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Articolo 39 Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS)

(R.D. 18 giugno 1931, n. 773)

[Aggiornato al 12/08/2019]

Dispositivo dell'art. 39 TULPS

(1)Il prefetto ha facoltà di vietare la detenzione delle armi, munizioni e materie esplodenti, denunciate ai termini dell'articolo precedente, alle persone ritenute capaci di abusarne.

Nei casi d'urgenza gli ufficiali e gli agenti di pubblica sicurezza provvedono all'immediato ritiro cautelare dei materiali di cui al primo comma, dandone immediata comunicazione al prefetto. Quando sussistono le condizioni di cui al primo comma, con il provvedimento di divieto il prefetto assegna all'interessato un termine di 150 giorni per l'eventuale cessione a terzi dei materiali di cui al medesimo comma. Nello stesso termine l'interessato comunica al prefetto l'avvenuta cessione. Il provvedimento di divieto dispone, in caso di mancata cessione, la confisca dei materiali ai sensi dell'articolo 6, quinto comma, della legge 22 maggio 1975, n. 152(2).

Note

(1) Vedi, anche, l'art. 16, D.Lgs. 4 aprile 2010, n. 58.
(2) Comma aggiunto dall'art. 1, comma 1, lett. c), D.Lgs. 29 settembre 2013, n. 121.

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Consulenze legali
relative all'articolo 39 TULPS

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Danilo F. chiede
martedì 14/01/2020 - Sardegna
“Dopo alcune querele sporte nei miei confronti per altro tutte archiviate, la questura ha revocato la licenza di porto di fucile, mentre la prefettura ha attivato la procedura per l'emissione del DDAM. Come da prassi ho inviato le mie memorie difensive ai sensi della L.241/90 e l'organo di PS non ha mai adottato il provvedimento in questione. Ora vorrei riavere la licenza revocata 6 anni fa, ma la questura senza un pronunciamento della prefettura sulla definitiva chiusura del procedimento non si attiva, così mi è stato detto. Quali azioni in concreto posso porre in essere per ottenere tale dichiarazione, ed il rilascio dell'anzidetta licenza? Ringrazio e saluto cordialmente.”
Consulenza legale i 22/01/2020
Il procedimento relativo all’emissione del divieto di detenzione di armi disciplinato dall’art. 39 T.U.L.P.S. è un vero e proprio procedimento amministrativo, che come tale deve essere condotto dalla Prefettura nel rigoroso rispetto delle garanzie stabilite a tutela del cittadino dalla L. n.241/1990.

L’obbligo per la Pubblica Amministrazione di concludere l’iter procedimentale è fissato dall’art. 2, comma 1, L. n.241/90, secondo il quale “Ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad un'istanza, ovvero debba essere iniziato d'ufficio, le pubbliche amministrazioni hanno il dovere di concluderlo mediante l'adozione di un provvedimento espresso. Se ravvisano la manifesta irricevibilita', inammissibilita', improcedibilita' o infondatezza della domanda, le pubbliche amministrazioni concludono il procedimento con un provvedimento espresso redatto in forma semplificata, la cui motivazione puo' consistere in un sintetico riferimento al punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo
Nel caso di specie la stessa Prefettura ha individuato il termine finale in venti giorni dalla ricezione della comunicazione di avvio, specificando che, ove il destinatario formuli istanza di accesso agli atti, tale termine decorrerà una volta conclusasi la fase partecipatoria (v. comunicazioni del marzo 2015 e del maggio 2017).

Il rimedio principale di fronte all’inerzia della P.A. è il ricorso avverso il silenzio disciplinato dagli artt. 31 e 117, D. Lgs. n.104/2010, che può essere proposto per tutelare pretese che: a) rientrino nell'ambito della giurisdizione amministrativa, nel senso che le controversie sull'assetto di interessi regolato dal mancato diniego espresso rientrino in una materia devoluta alla giurisdizione del plesso amministrativo; b) siano giustiziabili, nel senso che sia ravvisabile un dovere della Pubblica amministrazione di provvedere; c) riguardino interessi legittimi e non posizioni di diritto soggettivo (Consiglio di Stato, sez. V, 23 agosto 2019, n.5831; T.A.R. Bologna, sez. I, 23 aprile 2019, n.362).
Il potere- dovere del cosiddetto clare loqui non sorge, invece, con riferimento a istanze volte a sollecitare interventi in autotutela o mera attività materiale da parte della P.A., ovvero in relazione ad istanze volte a soddisfare interessi pretensivi ma manifestamente infondate, ovvero laddove l'istanza costituisca defatigatoria riproposizione di precedente richiesta respinta; più in particolare, l'obbligo in parola non sussiste nel caso di istanza di riesame dell'atto inoppugnabile per spirare del termine di decadenza, di istanza manifestamente infondata e di istanza di estensione ultra partes del giudicato (Consiglio di Stato, sez. IV, 07 giugno 2017, n.2751).
La fattispecie in esame sembra proprio rientrare tra le situazioni tutelabili con il rimedio del ricorso avverso il silenzio, posto che si tratta di un procedimento avviato d’ufficio, su una materia di certo appartenente alla giurisdizione amministrativa, nella quale il privato vanta un interesse legittimo e non un diritto soggettivo (v. T.A.R. Napoli, sez. V, 03 marzo 2017, n.1254, che riguardava un silenzio sull’istanza di rinnovo del porto d’armi).

Sennonché, si nota che l’art. 31, comma 2, D. Lgs. n. 104/2010, stabilisce un termine per l’esercizio dell’azione, che “può essere proposta fintanto che perdura l'inadempimento e, comunque, non oltre un anno dalla scadenza del termine di conclusione del procedimento. È fatta salva la riproponibilità dell'istanza di avvio del procedimento ove ne ricorrano i presupposti”.
Si tratta di un termine decadenziale che comporta l’inammissibilità dei ricorsi proposti tardivamente (T.A.R. Pescara, sez. I, 11 aprile 2017, n.142; T.A.R. Cagliari, sez. II, 04 settembre 2015, n.1011).
Nel caso di specie, l’azione sembra purtroppo preclusa, anche considerando quale data iniziale la comunicazione del marzo 2017, nè pare possibile riaprire il termine riproponendo una nuova istanza di avvio, posto che –come detto- si tratta di un procedimento ad iniziativa d’ufficio, nell’ambito del quale la parte non ha poteri di impulso.
Le memorie difensive depositate dall’interessato, dunque, potrebbero essere considerate quali prolungamenti della fase partecipatoria soltanto se fossero state sollecitate dalla P.A. (attraverso richieste di integrazioni, chiarimenti e simili).
In tale ipotesi, il termine di conclusione dell’iter procedimentale –dal quale decorre la scadenza di un anno prevista dall’art. 31 sopra riportato- verrebbe spostato in avanti, rimettendo in gioco la possibilità di ricorrere ai sensi dell’art. 117, D. Lgs. n.104/2010.

Questo non significa, però, che sia esclusa qualsiasi possibilità di attivarsi, posto che rimane ancora a disposizione lo strumento previsto dall’art. 2, commi 9 bis 9 ter, L. n. 241/1990, che consente al cittadino di sollecitare il “potere sostitutivo in caso di inerzia”, che non pare soggetto ad alcun termine di decadenza.
Tale potere è stato attribuito dal Ministro dell’Interno all’Ispettorato generale di amministrazione (Iga), al quale sarà necessario presentare a mezzo PEC il modulo reperibile sul sito web del Ministero nella sezione Servizi›Accesso ai dati e altri diritti e tutele›Tutela dei diritti - Potere sostitutivo.
Nell’istanza dovrà essere svolta una completa ricostruzione dei fatti, allegando possibilmente le comunicazioni ricevute dalla Prefettura e le memorie difensive già depositate ed evidenziando il persistente ritardo ormai accumulato e le ragioni sottese ad una celere e positiva conclusione del procedimento.


Oronzo L. chiede
mercoledì 27/11/2019 - Puglia
“Ricevo dal Prefetto di omissis comunicazione di "avvio procedimento ai sensi degli arti. 7 e seguenti della legge 241/90 del procedimento inerente applicazione divieto detenzione armi".
Posseggo un fucile da caccia ed ho chiesto alla Questura autorizzazione al trasloco in altro appartamento. Autorizzazione concessa. Ora vorrei sapere se posso cedere a terzi il fucile e se cosi blocco il procedimento del prefetto. grazie”
Consulenza legale i 03/12/2019
L’art. 39 T.U.L.P.S consente al Prefetto di vietare la detenzione delle armi, munizioni e materie esplodenti alle persone ritenute capaci di abusarne.
Si tratta di un potere ampiamente discrezionale di natura cautelare, che trova il proprio fondamento nella necessità di prevenire abusi nell'uso delle armi a tutela della privata e pubblica incolumità, sicché ai fini di tale divieto di non è necessario un obiettivo ed accertato abuso delle armi o la commissione di reati, bensì è sufficiente la sussistenza di circostanze concrete che dimostrino come il soggetto non sia del tutto affidabile per il loro uso (Consiglio di Stato sez. III, 25 gennaio 2019, n.664; TAR Potenza, sez. I, 28 giugno 2019, n.514).
Tuttavia, tale valutazione probabilistica non può tradursi in un giudizio astratto e slegato dalla realtà attuale, ma deve considerare le circostanze di fatto reali e concrete, da accertare per mezzo di un'istruttoria corretta e adeguata, necessaria ad assicurare che la discrezionalità non sfoci nell’arbitrio (TAR Milano, sez. III, 07 marzo 2019, n.468).

Il procedimento per l’emissione del divieto di detenzione di armi deve essere svolto nel rispetto delle garanzie fissate dalla Legge sul procedimento amministrativo, ed è per questo motivo che al destinatario viene preventivamente inviata la comunicazione prevista dall’art.7 della detta Legge.
Così, in forza dell’art. 10, Legge n.241/90, l’interessato ha il diritto di prendere visione degli atti del procedimento e di presentare memorie scritte e documenti, che il Prefetto ha l’obbligo di valutare ove siano pertinenti all’oggetto del procedimento.
Le ragioni del divieto adottato ex art. 39 T.U.L.P.S., inoltre, devono essere compiutamente esposte nella motivazione del provvedimento, che in mancanza è da ritenere illegittimo e, dunque, annullabile dal competente TAR, davanti al quale potrà essere impugnato entro il termine di 60 giorni dalla notificazione.

In ogni caso, il comma 2 dell’art. 39 T.U.L.P.S. prevede anche che, qualora non ricorrano motivi di urgenza che impongano il ritiro immediato delle armi, il Prefetto assegni all’interessato un termine di 150 giorni per l'eventuale cessione a terzi dei materiali, cessione che va comunicata al Prefetto entro lo stesso termine.
In caso di mancata cessione, alla scadenza dei 150 giorni le armi verranno, invece, confiscate ai sensi dell'articolo 6, comma 5, L. n. 152/1975.

Pertanto, la cessione dell’arma parrebbe poter in astratto essere attuata anche prima dell’adozione del provvedimento di divieto, ma andrebbe per cautela comunque comunicata al Prefetto (in quanto elemento rilevante ai fini dell’istruttoria) ed avrebbe soltanto l’effetto di anticipare il contenuto del provvedimento finale emesso ai sensi dell’art. 39 T.U.L.P.S..
Infatti, anche se si attendesse di ricevere la notificazione del divieto di cui si tratta, il destinatario intenzionato ad evitare la confisca dovrebbe, comunque, cedere a terzi l'arma entro il detto termine di 150 giorni.