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Articolo 2709 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Efficacia probatoria contro l'imprenditore

Dispositivo dell'art. 2709 Codice civile

I libri e le altre scritture contabili delle imprese soggette a registrazione fanno prova contro l'imprenditore [634 c.p.c.] (1). Tuttavia chi vuol trarne vantaggio non può scinderne il contenuto [c. nav. 178] (2).

Note

(1) Il dettato della norma attribuisce efficacia probatoria a tutti i libri e alle altre scritture contabili che l'imprenditore tiene, anche qualora non siano correttamente annotati, con l'unica caratteristica necessaria della registrazione di fatti amministrativi dell'azienda in questione.
(2) Le scritture contabili dell'impresa devono essere valutate nella loro totalità: sia la parte che il giudice che vogliano ottenere prova contro l'imprenditore non possono quindi considerare soltanto gli atti a lui sfavorevoli, accettando di conseguenza anche un'eventuale capovolgimento di fronte in favore dell'imprenditore, successivamente alla valutazione.

Ratio Legis

La disposizione si riferisce a tutti i libri tenuti dall'imprenditore, al fine di attribuire a questi efficacia probatoria, anche nel caso non siano mantenuti regolarmente.

Brocardi

Nuda ratio non facit aliquem debitorem

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

1109 Gli art. 2709 del c.c. e art. 2710 del c.c., concernenti l'efficacia probatoria dei libri e delle altre scritture contabili delle imprese soggette a registrazione, riproducono nel contenuto gli articoli 1328 del codice del 1865 e 48, primo comma, del codice di commercio. Mi è sembrato superfluo aggiungere, come invero aggiungeva il codice di commercio (ari 48, secondo comma), che le annotazioni scritte sui libri di un imprenditore dalle persone incaricate della contabilità hanno effetto conte se fossero scritte dall'imprenditore medesimo. Neanche in tema di comunicazione ed esibizione del libri delle imprese soggette a registrazione l'art. 2711 del c.c. apporta innovazioni meritevoli di particolare rilievo al codice di commercio (articoli 27 e 28). Non ho però fatto menzione della comunicazione dei libri nelle controversie fallimentari, dovendosi, su questo punto, far capo al sistema della legge sul fallimento.

Massime relative all'art. 2709 Codice civile

Cass. civ. n. 6547/2013

Il bilancio di una società di capitali regolarmente approvato, al pari dei libri e delle scritture contabili dell'impresa soggetta a registrazione, fa prova, ai sensi dell'art. 2709 c.c., in ordine ai debiti della società medesima, il cui apprezzamento è affidato alla libera valutazione del giudice del merito, alla stregua di ogni altro elemento acquisito agli atti di causa.

Cass. civ. n. 321/2013

Nel caso in cui il curatore fallimentare agisca quale avente causa dell'imprenditore fallito esercitando un diritto rinvenuto nel suo patrimonio, non vi è ostacolo all'applicazione dell'art. 2709 c.c., - secondo cui i libri e le scritture contabili delle imprese soggette a registrazione fanno prova contro l'imprenditore - essendo egli subentrato nella medesima posizione processuale e sostanziale di quest'ultimo. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata nella parte in cui aveva ritenuto inapplicabile la predetta norma nei confronti del curatore fallimentare che aveva agito in danno dei soci della società fallita per ottenerne la condanna ad eseguire i versamenti ancora dovuti).

Cass. civ. n. 3305/2009

Il principio (introdotto dall'art. 5 del d.P.R. 9 dicembre 1996, n. 695, che ha abrogato il sesto comma dell'art. 75 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917) in virtù del quale è consentito all'imprenditore, in sede di accertamento dell'imposta sul reddito, dedurre dal reddito imponibile anche i costi d'impresa non risultanti dalle scritture contabili non costituisce una deroga alle regole generali in tema di riparto dell'onere della prova, restando, quindi, a carico dell'imprenditore (ovvero, dopo il suo fallimento, del curatore fallimentare) dimostrare di avere effettivamente sostenuto i costi dei quali chiede la deduzione, prova, questa, che, ai sensi dell'art. 2709 cod. civ., non può essere fornita attraverso la mera annotazione del costo nel libro giornale.

Cass. civ. n. 14771/2003

Non costituisce idonea prova dell'inesistenza del rapporto fondamentale sottostante ad una promessa di pagamento o ricognizione di debito, rilasciata da una società di capitali ad un socio di essa, la mancata iscrizione del debito tra le passività del bilancio sociale, perché le scritture contabili, a norma dell'art. 2709 c.c., costituiscono prova dei fatti sfavorevoli all'imprenditore, non a lui favorevoli.

Cass. civ. n. 14658/2003

Le risultanze dei libri contabili obbligatori dell'azienda, in quanto atti precostituiti dall'imprenditore, costituiscono prova contro il datore di lavoro che li ha formati, solo in quanto siano prova di fatti (quali l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato) dai quali non discenda esclusione o limitazione dell'obbligazione che grava su di lui. Pertanto qualora da un libro aziendale risulti il regolare ed integrale svolgimento della prestazione, fatto che è, senza limitazioni di contenuto, a fondamento di obbligazioni a carico del datore, tale circostanza ben può essere assunta come elemento probatorio per escludere la fondatezza della domanda del lavoratore che si fondi invece su una pretesa sospensione del rapporto, contraddetta dalla risultanza dei suddetti libri contabili contraria al datore di lavoro.

Cass. civ. n. 12769/2003

I prospetti paga hanno piena efficacia di prova legale nei soli casi in cui, quale riconoscimento puro e semplice della verità di fatti sfavorevoli alla parte dichiarante, e cioè l'imprenditore, assumono carattere di univocità ed incontrovertibilità, vincolante per il giudice, dovendo quest'ultimo, invece, in mancanza di siffatte connotazioni, apprezzarli liberamente.

Cass. civ. n. 376/2001

Relativamente alla sussistenza di un rapporto di lavoro, quale presupposto degli obblighi contributivi, le risultanze dei libri paga e matricola hanno valore probatorio non solo ai sensi dell'art. 2709 c.c., ma anche ai sensi dell'art. 2735 c.c., come vere e proprie confessioni stragiudiziali, in quanto le relative dichiarazioni sono rese dall'imprenditore non soltanto in favore del lavoratore o eventualmente di altri imprenditori, per rapporti inerenti all'esercizio dell'impresa (art. 2710 c.c.), ma anche a favore dell'Inps, che, a norma dell'art. 3 del D.L. n. 463 del 1983 (convertito in legge n. 638 del 1983), ha il potere di accertare gli obblighi contributivi e, quindi, la sussistenza dei rapporti di lavoro, attraverso l'esame dei libri matricola e paga, dei documenti equipollenti e di ogni altra scrittura contabile.

Cass. civ. n. 2473/1999

Per il disposto dell'art. 2709 c.c. i libri e le scritture contabili delle imprese soggette a registrazione costituiscono prova contro l'imprenditore ma la parte che voglia trarne vantaggio non può scinderne il contenuto a proprio esclusivo favore, dovendo le scritture stesse, una volta invocate ed esibite, essere valutate nella loro interezza, quale che sia la parte a cui favore o a cui carico dispongano.

Cass. civ. n. 5361/1998

Le risultanze del libro paga e del libro matricola, che il datore di lavoro è obbligato a tenere in base all'art. 134 del R.D. n. 1422 dei 1924 e all'art. 20 del D.P.R. n. 1124 del 1965, sono invocabili, a norma degli ant. 2709 e 2710 c.c., relativamente alle materie per cui la loro tenuta è prescritta e disciplinata, contro il datore di lavoro da cui provengono inquadrandosi le relative registrazioni nella categoria delle confessioni stragiudiziali, non retrattabili se non nel caso di comprovato errore o violenza , ma non hanno valore probatorio contro un istituto previdenziale, nei cui confronti non può trovare applicazione la norma dell'art. 2710 sulla possibile efficacia probatoria tra imprenditori dei libri contabili regolarmente tenuti. (Nella specie l'Inps aveva escluso, ai fini previdenziali, la effettiva sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra un'impresa artigiana e il marito della titolare; la S.C., ha enunciato il riportato principio nel confermare la sentenza di merito favorevole all'istituto previdenziale).

Cass. civ. n. 936/1996

L'art. 2709 c.c., nello statuire che i libri e le altre scritture contabili delle imprese soggette a registrazione fanno prova contro l'imprenditore, pone in essere una presunzione (semplice), in sfavore di quest'ultimo, della veridicità di quanto ivi affermato. Tale presunzione ha una valenza processuale — alterando il principio generale sull'onere della prova stabilito dall'art. 2697 c.c. — e non sostanziale, con la conseguenza che il credito documentato dalle scritture contabili che sia opposto in compensazione non pub essere ritenuto liquido ove si renda necessario accertare l'esistenza dello stesso per le contestazioni mosse dall'altra parte, a meno che queste non appaiano prima facie pretestuose.

Cass. civ. n. 11404/1995

Il documento contenente il «conto economico» di un'impresa commerciale rientra tra le scritture contabili disciplinate dagli artt. 2709 e segg. c.c. e fa prova contro l'imprenditore ancorché privo della sua sottoscrizione o di quella di un suo delegato.

Cass. civ. n. 1718/1995

I libri e le scritture contabili delle imprese soggette a registrazione fanno prova contro l'imprenditore, ai sensi dell'art. 2709 c.c., e non invece a favore di esso (salvo che ai fini dell'emissione dell'ingiunzione di pagamento, nei limiti previsti dall'art. 634 c.p.c.).

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