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Articolo 1393 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Giustificazione dei poteri del rappresentante

Dispositivo dell'art. 1393 Codice civile

Il terzo che contragga col rappresentante può (1) sempre (2) esigere che questi giustifichi i suoi poteri e, se la rappresentanza risulta da un atto scritto, che gliene dia una copia da lui firmata.

Note

(1) Il terzo ha la facoltà e non il dovere di esigere la giustificazione dei poteri: pertanto, se emerge che questi mancavano non può imputarsi al terzo un comportamento negligente.
(2) La giustificazione dei poteri può essere richiesta sempre, anche dopo la conclusione del contratto.

Ratio Legis

La norma è posta a tutela del terzo che contrae col rappresentante in quanto egli ha diritto di sapere se questi agisce effettivamente in forza di una procura e se ne rispetta i limiti.

Spiegazione dell'art. 1393 Codice civile

I vari modi di giustificazione del potere di rappresentanza

Dalla norma che il rappresentante agisce in nome del rappresentato (contemplatio domini) promana che il primo sia tenuto a giustificare i suoi poteri, sempreché ne sia richiesto dall'altro contraente. Perciò, se la rappresentanza risulta da atto scritto, il rappresentante dovrà esibire a costui il titolo che gli conferisce la rappresentanza, per render nota la esistenza e la estensione dei suoi poteri; è tenuto ad esibirlo in qualsiasi momento ne sia richiesto, tanto se si tratti di documento pubblico (decreto del giudice o del potere amministrativo, deliberazione sociale, atto notarile), come se si tratti di scrittura privata. Il terzo che tratta col rappresentante può altresi esigere una copia del documento dal quale risultano i poteri di costui; ma non potrà pretendere che gli sia consegnato il titolo che è nelle mani del rappresentante, perché questi ha interesse a conservarlo, sia per esibirlo ad altri col quale contratterà, sia (seg. art. 1397) per restituirlo al rappresentato, allorquando cesserà la rappresentanza.

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

258 Ho previsto che il terzo può, in ogni tempo, esigere la giustificazione dei poteri del rappresentante (art. 277) per affermare che tale giustificazione può essere chiesta anche dopo concluso il contratto.

Massime relative all'art. 1393 Codice civile

Cass. civ. n. 9289/2001

In tema di rappresentanza, il terzo contraente ha soltanto la facoltà, e non anche l'obbligo, di controllare, a mente dell'art. 1393 c.c., se colui che si qualifichi rappresentante sia in realtà tale, sicché non basta il semplice comportamento omissivo del terzo stesso per costituirlo in colpa nel caso di abuso della procura (o di mancanza della stessa), occorrendo, per converso, ai fini dell'affermazione che egli abbia agito senza la dovuta diligenza, il concorso di altri elementi, e ciò tanto se l'affidamento del terzo riguardi negozi per i quali è richiesta la forma ad probationem, tanto se afferisca a negozi formali.

Cass. civ. n. 1698/1983

Nel corso dell'esecuzione di un contratto a prestazioni corrispettive e ad esecuzione protratta nel tempo la parte, che abbia stipulato tale contratto con soggetto che si sia dichiarato rappresentante dell'altra, può, allorquando sorgano seri dubbi sulla esistenza e sui limiti dei poteri rappresentativi del procuratore, chiedere al dominus negotii, ancorché non si sia avvalsa della facoltà ex art. 1393 c.c. di richiedere la giustificazione dei poteri, all'atto della stipulazione, l'accertamento della relativa situazione mediante un negozio bilaterale di accertamento o, quanto meno, attraverso un atto ricognitivo unilaterale.

Cass. civ. n. 3613/1982

Ai sensi dell'art. 1393 c.c., il terzo contraente con il rappresentante ha soltanto la facoltà, e non l'obbligo, di esigere che il rappresentante medesimo giustifichi i suoi poteri ed è normale che si astenga dall'esercizio di tale facoltà quando dell'esistenza di quei poteri non abbia motivo di dubitare, come nell'ipotesi di conclusione di un contratto di coassicurazione, nel qual caso non occorre (almeno di norma) un particolare comportamento attivo dell'assicuratore che emette la polizza, diretto a rafforzare nella controparte la convinzione che egli agisca in base ad un regolare potere di rappresentanza del coassicuratore.

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