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Articolo 2700 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Efficacia dell'atto pubblico

Dispositivo dell'art. 2700 Codice civile

L'atto pubblico fa piena prova (1), fino a querela di falso [221 c.p.c.] (2) (3) (4), della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti.

Note

(1) La "piena prova" non riguarda anche il contenuto sostanziale delle dichiarazioni fornite dalle parti. Il pubblico ufficiale rogante non può garantire che le parti in questione abbiano affermato il vero: la falsità del documento può interessare sia il profilo estrinseco (provocando una falsità cosiddetta materiale), sia il suo contenuto (producendo una falsità ideologica). Nel primo caso, ciò che rileva è la sincerità dell'atto che viene messa in pericolo dall'ipotesi della contraffazione, se il documento viene falsato nell'indicazione dell'autore apparente, della data o del luogo effettivi, oppure dal caso dell'alterazione, se l'atto risulta modificato successivamente alla sua formazione. Si definisce invece, dal punto di vista ideologico, quella falsità che riveste la veridicità stessa del contenuto all'interno del documento., non dovendo invece teoricamente interessare la sfera di "piena prova" dei profili di autenticità e provenienza del documento medesimo.
(2) Le falsità ideologiche non dovrebbero teoricamente interessare la sfera di "piena prova" dei profili di autenticità e provenienza del documento medesimo. In realtà, però, si è osservato l'esempio del notaio che, attestando falsamente una dichiarazione compiuta dinnanzi a lui, compie un falso ideologico in atto pubblico. Dottrina e giurisprudenza risultano invece discordanti relativamente all'ammissibilità della querela di falso nell'ipotesi cosiddetta di "abuso di foglio firmato in bianco": le Sezioni Unite della Corte di Cassazione si sono pronunciate in senso favorevole nel caso in cui il riempimento sia avvenuto absque pactis (senza autorizzazione del sottoscrivente); non invece nell'ipotesi contra pacta (in modo difforme dagli accordi).
(3) Il falso civile assume rilievo allo scopo di appurare se al documento prodotto possa attribuirsi la piena efficacia vincolante per la valutazione del giudice, così come sancito dal presente articolo e dall'art. 2702 per la scrittura privata; mentre nell'ambito penalistico riveste importanza il comportamento penalmente rilevante della falsificazione, concetto decisamente più allargato della disciplina civilistica.
(4) L'atto pubblico è sicuramente la prova documentale maggiormente rilevante, di conseguenza sono prescritte sanzioni pecuniarie ad hoc per chiunque ponga in essere querela di falso senza fondamento (v. 226 c.p.c.).

Ratio Legis

L'atto pubblico costituisce una prova legale, vincolando la valutazione del giudice e non lasciandogli alcuna discrezionalità nella decisione riguardante i fatti provati. Il documento fa "piena prova" della provenienza dal pubblico ufficiale che lo ha formato e del fatto che le dichiarazioni delle parti siano avvenute in sua presenza, tuttavia tale efficacia probatoria non si estende al vero e proprio contenuto delle dichiarazioni delle parti che possono perciò essere impugnate con la querela di falso.

Brocardi

Pro veritate instrumenti semper praesumitur

Spiegazione dell'art. 2700 Codice civile

L'atto pubblico come prova legale

Il carattere distintivo e lo scopo dell'atto pubblico è quello di fornire una prova del suo contenuto (presa questa parola nel senso che or ora vedremo) la quale non possa essere rimossa se non con mezzi di particolare gravità (c. d. querela di falso). E questa una limitazione del potere del giudice di apprezzare liberamente il contenuto degli atti ed in generale le prove, secondo il proprio convincimento (art. 116 cod. proc. civ.). Siamo cioè di fronte ad una prova legale, la quale tende, come si esprime Carnelutti ad utilizzare le esperienze accumulate per la eliminazione di errori o di atti superflui, i quali sarebbero possibili ove la ricerca fosse libera, con danno complessivo maggiore di quello che possa risultare dalla inadattabilità di quei limiti ai casi anormali.


Atto pubblico e fede pubblica.

Vi è coincidenza fra atto pubblico e fede pubblica ?

La ragione di dubitare sorge dagli stretti rapporti con le norme che regolano la materia penale.

Il cod. pen. 1889 distingueva gli atti pubblici secondo che facessero o meno fede fino a querela di falso (art. 275, 20 comma, 278, Io e 20 comma). Varie teorie furono escogitate per spiegare queste disposizioni, fra esse quella del MANZINI secondo cui rientrerebbero nella prima ca­tegoria gli atti compiuti da un pubblico ufficiale o da persone a lui equi­parate nell'esercizio legittimo della pubblica funzione e con le richieste guarentigie formali, nella seconda, quelli in cui mancherebbe l'esercizio e lo scopo speciale della pubblica funzione, e l'altra del Lessona che assegna alla prima categoria gli atti dei pubblici ufficiali, e alla seconda quella delle persone equiparate. Il cod. pen. 1930 ha conservato la stessa distinzione (articoli 476, 478) ed il Manzuvi, ha mantenuto l'opinione precedentemente espressa. E nel farne poi applicazione, colloca nella prima categoria gli atti notarili, al qual proposito richiama l'art. 1315 allora vigente, gli atti dello stato civile, i verbali ed altre attestazioni fatte da pubblici ufficiali certificatori, i verbali di polizia giudiziaria, le relazioni di notificazione, etc. Mentre classifica nella seconda cate­goria gli, ordini e mandati di pagamento, gli atti pubblici di accredita­mento o di deposito, i documenti ferroviari, etc. Dalla relazione mini­steriale al progetto, ché egli cita (pag. 591) si può dedurre che neanche nella formulazione del nuovo codice si siano avute in proposito idee molto precise. Ad ogni modo, la teoria del Manzini sembra accoglibile anche ai fini di applicazione dell'articolo int., in quanto pare che essa colga l'elemento essenziale, cioè la volontà della legge di coprire della fede pubblica: non tutte ma talune attestazioni del. pubblico ufficiale.


Limiti di efficacia

Quali sono, ai fini della applicazione- di tale principio, i limiti della tutela accordata all'atto dalla legge civile ?

a) Anzitutto, l’atto certifica la provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato. Questa norma costituisce una aggiunta al testo dell’art. 1315 del vecchio codice, nel quale era però implicita. Se la forza probante del documento si rapporta essenzialmente al suo autore, è da esso e non da elementi estranei che l’autore stesso va desunto.

b) in secondo luogo, esso certifica delle dichiarazioni delle parti che il pubblico ufficiale attesta avvenute in sua presenza. L’art. 1317 cod. civ. 1865 dichiarava invece che essa faceva piena fede delle convenzioni. Questa troppo ristretta concezione, dipendente dal difetto si­stematico di aver considerato la prova, seguendo le tracce del Pothier, esclusivamente in relazione alle obbligazioni, era già stata corretta dalla dottrina ; infatti il Lessona scriveva « convenzione qui non signi­fica se non questo, che l'atto pubblico attesta il tenore di ciò che le parti hanno dichiarato al notaio ». Resta fermo che la fede pubblica copre il tenore delle dichiarazioni ; non si estende perciò alla esatta significazione grammaticale e giuridica dei termini adoperati (ad es., le parti qualifi­carono casa quello che è invece un giardino o dissero di concludere una enfiteusi, mentre vollero stipulare e stipularono una locazione) né alla verità di esse (cfr. art. 2722).

c) Infine, l'atto pubblico fa piena prova dei fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti. Queste ul­time parole sono state aggiunte al testo dell'art. 1317 in conseguenza dell'altra aggiunta di cui sopra lett. a). È pertanto coperta dalla fede pubblica tutta l'attività di percezione e di 'azione del pubblico ufficiale. Rimane indubbiamente fermo il principio che la fede pubblica non copre semplici apprezzamenti del pubblico ufficiale, che il Lessona de­finisce frutto di un suo lavoro intellettuale a cui non si può attribuire una presunzione di infallibilità. Ognuno vede come questo criterio sia impreciso, giacché tutte le dichiarazioni del pubblico ufficiale sono frutto di un lavoro intellettuale di percezione e di estrinsecazione. Ma non è agevole sostituire un diverso criterio. Occorre vedere caso per caso se il fatto attestato dal pubblico ufficiale sia un fatto primario, percepibile direttamente, ovvero un fatto secondario, percepibile come deduzione da altro fatto (art. 2727 del c.c.): solo il primo è coperto dalla fede pubblica. Sono noti gli esempi dell’essere un dato luogo domicilio o residenza di Tizio, e di essere il testatore sano di mente, etc. : queste affermazioni non sono appunto coperte dalla fede pubblica.


Significato della pienezza di prova
L'atto pubblico, qualora ricorrano le condizioni di cui al n. e 2, e nei limiti di cui al n. 3, fa piena prova : in questo consiste l'effetto della pubblica fede. Questa pienezza di prova (che il nuovo testo ha so­stituito alla pienezza di fede, di cui airad. 1317 cod. civ. 1865) significa che chiunque abbia il dovere pubblico di agire in conformità. di esso non abbia né il diritto, né tanto meno, l'obbligo di chiedere o consentire altre prove. Diciamo chiunque, perchè l'efficacia probante dell'atto pubblico opera anche fuori del processo. Trattasi, cioé, come si è già visto, di una prova legale, cioè di una limitazione al potere di apprezzamento del giudice.

Querela di falso e suoi effetti
Fino a qual momento ciò si verifica ?

L'art. 1317 cod. civ. 1865 constava di due parti. Nel primo comma si diceva che l'atto pubblico fa piena fede ; nel capoverso si aggiungeva che « ciò non ostante, nel caso di querela di falso in via penale l'esecuzione dell'atto impugnato per falso viene sospesa col mandato di cat­tura ; sino a che non viene rilasciato il mandato di cattura o nel caso di querela di falso in via civile, l'autorità giudiziaria può a norma delle circostanze sospendere temporaneamente l'esecuzione dell'atto ». II ter­mine esecuzione era qui preso in senso improprio : la sospensione colpiva l'efficacia probatoria dell'atto, la quale si estende anche a coloro che non essendo parti, non sono soggetti alla efficacia dell'atto pubblico considerato come titolo esecutivo (art. 474 n. 3 cod. proc. civ. vig.). Essa era l'effetto non della semplice querela di falso, ma della emissione di un mandato di cattura contro il pubblico ufficiale o di un provvedi­mento dell'autorità giudiziaria (sentenza incidentale). Era tuttavia in­valso nella pratica, ed anche in pregiati autori, la formula che l'atto pubblico facesse fede fino a querela di falso, e questa formola, adottata negli articoli 275, 277 cod. pen. 1889, come si è già visto, è passata nel testo in esame, nel quale è scomparsa ogni traccia del capov. dell'arti­colo 1317 cod. civ. 1865.

La relazione Grandi (n. 4o) si esprime in proposito cosi : «Non ho riprodotto il secondo comma del citato art. 1317 del codice del 1865 concer­nente la sospensione dell'esecuzione dell'atto impugnato di falso, sia perchè gli effetti della querela di falso sono disciplinati dal codice di procedura civile, sia perchè il codice civile non si occupa della esecuzione (esecutorietà) dell'atto bensì soltanto dell'efficacia probatoria del docu­mento ».

A) Quanto al primo dei motivi addotti dal ministro, osservo che il cod. proc. civ. 194o disciplina direttamente soltanto le forme del pro­cedimento sulla querela di falso (articoli 221-226) e l'esecuzione della sentenza pronunciata su di essa (art. 227). V. regolamento degli effetti della impugnativa di falso è fatto solo indirettamente secondo due ipotesi, cioè che la querela sia incidentale o principale.

a) Se la querela è proposta in via incidentale, e il giudizio di merito e di cognizione di competenza del tribunale, esso si svolge in una prima fase davanti al giudice istruttore (articoli 172, 173). Il giudice interpella la parte se voglia servirsi del documento:
in caso di risposta negativa; esso non è utilizzabile in causa (perde cioè l'efficacia probatoria) ; se è affermativa, il giudice esamina la rilevanza del documento, ed ove lo ritenga tale, autorizza la presen­tazione della querela nella stessa udienza o in una successiva e dispone i mezzi istruttori, eseguiti i quali rimette le parti al collegio per il giu­dizio sulla querela e sul merito, o soltanto sulla prima (articoli 222, 225). Sicché la presentazione della querela, autorizzata dal Indice, dando luogo ad una istruttoria, sospende fi giudizio e quindi indiretta­mente la forza probante del documento. Analogo è il procedimento se la querela è proposta in via principale.

b) Se il procedimento di falso si svolge in sede penale, subentra l'applicazione dell'art. 3 cod. proc. pen. (sospensione del giudizio ci­vile fino all'esito del procedimento penale) indipendentemente dalla emissione del mandato di cattura.

B) Se l'atto pubblico è stato fatto valere come titolo esecutivo (arti­colo 474 cod. proc. civ. 194o, n. 3) relativamente alle obbligazioni di sonane dí denaro in esso contenute, l'opposizione con la quale se ne de­duce la falsità è regolata dall'art. 615 dello stesso codice ; pertanto :

a) Se l'esecuzione non è stata ancora iniziata, cíoé se non si è pro­ceduto al pignoramento (art. 491 cod. proc. civ. 1940) dovrà proporsi opposizione al precetto concitazione davanti al giudice competente per valore.

b) Se l'esecuzione è stata iniziata, l'opposizione sarà prodotta con ricorso al giudice dell'esecuzione stessa, il quale (art. 616 cod. proc. la legge non prevede la sospensione della futura ese­cuzione ; nel caso b) l'art. 623 cod. proc. civ. 1940 e l'art. 624 autorizzano il giudice della esecuzione a sospenderla, qualora concorrano gravi motivi (quale potrebbe essere la querela minacciata) con cauzione o senza, mercè ordinanza o decreto (art. 625 del c.p.c.), secondo che manchi o ricorra urgenza. Il decreto fissa l’udienza di comparizione, nella quale si provvede con ordinanza. È pertanto da escludere una sospensione di diritto per effetto della querela di falso.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 2700 Codice civile

Cass. n. 11012/2013

L'efficacia probatoria privilegiata dell'atto pubblico è limitata ai fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza e alla provenienza delle dichiarazioni, senza implicare l'intrinseca veridicità di esse o la loro rispondenza all'effettiva intenzione delle parti. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha ritenuto estranea all'efficacia probatoria dell'atto la dichiarazione, in esso contenuta, del versamento del prezzo in cambio del bene).

Cass. n. 3787/2012

L'atto pubblico fa fede fino a querela di falso soltanto relativamente alla provenienza del documento dal pubblico ufficiale che l'ha formato, alle dichiarazioni al medesimo rese ed agli altri fatti dal medesimo compiuti, non estendendosi tale efficacia probatoria anche ai giudizi valutativi eventualmente espressi, tra i quali va compreso quello relativo al possesso, da parte di uno dei contraenti, della capacità di intendere e di volere. Ne consegue che l'autenticazione, da parte del notaio, della firma apposta in calce ad un atto di delega non costituisce prova legale della validità del consenso manifestato dal sottoscrittore.

Cass. n. 9796/2011

In tema di querela di falso, l'idoneità del documento impugnato ad assumere efficacia di prova privilegiata costituisce il presupposto necessario del procedimento di verificazione giu­diziale a norma degli artt. 221 e seguenti c.p.c.. Ne consegue che è inammissibile la proposizione della querela avverso la consulenza tecnica d'uffi­cio, la quale, riguardo alle affermazioni, consta­tazione o giudizi in essa contenuti, non è munita di pubblica fede, potendo essere contrastata con tutti i mezzi di prova e non essendo vincolante per il giudice, che può liberamente disattenderla.

Cass. n. 7264/2011

La nullità di un atto pubblico notarile per difetti formali (nella specie, mancanza di data) non esclude che il medesimo possa valere come scrittura privata, a condizione che il documento sia sottoscritto dalle parti; tale convertibilità, non essendo un fatto esterno - modificativo o estintivo di un diritto - non deve formare oggetto di un'ec­cezione in senso proprio, poiché costituisce un elemento intrinseco della previsione normativa, per cui l'esame della questione non è precluso anche se proposto per la prima volta in sede di giudizio di rinvio.

Cass. sez. un. n. 5167/2003

La dichiarazione sostitutiva di certifica­zione sulla situazione reddituale, prevista dall'art. 24 della L. 13 aprile 1977 n. 114 e, succes­sivamente, dall'art. 1, primo comma, lettera b), del D.P.R. 20 ottobre 1998 n. 403, poi sostituito dall'art. 46, primo comma, lettera o), del D.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445, è idonea a comprovare detta situazione, fino a contraria risultanza, nei rapporti con la pubblica amministrazione e nei relativi procedimenti amministrativi, ma nessun valore probatorio, neanche indiziario, può es­serle riconosciuto nell'ambito del giudizio civile, caratterizzato dal principio dell'onere della prova, atteso che la parte non può derivare da proprie di­chiarazioni elementi di prova a proprio favore, al fine del soddisfacimento dell'onere di cui all'art. 2697 c.c. (nella specie, la S.C., applicando tale principio in relazione all'accertamento del requi­sito reddituale prescritto per il riconoscimento del diritto a prestazione assistenziale, ha anche sottolineato l'onere di una specifica contestazione da parte della pubblica amministrazione conve­nuta, ai sensi dell'art. 416, terzo comma, c.p.c., in difetto della quale la prova del requisito redditua­le non è richiesta, precisando, peraltro, che, a tali fini, non è necessaria una specifica allegazione, da parte della medesima P.A., di fatti contrastanti con l'affermata ricorrenza del predetto requisito).

Cass. n. 5835/2001

Perché un documento costituisca atto pub­blico e abbia l'efficacia riconosciuta dall'art. 2700 c.c., occorre che lo stesso provenga da un pub­blico ufficiale e che sia formato nell'esercizio di una funzione specificatamente diretta alla do­cumentazione, funzione questa che la legge non riconosce al commissario liquidatore di un'im­presa di assicurazioni in liquidazione coatta am­ministrativa. Pertanto, la certificazione di detto commissario, prodotta in un giudizio per risar­cimento del danno a seguito di sinistro stradale, circa l'insussistenza della copertura assicurativa relativa ad un determinato veicolo, è priva dell'ef­ficacia probatoria privilegiata di cui all'art. 2700 cod. cit. Alla stessa può al più attribuirsi valore di principio di prova, superabile con ogni mezzo.

Cass. n. 5154/2001

La regola generale - ora espressamente tutelata a livello costituzionale, a seguito della nuova formulazione dell'art. 111 Costituzione in­trodotta dalla legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2 — secondo cui il processo deve svolger­si nel contraddittorio fra le parti, in condizione di parità, comporta che le prove devono essere rac­colte nell'effettivo contraddittorio delle parti, cioè nel processo e con la partecipazione del giudice; pertanto, non pub attribuirsi valore di prova al­l'atto notorio, precostituito al processo al di fuori di qualsiasi contraddittorio con l'avversario, né tale atto può implicare un'inversione dell'onere della prova, che deve essere espressamente pre­vista da una norma positiva e non può derivare esclusivamente dalla mera «iniziativa» di parte. (Nella specie, la sentenza di merito, confermata sul punto dalla S.C., aveva negato valore di prova legale, idonea ad invertire l'onere probatorio, ad un atto notorio attestante la sussistenza di mi­glioramenti fondiari, ai fini della conversione da temporaneo a perpetuo del contratto di colonia intercorso fra le parti).

Cass. n. 4844/2000

La fede privilegiata, che conformemente al disposto dell'art. 2700 c.c., deve riconoscersi ai verbali redatti da pubblici ufficiali ai sensi e per gli effetti di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689, riguarda la constatazione senza alcun margine di apprezzamento di un fatto avvenuto in presenza del pubblico ufficiale e, pertanto, non può estendersi a quelle circostanze che, pur contenute nel documento, si risolvano in suoi ap­prezzamenti personali, perché mediati attraverso una percezione sensoriale che non può ritenersi fornita, in capo al pubblico ufficiale, di una indi­scutibilità maggiore di quella normalmente pre­sente in ciascun soggetto.

Cass. n. 571/2000

È necessaria la proposizione della querela di falso, avverso un atto pubblico rogato da un pub­blico ufficiale, se questi attesti fatti difformi dal vero, ancorché rispecchianti le dichiarazioni rese­gli dalle parti, come nel caso che in base ad esse risulti il contestuale rilascio di cambiali, in realtà non avvenuto.

Cass. n. 12834/1999

La fede privilegiata riconosciuta dal legisla­tore all'atto pubblico non si estende agli apprez­zamenti e valutazioni in esso contenuti e pertanto non è necessario impugnare con querela di falso un verbale redatto da un pubblico ufficiale per contestare la fondatezza dell'ivi affermata apertu­ra al pubblico di un circolo privato — elemento essenziale per la configurabilità dell'illecito am­ministrativo, previsto dall'art. 34 della legge 11 giugno 1971, n. 426 e dall'ars. 53, terzo comma, del relativo regolamento di esecuzione, approvato con D.M. 4 agosto 1988, n. 375, secondo il quale per la somministrazione di alimenti o bevande al pubblico è necessaria l'autorizzazione ammini­strativa prescritta dall'art. 3 legge 25 ottobre 1991, n. 287 — se manca il suffragio di fatti spe­cifici (quali ad esempio l'identificazione di utenti non iscritti al circolo), rispetto ai quali la suddetta affermazione costituisca un mero giudizio sinteti­co e conclusivo.

Cass. n. 6959/1999

La querela di falso non è esperibile né av­verso il documento che provenga dal pubblico ufficiale al di fuori dall'esercizio dello speciale potere di documentazione e della speciale fun­zione di certificazione richiesti perché sussista atto pubblico facente fede fino a querela di falso né, comunque, avverso il documento che venga impugnato al diverso fine di contestare non già la sola attività immediatamente richiesta, percepita e constatata dal pubblico ufficiale nello svolgimento del predetto potere e della predetta funzione, ma altri aspetti del contenuto ideologi­co del documento stesso estranei ai limiti segnati dall'art. 2700 c.c. (ad es. l'intrinseca verità delle dichiarazioni delle parti, o di circostanze delle quali l'autore del documento dichiari di tenere conto avendole tuttavia apprese da fonti esterne al documento medesimo, ovvero ancora del mero convincimento del pubblico ufficiale desunto dai fatti constatati, o di semplici giudizi formu­lati all'esito di indagini debitamente attestate o, infine, di dichiarazioni riportate al solo scopo di evidenziare come si sia formato il convincimento del pubblico ufficiale in accertamenti svolti per conto di altre autorità chiamate poi a valutarle).

Cass. sez. un. n. 215/1999

Costituiscono atti pubblici a norma dell'art. 2699 c.c. soltanto gli atti che i pubblici ufficiali formano nell'esercizio di pubbliche funzioni certificative delle quali siano investiti dalla legge. Esulano invece dalla previsione della norma in­dicata gli atti dei pubblici ufficiali che non siano espressione di tali funzioni certificative. (Nel caso di specie le S.U. hanno escluso che potesse ricondursi nell'ambito dell'art. 2699 c.c. la corri­spondenza che i pubblici ufficiali si scambiano tra loro o con i privati, ritenendo conseguentemente che il Consiglio di Stato non aveva esorbitato dal­l'ambito della propria giurisdizione, invadendo le attribuzioni riservate al giudice ordinario in tema di querela di falso, affermando l'obiettiva non corrispondenza al vero di una nota di tale corri­spondenza).

Cass. sez. un. n. 10153/1998

La dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà prevista dall'art. 4 legge n. 15 del 1968 ha attitudine certificativa e probatoria, fino a con­traria risultanza, nei confronti della P.A. ed in determinate attività o procedure amministrative, ma, in difetto di diversa, specifica previsione di legge, nessun valore probatorio, neanche indi­ziario, può essere ad essa attribuito nel giudizio civile caratterizzato dal principio dell'onere della prova, atteso che la parte non può derivare ele­menti di prova a proprio favore, ai fini del soddi­sfacimento dell'onere di cui all'art. 2697 c.c., da proprie dichiarazioni.

Cass. n. 11823/1997

Il regime probatorio previsto dall'art. 2700 c.c. in tanto è applicabile in quanto esista un do­cumento incontestabilmente qualificabile come «atto pubblico» ai sensi del precedente art. 2699 (documento redatto, con le richieste formalità, da un notaio o da altro pubblico ufficiale auto­rizzato ad attribuirgli pubblica fede nel luogo dove l'atto è formato); ma quando una parte ne­ghi preliminarmente che il documento contro la stessa prodotto in giudizio abbia natura (e, solo conseguenzialmente, efficacia probatoria) di atto pubblico per la mancanza di uno o più dei requi­siti prescritti dalla legge, la prova relativa, sulla stessa incombente, non richiede la proposizione della querela (principale o incidentale) di falso, ma può essere data con ogni mezzo idoneo (nella specie la parte, contro la quale era stato prodot­to, aveva contestato la provenienza dell'atto dal pubblico ufficiale che risultava averlo formato e sottoscritto).

Cass. n. 10219/1996

L'efficacia probatoria privilegiata dell'atto pubblico, a norma dell'art. 2700 c.c., concerne la provenienza del documento dal pubblico ufficiale che l'ha formato e i fatti che questi attesta essere avvenuti in sua presenza, ma non anche la validi­tà e l'esattezza delle dichiarazioni rese dalle parti (nella specie dichiarazione relativa al pagamento del prezzo di una compravendita, come avvenuto non nella contestualità della formazione dell'atto,
ma in un momento anteriore). Dette dichiarazio­ni possono pertanto essere contrastate con ogni mezzo di prova, senza che sia necessario proporre querela di falso.

Cass. n. 8442/1990

Nel caso in cui nell'atto pubblico di tra­sferimento di diritti reali immobiliari dietro corrispettivo di un prezzo, sottoscritto dalle parti, sia mancata per qualsiasi motivo, volontario o meno, la sottoscrizione del documento da parte del notaio, ne deriva la carenza di un requisito essenziale dell'atto pubblico ma non resta escluso che lo stesso atto abbia l'efficacia probatoria della scrittura privata, ove risulti che il consenso degli stipulanti, riferito al contenuto del documento, si sia espresso compiutamente mediante la sotto­scrizione, senza che il vincolo contrattuale, così creato, possa venir meno per il successivo dissen­so o ripensamento di una delle parti, potendo il contratto concluso essere sciolto solo per concor­de volontà degli stipulanti, espressa con la stes­sa forma richiesta dalla natura del negozio che si intende porre nel nulla.

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