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Diritto penale -

Il nuovo sistema della prescrizione e della improcedibilitą alla luce della riforma Cartabia

AUTORE:
ANNO ACCADEMICO: 2023
TIPOLOGIA: Tesi di Laurea Magistrale
ATENEO: Universitą degli Studi di Teramo
FACOLTÀ: Giurisprudenza
ABSTRACT
La tesi analizza il nuovo sistema della prescrizione del reato e dell’improcedibilità dell’azione penale introdotto dalla riforma Cartabia, collocandolo nel più ampio contesto della crisi di efficienza e della durata eccessiva dei processi penali italiani.
Il lavoro prende le mosse dal problema della ragionevole durata del processo, tema centrale nel dibattito sulla giustizia penale italiana.
L’eccessiva lentezza dei procedimenti incide, infatti, sia sulle garanzie dell’imputato sia sull’interesse dello Stato all’accertamento dei reati e sulle aspettative di giustizia delle persone offese.
La riforma viene pertanto esaminata anche alla luce dei principi costituzionali e convenzionali del giusto processo, nonché degli obiettivi di efficienza e riduzione dei tempi perseguiti nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Il primo capitolo ricostruisce la genesi della riforma Cartabia e le ragioni che hanno portato il legislatore a intervenire nuovamente sulla disciplina della prescrizione. Vengono analizzati il problema dell’inefficienza della giustizia penale, la durata dei procedimenti in Italia, il ruolo del PNRR, il contesto politico e normativo nel quale la riforma è maturata e i lavori preparatori della Commissione Lattanzi. Particolare attenzione è dedicata alle diverse soluzioni prospettate per conciliare l’esigenza di evitare la prescrizione dei reati con quella di impedire che il processo penale possa protrarsi indefinitamente.
Il secondo capitolo è dedicato alla prescrizione del reato. Dopo averne esaminato il fondamento, le funzioni e le radici storico-giuridiche, la tesi ripercorre l’evoluzione dell’istituto nell’ordinamento italiano, dal Codice Zanardelli al Codice Rocco, fino alle più recenti riforme: ex Cirielli, Orlando e Bonafede. Vengono, inoltre, approfonditi il dibattito sulla natura della prescrizione e il confronto tra Corte Costituzionale e Corte di giustizia dell’Unione europea nel caso Taricco.
L’analisi giunge, infine, alla disciplina introdotta dalla riforma Cartabia e alla previsione dell’art. 161 bis del c.p., con particolare riguardo alla cessazione del corso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado e ai relativi profili di diritto intertemporale.
Il terzo capitolo affronta la principale novità della riforma: l’improcedibilità dell’azione penale per superamento dei termini massimi di durata dei giudizi di impugnazione, disciplinata dal nuovo art. 344 bis del c.p.p.. L’istituto viene esaminato sotto il profilo normativo e dogmatico, con attenzione alla disciplina transitoria, alle possibili problematiche di legittimità costituzionale e ai rapporti con gli altri istituti processuali. In particolare, vengono analizzati il concorso con le cause di proscioglimento previste dall’art. 129 del c.p.p., il rapporto con l’inammissibilità dell’impugnazione e le conseguenze sull’azione civile risarcitoria.
La tesi mette così in evidenza la struttura “binaria” del nuovo sistema: da un lato la prescrizione sostanziale, destinata a operare fino alla pronuncia della sentenza di primo grado; dall’altro l’improcedibilità, destinata a incidere sui successivi giudizi di impugnazione quando vengano superati i relativi termini di durata.
Nelle riflessioni conclusive vengono valutati i principali punti di forza e le criticità del nuovo assetto. La distinzione tra il tempo necessario affinché si affievolisca la rilevanza sociale del reato e il tempo dell’attività giudiziaria rappresenta uno degli aspetti centrali dell’analisi: la prescrizione e l’improcedibilità rispondono infatti a esigenze differenti, pur essendo entrambe collegate al fattore tempo nel processo penale.
L’elaborato si conclude evidenziando le numerose questioni ancora aperte e il carattere particolarmente mutevole della materia, oggetto di continue riforme e proposte di modifica. Ne emerge una riflessione sul difficile equilibrio tra efficienza della giustizia, ragionevole durata del processo, garanzie dell’imputato e interesse della collettività all’accertamento dei reati.

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