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Articolo 2257 Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Amministrazione disgiuntiva

Dispositivo dell'art. 2257 Codice Civile

La gestione dell'impresa si svolge nel rispetto della disposizione di cui all'articolo 2086, secondo comma, e spetta esclusivamente agli amministratori, i quali compiono le operazioni necessarie per l'attuazione dell'oggetto sociale. Salvo diversa pattuizione, l'amministrazione della società spetta a ciascuno dei soci disgiuntamente dagli altri(1).

Se l'amministrazione spetta disgiuntamente a più soci, ciascun socio amministratore ha diritto di opporsi(2) all'operazione [2317] che un altro voglia compiere, prima che sia compiuta.

La maggioranza dei soci, determinata secondo la parte attribuita a ciascun socio negli utili(3), decide sull'opposizione [2261, 2266].

Note

(1) Comma così sostituito dal D.Lgs. n.14 del 12 gennaio 2019.
(2) Principio generale vigente per l'amministrazione delle società semplici è quello dell'amministrazione disgiunta che può essere derogato solo mediante pattuizione dei soci.

(3) I soci decidono a maggioranza, calcolata con riferimento alla partecipazione di ciascuno agli utili. Con riguardo all’opposizione non rileva tanto il profilo personale garantito con il voto espresso per teste, ma è prevalente la tutela dell’interesse economico dei singoli soci.

Ratio Legis

Il legislatore ha scelto come modello legale per le società di persone, quello in cui l’amministrazione della società viene esercitata disgiuntamente: ogni amministratore può operare le scelte gestorie che ritiene più opportune, in totale libertà e indipendenza dagli altri. Tale modello assicura la massima efficienza nell’esercizio dell’iniziativa societaria grazie alla snellezza del procedimento decisionale (unito alla presunzione ex art. 2266 che gli amministratori siano dotati anche del potere di rappresentanza della società).
Gli amministratori sono chiamati a rispondere in solido, ciò nonostante ogni socio dispone di un potere di opposizione che può esercitarsi, in caso di disaccordo sull’operazione, fino al momento in cui questa abbia avuto attuazione. Tale modello è comunque derogabile in ogni momento dai soci secondo le regole sulla modica dell’atto costitutivo della società.


Spiegazione dell'art. 2257 Codice Civile

Tramite il principio dell'amministrazione disgiuntiva, ciascun socio è legittimato a mettere in atto le operazioni da lui ritenute più utili per l'interesse della società, senza il preventivo consenso degli altri soci. Tuttavia, come stabilito dal secondo comma, il contratto sociale può stabilire che l'amministrazione sia affidata solamente ad alcuni soci. In ogni caso il singolo socio non è privo di poteri nei confronti delle operazioni effettuate dagli altri disgiuntamente, potendo egli opporsi, prima però che l'operazione sia portata a termine (c.d. ius prohibendi). Tale potere di veto presuppone ovviamente un dovere di informativa del socio operante nei confronti degli altri.
Su tale opposizione decide la maggioranza dei soci, determinata secondo la parte attribuita a ciascuno di essi sugli utili.
Un'alternativa a tale madalità di soluzione dei contrasti è fornita dalle clausole di dead-lock, mediante le quali si attribuisce il potere di decidere a soggetti estranei alla compagine sociale.

Massime relative all'art. 2257 Codice Civile

Cass. civ. n. 2962/2017

Nelle società di persone, se l’amministrazione spetta disgiuntamente a più soci, i soci amministratori non addetti ad una specifica attività o settore hanno il diritto di avere dall’amministratore che vi è preposto notizia sullo svolgimento dei relativi affari, di consultarne i documenti di gestione e, all’esito, di ottenere il rendiconto, che non coincide con la mera informazione conseguente al bilancio, e cioè al documento generale sull'attività economica della società, che è unico, ma si determina in ragione dell'altrui amministrazione.

Cass. civ. n. 8538/2004

In tema di società irregolare, in base al chiaro tenore letterale dell'art. 2257 c.c. relativo alle società semplici ed applicabile ex art. 2297 del codice medesimo , il potere di amministrazione disgiuntiva è derogabile solo mediante diversa pattuizione in concreto intervenuta, con la conseguenza che l'amministrazione deve ritenersi congiuntiva solo ove tale fatto positivo sia stato dimostrato e non anche se sia mancata la prova del fatto negativo, cioè dell'inesistenza di pattuizioni derogatrici.

Cass. civ. n. 2301/1994

L'amministratore di una società di persone, che in forza della legge o del patto sociale compia disgiuntamente dagli altri amministratori negozi giuridici, acquistando beni che intesta a sé medesimo, è tenuto a rimettere alla società i beni mobili o immobili che siano stati oggetto, nell'esercizio delle sue funzioni, della compravendita. Ne consegue che nel caso in cui il suddetto amministratore non rimetta alla società i detti beni, questi non possono considerarsi parte del patrimonio sociale fin quando a seguito dell'esercizio dell'azione ex art. 1706 c.c. non sia ottenuto un titolo giudiziale che dichiari e o costituisca il diritto di proprietà della società su di essi.

Cass. civ. n. 4018/1992

La norma dell'art. 2257 c.c. (dettata per la società semplice, ma applicabile anche a quella in nome collettivo attraverso il richiamo di cui all'art. 2293 c.c.), secondo cui, quando l'amministrazione spetti disgiuntamente a più soci, ciascuno può opporsi all'operazione che un altro voglia compiere, prima che essa sia, compiuta, e sull'opposizione decide la maggioranza dei soci, va intesa nel senso che il contrasto può appuntarsi soltanto su singole operazioni e deve trovare soluzione nell'ambito del sodalizio societario; ne consegue che costituisce grave inadempienza, che giustifica l'esclusione dalla società a norma dell'art. 2286 c.c., il comportamento del socio il quale nei rapporti con i terzi (nella specie con l'invio alle banche di una lettera) disconosca in toto l'operato dei soci amministratori, incidendo così negativamente sulle attività della società.

Cass. civ. n. 142/1985

Allorquando in base a una clausola dell'atto costitutivo l'amministrazione di una società semplice sia affidata a un consiglio di soci è configurabile non l'ipotesi dell'amministrazione disgiuntiva di cui all'art. 2257 c.c. ma dell'amministrazione congiunta dei soci designati (art. 2258 c.c.) con la conseguenza che per le relative decisioni è necessaria l'unanimità dei consensi, non trovando applicazione — in assenza di una specifica previsione pattizia — l'amministrazione fondata sul principio maggioritario, come indicato dall'art. 2388 c.c. per la società per azioni.

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Angelo B. chiede
giovedì 08/01/2015 - Lombardia
“snc con 2 soci socio A di maggioranza non amministratore socio B di minoranza amministratore Faccio riferimento art 2257 nella parte finale dove dice che sull'opposizione decide chi ha la quota di maggioranza . In una situazione conflittuale tra socio A e B chi decide”
Consulenza legale i 08/01/2015
Con riferimento al quesito proposto e all'articolo in esso indicato, va prima di tutto precisato che l'art. 2257, secondo comma, regola i rapporti fra più soci amministratori in sede di amministrazione disgiuntiva: si deduce, a contrario, che il singolo socio non amministratore non ha il potere di opposizione nei confronti di un socio amministratore; a maggior ragione, il socio non amministratore non ha il potere di dare allo stesso istruzioni o direttive affinché tenga determinati comportamenti.
L'articolo in esame, inoltre, non tocca il problema dei poteri spettanti alla collettività dei soci non amministratori rispetto al socio amministratore.

Nella vicenda esposta vi sono solo due soci della s.n.c., di cui uno amministratore, mentre l'altro non lo è: di conseguenza, non appare applicabile l'art. 2257, perché solo il socio amministratore ha il diritto di opposizione di cui al secondo comma.
Si dovrà quindi comprendere che tipo di conflitto è sorto tra i due soci e di conseguenza applicare l'adeguata disciplina. Ad esempio, in base all'art. 2261 del c.c., il socio non amministratore ha un diritto di informazione e un diritto al rendiconto nei confronti degli amministratori della società: diritti che, qualora lesi, possono essere fatti valere innanzi all'autorità giudiziaria.
Per poter dare una riposta più compiuta al quesito, sarebbe necessario esaminare in maniera più approfondita i fatti ed essere ragguagliati su tutti i dettagli del caso.

Ad ogni modo, per rispondere alla domanda circa l'interpretazione da dare al terzo comma dell'art. 2257 c.c., si può rilevare come in questa fattispecie è previsto espressamente che la maggioranza si determini per quote (la maggioranza è "determinata secondo la parte attribuita a ciascun socio negli utili"), in deroga al criterio accolto per gli altri casi di applicazione del principio maggioritario (di regola la maggioranza va computata per capi, ossia per teste). Quindi, supponendo che il socio A sia amministratore e trovi applicazione l'art. 2257, egli avrebbe la possibilità di esprimersi sull'opposizione in quanto detentore della quota di maggioranza. Si deve in ogni caso precisare che alla maggioranza dei soci (o, in questo caso, al socio A) compete solo il potere di decidere sull'opposizione, non il potere di decidere sull'operazione e di compiere quindi un atto di amministrazione.

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