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Articolo 55 quater Testo unico sul pubblico impiego (TUPI)

(D.lgs. 30 marzo 2001, n. 165)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Licenziamento disciplinare

Dispositivo dell'art. 55 quater TUPI

1. Ferma la disciplina in tema di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo e salve ulteriori ipotesi previste dal contratto collettivo, si applica comunque la sanzione disciplinare del licenziamento nei seguenti casi:

  1. a) falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l'alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustificazione dell'assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia;
  2. b) assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore a tre nell'arco di un biennio o comunque per più di sette giorni nel corso degli ultimi dieci anni ovvero mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall'amministrazione;
  3. c) ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall'amministrazione per motivate esigenze di servizio;
  4. d) falsità documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione dell'instaurazione del rapporto di lavoro ovvero di progressioni di carriera;
  5. e) reiterazione nell'ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o moleste o minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell'onore e della dignità personale altrui;
  6. f) condanna penale definitiva, in relazione alla quale è prevista l'interdizione perpetua dai pubblici uffici ovvero l'estinzione, comunque denominata, del rapporto di lavoro;
  7. f-bis) gravi o reiterate violazioni dei codici di comportamento, ai sensi dell'art. 54, comma 3;
  8. f-ter) commissione dolosa, o gravemente colposa, dell'infrazione di cui all'art. [[n55sexies]], comma 3;
  9. f-quater) la reiterata violazione di obblighi concernenti la prestazione lavorativa, che abbia determinato l'applicazione, in sede disciplinare, della sospensione dal servizio per un periodo complessivo superiore a un anno nell'arco di un biennio;
  10. f-quinquies) insufficiente rendimento, dovuto alla reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione lavorativa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti dell'amministrazione di appartenenza, e rilevato dalla costante valutazione negativa della performance del dipendente per ciascun anno dell'ultimo triennio, resa a tali specifici fini ai sensi dell'art. 3, comma 5-bis, del decreto legislativo n. 150 del 2009.

1-bis. Costituisce falsa attestazione della presenza in servizio qualunque modalità fraudolenta posta in essere, anche avvalendosi di terzi, per far risultare il dipendente in servizio o trarre in inganno l'amministrazione presso la quale il dipendente presta attività lavorativa circa il rispetto dell'orario di lavoro dello stesso. Della violazione risponde anche chi abbia agevolato con la propria condotta attiva o omissiva la condotta fraudolenta.

2. [Il licenziamento in sede disciplinare è disposto, altresì, nel caso di prestazione lavorativa, riferibile ad un arco temporale non inferiore al biennio, per la quale l'amministrazione di appartenenza formula, ai sensi delle disposizioni legislative e contrattuali concernenti la valutazione del personale delle amministrazioni pubbliche, una valutazione di insufficiente rendimento e questo e' dovuto alla reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione stessa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti dell'amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento di cui all'articolo 54.](1)

3. Nei casi di cui al comma 1, lettere a), d), e) ed f), il licenziamento è senza preavviso. Nei casi in cui le condotte punibili con il licenziamento sono accertate in flagranza, si applicano le previsioni dei commi da 3-bis a 3-quinquies.

3-bis. Nel caso di cui al comma 1, lettera a), la falsa attestazione della presenza in servizio, accertata in flagranza ovvero mediante strumenti di sorveglianza o di registrazione degli accessi o delle presenze, determina l'immediata sospensione cautelare senza stipendio del dipendente, fatto salvo il diritto all'assegno alimentare nella misura stabilita dalle disposizioni normative e contrattuali vigenti, senza obbligo di preventiva audizione dell'interessato. La sospensione è disposta dal responsabile della struttura in cui il dipendente lavora o, ove ne venga a conoscenza per primo, dall'ufficio di cui all'art. 55 bis, comma 4, con provvedimento motivato, in via immediata e comunque entro quarantotto ore dal momento in cui i suddetti soggetti ne sono venuti a conoscenza. La violazione di tale termine non determina la decadenza dall'azione disciplinare né l'inefficacia della sospensione cautelare, fatta salva l'eventuale responsabilità del dipendente cui essa sia imputabile.

3-ter. Con il medesimo provvedimento di sospensione cautelare di cui al comma 3-bis si procede anche alla contestuale contestazione per iscritto dell'addebito e alla convocazione del dipendente dinanzi all'Ufficio di cui all'art. 55 bis, comma 4. Il dipendente è convocato, per il contraddittorio a sua difesa, con un preavviso di almeno quindici giorni e può farsi assistere da un procuratore ovvero da un rappresentante dell'associazione sindacale cui il lavoratore aderisce o conferisce mandato. Fino alla data dell'audizione, il dipendente convocato può inviare una memoria scritta o, in caso di grave, oggettivo e assoluto impedimento, formulare motivata istanza di rinvio del termine per l'esercizio della sua difesa per un periodo non superiore a cinque giorni. Il differimento del termine a difesa del dipendente può essere disposto solo una volta nel corso del procedimento. L'Ufficio conclude il procedimento entro trenta giorni dalla ricezione, da parte del dipendente, della contestazione dell'addebito. La violazione dei suddetti termini, fatta salva l'eventuale responsabilità del dipendente cui essa sia imputabile, non determina la decadenza dall'azione disciplinare né l'invalidità della sanzione irrogata, purché non risulti irrimediabilmente compromesso il diritto di difesa del dipendente e non sia superato il termine per la conclusione del procedimento di cui all'art. 55 bis, comma 4.

3-quater. Nei casi di cui al comma 3-bis, la denuncia al pubblico ministero e la segnalazione alla competente procura regionale della Corte dei conti avvengono entro venti giorni dall'avvio del procedimento disciplinare. La Procura della Corte dei conti, quando ne ricorrono i presupposti, emette invito a dedurre per danno d'immagine entro tre mesi dalla conclusione della procedura di licenziamento. L'azione di responsabilità è esercitata, con le modalità e nei termini di cui all'art. 5 del decreto-legge 15 novembre 1993, n. 453, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 gennaio 1994, n. 19, entro i centocinquanta giorni successivi alla denuncia, senza possibilità di proroga. L'ammontare del danno risarcibile è rimesso alla valutazione equitativa del giudice anche in relazione alla rilevanza del fatto per i mezzi di informazione e comunque l'eventuale condanna non può essere inferiore a sei mensilità dell'ultimo stipendio in godimento, oltre interessi e spese di giustizia(2).

3-quinquies. Nei casi di cui al comma 3-bis, per i dirigenti che abbiano acquisito conoscenza del fatto, ovvero, negli enti privi di qualifica dirigenziale, per i responsabili di servizio competenti, l'omessa attivazione del procedimento disciplinare e l'omessa adozione del provvedimento di sospensione cautelare, senza giustificato motivo, costituiscono illecito disciplinare punibile con il licenziamento e di esse è data notizia, da parte dell'ufficio competente per il procedimento disciplinare, all'Autorità giudiziaria ai fini dell'accertamento della sussistenza di eventuali reati.

3-sexies. I provvedimenti di cui ai commi 3-bis e 3-ter e quelli conclusivi dei procedimenti di cui al presente articolo sono comunicati all'Ispettorato per la funzione pubblica ai sensi di quanto previsto dall'articolo 55 bis, comma 4.

Note

(1) Comma abrogato dal D.Lgs. 25 maggio 2017, n. 75.
(2) La Corte Costituzionale, con sentenza 9 gennaio - 10 aprile 2020, n. 61, ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale del secondo, terzo e quarto periodo del comma 3-quater dell'art. 55-quater del d.lgs. n. 165 del 2001, come introdotto dall'art. 1, comma 1, lettera b), del d.lgs. n. 116 del 2016".

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Anonimo chiede
lunedė 24/04/2017 - Trentino-Alto Adige
“Dopo aver insegnato per 13 mesi, avendo dichiarato falsa abilitazione, la Corte dei Conti chiede un danno erariale di 36.000 euro, pari agli stipendi (a lordo) percepiti, prendondo come riferimento la sentenza della Sezione giurisdizionale per la Regione Lazio n. 864/2012, confermata dalla sentenza della Sez. II centrale d'appello n. 70/2017.
Mail di stima del lavoro svolto di ex alunni, l'osservazione positiva del dirigente scolastico vengono apportati come documenti nell'invito a dedurre per documentare il lavoro svolto in modo corretto.
In riferimento all'art. 2126 cc, vengono proposte dalla difesa anche indagini approfondite sui registri scolastici personali del docente per verificare che il lavoro svolto è stato positivo.

Il quesito che si pone è se esistono precedenti normativi.

Cordiali saluti”
Consulenza legale i 03/05/2017
Normativa fondamentale cui fare riferimento per la disciplina del caso di specie è quella contenuta nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro relativo al personale del Comparto Scuola per il quadriennio normativo 2006-2009 e biennio economico 2006-2007.

In particolare, tale contratto contiene all’art. 91 un rinvio alle norme disciplinari di cui al Titolo I, Capo IV della Parte III del D.lgs. n. 297 del 1994, il cui art. 511 a sua volta richiama, in materia di decadenza dall’impiego, le disposizioni di cui al Testo Unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3 (Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato).
In tale ultimo testo normativo è previsto che, oltre che nel caso disciplinato dall’art. 63, l’impiegato incorra nella decadenza dall’impiego anche nei casi previsti dal successivo art.127, e precisamente:
d) quando sia accertato che l’impiego fu conseguito mediante la produzione di documenti falsi o viziati da invalidità non sanabile.
Quale sanzione accessoria della decadenza, il successivo art. 128 prevede espressamente che l'impiegato decaduto ai sensi della lettera d) dell'art. 127 (è proprio il caso che ci riguarda) non può concorrere ad altro impiego nell'Amministrazione dello Stato.

Di particolare rilievo è anche la norma contenuta nell’ art. 55quater del Decreto legislativo n. 165/2001, il quale dispone che si applica la sanzione del licenziamento disciplinare nei casi di falsità documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione dell’instaurazione del rapporto di lavoro, senza null’altro prevedere, e ciò a differenza del successivo art. 55 quinquies.

Quest’ultima norma infatti, sempre in materia di false attestazioni o certificazioni, dispone che il lavoratore dipendente di una pubblica amministrazione che attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustifica l’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia… ferme la responsabilità penale e disciplinare e le relative sanzioni, è obbligato a risarcire il danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la mancata prestazione.

Come può ben intuirsi, in quest’ultimo caso l’obbligo di risarcire il danno patrimoniale trova una sua giustificazione nel fatto che il lavoratore non ha svolto alcuna attività lavorativa a cui ne possa conseguire il correlativo diritto ad una retribuzione, e ciò a differenza di quanto è accaduto nel caso di specie, in cui una prestazione lavorativa è stata comunque svolta e non può pertanto negarsi il diritto del lavoratore ad essere retribuito per il lavoro prestato.

In tal senso si ritiene interessante segnalare la recentissima sentenza N. 10158 emessa dalla Corte di Cassazione Sezione lavoro in data 21.04.2017, la quale, chiamata a pronunciarsi sul caso di un giornalista svolgente attività giornalistica di redattore ordinario senza essere iscritto nell'albo dei giornalisti professionisti, ha affermato che il contratto giornalistico così concluso è nullo non già per illiceità della causa o dell'oggetto, ma per violazione di norme imperative, con la conseguenza che, per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione, detta nullità non produce effetti ex art. 2126 cod. civ. e il lavoratore ha diritto, ai sensi dell'art. 36 Cost., alla giusta retribuzione, la cui determinazione spetta al giudice di merito (Cass. n. 23638/2010; conforme, fra le altre, Cass. 4941/2004).
Nella specie, la Corte territoriale, nel confermare la decisione del giudice di primo grado, ha considerato che il pieno svolgimento, da parte del lavoratore, delle mansioni di redattore ordinario giustificasse, ai sensi dell'art. 36 della Costituzione, l'adozione di un parametro remunerativo in tutto corrispondente alle previsioni per tale figura dal CCNL Giornalisti.

Anche sulla questione della pretesa restituzione al lordo delle somme indebitamente percepite, si ritiene interessante richiamare la sentenza della Corte di Cassazione Sez. Lavoro, n. 1464 del 02/02/2012, nella quale si afferma che, nel rapporto tra datore di lavoro e lavoratore, il primo versa al secondo la retribuzione al netto delle ritenute fiscali (nonché previdenziali e assistenziali), con la conseguenza che la ripetizione dell' indebito nei confronti del lavoratore non può non avere ad oggetto che le somme da quest'ultimo "percepite", ossia quanto e solo quanto effettivamente sia entrato nella sfera patrimoniale del predetto.

Il datore di lavoro non può, invece, pretendere di ripetere somme al lordo delle ritenute fiscali (e previdenziali e assistenziali), non essendo mai le stesse entrate nella sfera patrimoniale del dipendente (in tali termini, cfr. anche Consiglio di Stato, Sez. sesta n. 1164 del 2.3.2009, con riguardo proprio al rapporto tra amministrazione e dipendente).

Dal canto suo, peraltro, l’amministrazione, ai fini del recupero delle ritenute e dei versamenti fiscali erroneamente disposti quale sostituto di imposta, potrà provvedere alla richiesta di rimborso direttamente nei confronti del fisco, allorché ne sussistano le condizioni (in tali termini, Cons. Stato, Comm. Spec., 5 febbraio 2001).

Di indubbio rilievo ai fini del decidere potranno senza dubbio essere le mail di stima da parte di alunni ed ex alunni per il lavoro svolto, nonché una eventuale nota di merito da parte del dirigente scolastico, e ciò in linea con le motivazioni contenute nella sentenza del Consiglio di Stato n. 5295/2003 ed in quella della Corte dei Conti n. 1969/2005.
In tali sentenze, infatti, i Giudici, chiamati a decidere su casi analoghi a quello in esame, si sono pronunciati in favore del diritto del lavoratore a trattenere comunque le retribuzioni percepite argomentando dalla circostanza che la prestazione lavorativa è stata comunque svolta in modo corretto e conforme alle finalità istituzionali ed alle concrete esigenze dell'Ente pubblico interessato, sostenendo che si deve a tal fine tener conto (oltre che dei motivi d'interesse sociale che notoriamente ispirano il “favor laboratoris” ex art. 2126 del c.c.) delle utilità che l'Ente pubblico possa aver tratto dal ricevimento delle prestazioni lavorative nonché della circostanza che il Ministero della Pubblica Istruzione avrebbe comunque dovuto garantire il servizio d'insegnamento per le classi in cui ebbe ad operare la docente priva di titolo, sostenendo, quindi, a tal fine spese non discrezionali bensì obbligatorie ed inderogabili.

Sono questi gli elementi normativi e giurisprudenziali su cui si ritiene potrebbe fondarsi una adeguata difesa.