Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 641 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Amministrazione in caso di condizione sospensiva o di mancata prestazione di garanzia

Dispositivo dell'art. 641 Codice civile

Qualora l'erede sia istituito sotto condizione sospensiva (1) [633, 1353 c.c.], finché questa condizione non si verifica o non è certo che non si può più verificare , è dato all'eredità un amministratore (2) [642, 693 c.c.].

Vale la stessa norma anche nel caso in cui l'erede o il legatario non adempie l'obbligo di prestare la garanzia prevista dai due articoli precedenti (3) [643 c.c.]

Note

(1) In caso di condizione risolutiva la norma non si applica. L'erede condizionato, infatti, fino a quando non accetta l'eredità gode dei poteri attribuiti al chiamato dall'art. 460 del c.c.. Non vi è, pertanto, la necessità di nominare un amministratore.
(2) In caso di istituzione di erede sotto condizione sospensiva, la delazione dell'eredità avviene dopo la verificazione dell'evento. Tra l'apertura della successione e tale delazione può essere necessario nominare un amministratore che provveda a compiere gli atti conservativi e di vigilanza.
(3) Si tratta:
- dell'erede o del legatario sotto condizione risolutiva (v. art. 639 del c.c.);
- dell'onerato nel legato sotto condizione sospensiva o a termine iniziale (v. art. 640 del c.c.).

Ratio Legis

L'erede sotto condizione sospensiva, nel periodo che intercorre tra l'apertura della successione e la delazione in suo favore, può avere interesse alla nomina di un amministratore dell'eredità per conservare la consistenza del patrimonio ereditario.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli € 29,90

N.B.: una volta effettuato il pagamento sarà possibile inviare documenti o altro materiale relativo al quesito posto; indicazioni sulle modalità dell'invio verranno fornite via email.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Consulenze legali
relative all'articolo 641 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Angelo D. M. chiede
mercoledì 07/10/2015 - Lazio
“Spett. Redazione giuridica
Vi invio un quesito che è stato già dibattuto da avvocati che mi hanno assistito nel merito del processo de quo, ma sul quale non ho personalmente raggiunto una convinzione incontrovertibile.
Il tema è il seguente: "Restituzione, a seguito di riforma, di somme versate in esecuzione coattiva"

Fatto
Un’opposizione, presentata dal sottoscritto, a decreto ingiuntivo emesso a favore di un dottore commercialista, veniva rigettata dal Tribunale di ..., che provvedeva “confermando il decreto ingiuntivo opposto [circa Euro 10.000,00, per una parcella] e condannando l’opponente al pagamento delle spese processuali, liquidate in Euro 4.800,00, di cui Euro 1.500,00 per diritti ed Euro 3.500 per onorari, oltre spese generali, IVA e CPA come per legge”.
In assenza del pagamento spontaneo della somma ordinata in 1° grado, controparte richiedeva il pignoramento del quinto dello stipendio dell’attore, sino a integrazione dell’intero debito.
Nella causa in appello il collegio così concludeva:
“Il ... va condannato a pagare l’importo di Euro 2628,36 [ridotto rispetto ai circa Euro 10.000 inizialmente richiesti dal commercialista con il D.I.], oltre interessi legali dalla domanda al saldo. In considerazione del parziale accoglimento della domanda del commercialista le spese vanno compensate per il 50%. La restante parte segue la prevalente soccombenza del ... e si liquidano come da dispositivo:
PQM
In parziale riforma dell’impugnata sentenza:
- revoca il decreto ingiuntivo opposto;
- determina in Euro 2628,36 il compenso dovuto;
- condanna DI MARZO Angelo a pagare al commercialista Euro 2.628,36, oltre interessi legali dalla domanda al saldo ed alla rifusione in suo favore del 50% delle spese di lite, quota che liquida per il primo grado in Euro 1400,00 e per questo grado in Euro 1.400,00 per compensi”

Posta di fronte alla necessità di restituire il dovuto, controparte, prima di un dibattito, ha cercato di “forzare la mano” mediante la consegna di un assegno di Euro 8.725,25, che il sottoscritto ha fatto restituire immediatamente dal suo legale; al tempo stesso egli ha preparato un prospetto indicante una somma – da restituire – pari ad Euro 17.510,95.
A seguito del rifacimento dei calcoli, controparte ha fatto pervenire una nuova offerta di Euro 12.725,00, che questa parte non ritiene soddisfacente, e non negoziabile.
Prescindendo infatti, in questa sede, dai sottocalcoli spiccioli, che si ritengono esatti, lo snodo centrale consiste nello stabilire se – atteso che in appello il decreto ingiuntivo è stato revocato e contestualmente è stato ordinato il pagamento di una somma pari a circa un terzo della primitiva domanda del commercialista – le spese imputate a questa parte per il recupero forzoso di tutto il dovuto (D.I. + spese processuali di 1° grado + spese di recupero coattivo) devono essere restituite per intero ovvero solo per una parte, eventualmente proporzionata alla somma che, sia pure con nuova pronuncia (in appello) è stata imputata al sottoscritto (Euro 2628.36 = circa 1/3 dell’iniziale domanda).
La mia personale opinione è che la pronuncia/condanna della Corte d’appello rappresenta un evento giudiziale nuovo rispetto al Decreto ingiuntivo, e comporta peraltro nuove spese legali, imputate ad entrambe le parti, e che pertanto tutto ciò che è connesso al D.I. (la somma ingiunta, le spese legali di 1° grado e le spese di esecuzione coattiva) va interamente restituito al sottoscritto. Il parere contrario di un avvocato è probabilmente legato ad un’interpretazione troppo estensiva dell’art. 653 cpc.
Inoltre è probabile che l’espressione “In parziale riforma dell’impugnata sentenza” adoperata nel dispositivo d’appello abbia confuso la discussione, e andrebbe chiarita fino in fondo, nel senso che, secondo me, lascia impregiudicata l’indipendenza delle due sentenze (1° e 2° grado), e non equivale a dire che il D.I. prosegue nel grado di appello.
Grazie e cordiali saluti”
Consulenza legale i 12/10/2015
L'art. 653 del c.p.c. prevede che, quando l'opposizione è accolta parzialmente, gli atti di esecuzione già compiuti in base al decreto ingiuntivo conservano i loro effetti nei limiti della somma o della quantità ridotta. Sembra che il dato letterale sia piuttosto chiaro: l'esecuzione già eseguita contro il debitore rimane valida per quella somma riconosciuta come dovuta, quindi le relative spese possono continuare ad essere fatte gravare sul debitore stesso, che non ne può chiedere il rimborso. Si può ipotizzare un loro ridimensionamento, ma non una loro totale ripetibilità dal creditore.

Parimenti, in base alla stessa norma, non potrà essere chiesta la restituzione di quella parte dell'importo pignorato e successivamente dichiarato come dovuto nel giudizio di opposizione (anche se inferiore all'importo del decreto ingiuntivo).

Per quanto riguarda le spese del primo grado di giudizio, nel caso in esame è la sentenza d'appello a stabilirne l'ammontare e in capo a chi esse sono poste a carico, quindi nulla quaestio.

Discorso diverso vale, invece, per le spese connesse al decreto ingiuntivo.
In caso di accoglimento parziale dell'opposizione, il citato art. 653 ci dice che il titolo esecutivo è costituito solo dalla sentenza, ma non disciplina la sorte del decreto ingiuntivo, in particolare delle spese già liquidate.

Nell'accogliere parzialmente l'opposizione, il giudice, secondo alcune pronunce, non sarebbe tenuto a pronunciare esplicitamente la revoca del d.i. (v. Cass. 3646/1989); secondo altre, più recenti, invece, il giudicante dovrebbe revocare integralmente il d.i. (si veda Cass. civ. sez. III, 23.9.2004, n. 19126, in particolare, "la disposizione contenuta nell'art. 653, secondo comma, cod. proc. civ., 'se l'opposizione è accolta solo in parte, il titolo esecutivo è costituito esclusivamente dalla sentenza' - comporta che l'accoglimento, anche parziale, dell'opposizione, impone la revoca del decreto, con conseguente caducazione anche delle spese con tale provvedimento liquidate. Ciò tuttavia non toglie che se l'accoglimento dell'opposizione è determinato dall'adempimento totale sopravvenuto all'emanazione del decreto e non conflittuale - caso ricorrente quest'ultimo se l'opponente ha adempiuto, ma persiste nella propria linea difensiva - ma permanga contrasto sull'onere delle spese, poichè al momento dell'emanazione (art. 634 cod. proc.civ.) il decreto era giusto e valido, il giudice deve provvedere sulle stesse, anche della fase monitoria, secondo il principio della soccombenza virtuale").

La giurisprudenza di legittimità ha in più occasioni sostenuto che "l'accoglimento parziale dell'opposizione avverso il decreto ingiuntivo, sebbene implichi la revoca dello stesso, non comporta necessariamente il venir meno della condanna dell'ingiunto, poi opponente, al pagamento delle spese della fase monitoria e di quelle attinenti all'esecuzione provvisoria del decreto, le une e le altre potendo essere legittimamente poste a carico del debitore, con riferimento ai limiti della somma definitivamente attribuita al creditore" (Cass. civ., sez. III, 13.07.2007, n. 15725).
La stessa pronuncia poco sopra citata (Cass. 19126/2004) ribadisce il concetto più volte stabilito dalla Suprema Corte, secondo il quale "la fase sommaria è soltanto un antecedente necessario di quella a cognizione piena, introdotta con l'opposizione a decreto ingiuntivo, e che pertanto, stante l'unicità del processo, l'onere delle spese è regolato secondo i principi comuni, in base all'esito finale del giudizio di opposizione e alla complessiva valutazione dello svolgimento di esso (Cass. 14.10.63 n. 2736; Cass. 27.6.64 n. 1711; Cass. 24.4.69 n. 1338; Cass. 2.12.72 n. 3488), ed è dunque esclusa la possibilità di un'autonoma pronuncia sulla legittimità dell'ingiunzione di pagamento agli effetti dell'incidenza delle spese della sola fase monitoria (Cass. 3.5.67 n. 849, 28.9.94 n. 7892)".

Quindi, è la sentenza che conclude il giudizio di opposizione (nel nostro caso, la sentenza di appello) a dover statuire sulle spese della fase monitoria, potendole anche ridefinire o compensare.

Con ciò è smentito quanto affermato nel quesito, laddove si dice "l’espressione 'In parziale riforma dell’impugnata sentenza' adoperata nel dispositivo d’appello [...] non equivale a dire che il D.I. prosegue nel grado di appello", poiché l'orientamento giurisprudenziale assolutamente maggioritario considera un unico processo quello avviato con il decreto ingiuntivo e proseguito in sede di ordinaria cognizione.

Nel caso di specie, il giudice dell'opposizione, in grado di appello, ha disposto solo in relazione alle spese del giudizio ordinario, liquidando il primo e il secondo grado: ha, invece, omesso di decidere sul punto delle spese legale alla richiesta ed emanazione del decreto ingiuntivo. Si tratta di un evento "patologico" del processo (chiamiamolo impropriamente, un "errore"), poiché il giudice sarebbe tenuto a decidere sulle spese di entrambe le fasi, quella senza contraddittorio e quella con il contraddittorio, in tutti i suoi gradi (v. ex multis Cass. civ., sez. I, 1.2.2007, n. 2217: "il giudice che con la sentenza chiude il giudizio davanti a sé deve pronunciare sul diritto al rimborso delle spese sopportate lungo tutto l'arco del procedimento e tenendo il considerazione l'esito finale della lite").

Poiché l'omessa liquidazione delle spese processuali (nel nostro caso, di parte di esse, quelle relative alla fase monitoria) non integra una omissione emendabile con la procedura di correzione degli errori materiali, "perché la sentenza non è affetta da mera mancanza di documentazione della volontà del giudice, comunque implicitamente desumibile, ma è affetta dalla mancanza di un giudizio sull'attività difensiva svolta dalla parte vittoriosa, con la conseguenza che la relativa omissione, può essere emendata soltanto a seguito di gravame" (Cass. civ., sez. I, 10.7.1999, n. 7274), per poter ottenere una pronuncia sulle spese della fase monitoria si dovrà impugnare la sentenza d'appello per quanto riguarda il capo relativo alla condanna alle spese.

In caso l'impugnazione non fosse più ammissibile, sarà lasciato all'accordo delle parti valutare se le spese relative al decreto ingiuntivo - già riscosse dal creditore - debbano o meno essere restituite all'ingiunto.