proprietari si facciano carico della spesa in proporzione dell'utilità che deriva da queste opere. Qualora fosse complicato valutare le vicendevoli utilità apportate dalle stesse, i costi si divideranno in porzioni uguali.

Spiegazione dell'art. 917 Codice Civile

Le disposizioni contenute negli articoli 915, 916, 917 corrispondono ad analoghe disposizioni collocate dal vecchio codice tra le servitù derivanti dalla situazione dei luoghi

Gli articoli art. 915 del c.c., 916 e 917 corrispondono, salvo qualche variante più formale che sostanziale, ad analoghe disposizioni collocate dal vecchio codice fra le servitù derivanti dalla situazione dei luoghi. Essi disciplinano la difesa dalle acque degli infimi corsi la cui regolamentazione sfugge alla legge sulle opere idrauliche (T. U. 25 luglio 1904, n. 523).


Il compito demandato ai proprietari interessati dal primo comma dell'art. 917 corrisponde a quello di un consorzio di contribuenza obbligatorio

Praticamente il compito demandato ai proprietari interessati dal primo comma dell'art. 917 (correlativo a quanto dispone l'art. 868) corrisponde a quello di un consorzio di contribuenza obbligatorio. È anche da tener presente che, mentre il T. U. sulle opere idrauliche del 25 luglio 1904 (art. 12) stabiliva che la tutela degli infimi corsi d'acqua era ad esclusivo carico dei proprietari e possessori frontisti, salvo ad essi il diritto di far concorrere gli altri interessati secondo le leggi civili, nella legge 13 luglio 1911, n. 774, che ha modificato detto T.U., è stato soppresso l'inciso « secondo le leggi civili » ed è stato invece prescritto che i proprietari e i possessori frontisti possono chiedere d'essere costituiti in consorzio amministrativo chiamando a concorrere i proprietari che dall'opera risentano beneficio. Essendo ancora vigente questa disposizione, resta stabilito anche col nuovo codice che pure per la difesa dalle acque degli infimi corsi possono costituirsi consorzi amministrativi a termini delle norme speciali (v. anche it n. 3 del commento generale alle disposizioni contenute nella sezione IX).

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 917 Codice Civile

Cass. civ. n. 27501/2013

Agli effetti dell'art. 917 c.c., che non distingue tra argini naturali o costruiti dall'uomo, una volta realizzato l'argine, tutti i proprietari cui esso torna utile sono tenuti a contribuire alle spese per la sua conservazione, salvo che la necessità della riparazione o la distruzione sia addebitabile ad uno dei medesimi proprietari, il quale in tal caso è tenuto a sopportare integralmente il costo del ripristino.

Cass. civ. n. 14664/2008

In base al disposto dell'art. 917, secondo comma, c.c., qualora la distruzione degli argini o l'impedimento al flusso delle acque sia dovuto all'opera di uno dei proprietari, le spese di riattamento dovranno essere sopportate soltanto da lui ed egli sarà tenuto anche al risarcimento dei danni secondo gli ordinari principi della responsabilità per fatto illecito, che non possono prescindere dall'elemento soggettivo del dolo o della colpa, che deve sempre caratterizzare la condotta, commissiva o omissiva, del soggetto chiamato a risponderne.

Cass. civ. n. 11371/2002

La norma di cui all'art. 917 c.c. che sancisce il principio di ripartizione oggettiva delle spese per la manutenzione e la rimozione degli ingombri tra i proprietari dei fondi interessati dallo scolo delle acque non è applicabile nel caso di richiesta di risarcimento dei danni provocati dalla mancata manutenzione, vigendo in tale ipotesi a favore del soggetto danneggiato il principio della solidarietà sancito dall'art. 2055 c.c.

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