Cassazione civile Sez. II sentenza n. 6301 del 30 marzo 2004

(1 massima)

(massima n. 1)

Il terzo contraente ha soltanto la facoltÓ e non pure l'obbligo di controllare, ai sensi dell'art. 1393 c.c., i poteri di colui che si qualifichi rappresentante, sicchÚ - in assenza di altri elementi che dimostrino che egli abbia agito senza la dovuta diligenza - non Ŕ sufficiente ad integrarne la colpa prevista dall'art. 1398 c.c. il comportamento meramente omissivo, e ci˛ tanto se l'affidamento del terzo riguardi negozi per i quali Ŕ prevista la forma scritta ad probationem, tanto se afferisca a negozi formali. (I giudici di appello, nel confermare la sentenza di primo grado che aveva accolto la domanda proposta dall'attore per ottenere, ai sensi dell'art. 2932 c.c., il trasferimento della proprietÓ di un immobile, promessogli in vendita da una societÓ rappresentata da soggetto privo della dichiarata qualitÓ di amministratore, avevano ritenuto l'affidamento senza colpa dell'attore - rimasto per diversi anni nella detenzione dell'immobile in cui era stato immesso - sull'esistenza dei poteri rappresentativi di colui che aveva agito per la promittente, in considerazione anche della condotta colposa della societÓ, che aveva indotto il promissario - che fra l'altro aveva rilasciato, in presenza di diversi soci della societÓ, un assegno di L. 10.000.000, a titolo di acconto del prezzo - a presumere fondatamente che rivestisse effettivamente la carica di amministratore della societÓ la persona con cui aveva trattato. La Corte ha ritento corretta la decisione impugnata, in applicazione del principio surrichiamato).

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