Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 388 ter Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n.1398)

Mancata esecuzione dolosa di sanzioni pecuniarie

Dispositivo dell'art. 388 ter Codice penale

Chiunque, per sottrarsi all'esecuzione di una multa o di una ammenda o di una sanzione amministrativa pecuniaria compie, sui propri o sugli altrui beni, atti simulati o fraudolenti, o commette allo stesso scopo altri fatti fraudolenti, è punito, qualora non ottemperi nei termini all'ingiunzione di pagamento contenuta nel precetto, con la reclusione da sei mesi a tre anni (1).

Note

(1) La norma ricalca quanto previsto dall'art. 388, dal quale si differenzia stante il presupposto qui individuato nella pena pecuniaria o nella comminatoria di una sanzione amministrativa pecuniaria. In più in questo caso il reato è procedibile d'ufficio.

Ratio Legis

Si rinviene qui l'esigenza di tutelare l'effettività delle sanzioni pecuniarie, scelta peraltro criticata dalla dottrina in quanto, essendo già previsti dei rimedi processuali per l'inottemperanza di tali pene, è possibile che si verifichino delle violazioni del ne bis in idem sostanziale.

Spiegazione dell'art. 388 ter Codice penale

La disposizione descrive una particolare condotta di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice (v. art. 388), caratterizzata da un rapporto di specialità con quest'ultima.

In questo caso infatti muta solo il differente oggetto del reato, ovvero la multa o la sanzione amministrativa pecuniaria, il luogo di un generico provvedimento del giudice.

A differenza della norma di cui all'art. 388 c.p. è prevista inoltre una soglia temporale di punibilità, dato che, a prescindere dall'avvenuta esecuzione di attività fraudolente o simulate, il reato è configurabile solo qualora scada il termine di pagamento contenuto nel precetto. Solo dopo tale termine sarà quindi possibile la configurazione dell'ipotesi tentata ex art. 56, ma non prima.

Massime relative all'art. 388 ter Codice penale

Cass. pen. n. 4007/1986

L'inadempimento volontario, che costituisce il presupposto del delitto di omesso pagamento della sanzione sostitutiva della pena pecuniaria si concretizza allo scadere del termine indicato nell'atto di intimidazione, non avendo il legislatore posto a carico dell'imputato un termine anteriore di scadenza del debito, ed occorrendo, di conseguenza, che il creditore — secondo i principi generali — esiga la prestazione, nei modi di legge.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli € 29,90

N.B.: una volta effettuato il pagamento sarà possibile inviare documenti o altro materiale relativo al quesito posto; indicazioni sulle modalità dell'invio verranno fornite via email.

Consulenze legali
relative all'articolo 388 ter Codice penale

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

M. C. chiede
martedì 08/05/2018 - Puglia
“Quali sono le conseguenze penali dell'imprenditore che destinatario di visita ispettiva da parte dell'Ispettorato del Lavoro al fine di non pagare la maxi sanzione lavoro nero derivante dal verbale compie azioni fraudolenti sottraendo anticipatamente il patrimonio aziendale al futuro recupero dell'Ente Impositore. In questo caso non trattandosi di debiti di natura tributaria in che reato l'imprenditore potrebbe incorrere?”
Consulenza legale i 11/05/2018
La condotta emarginata potrebbe evocare quella censurata dall’art. 11 del D.P.R. 74 del 2000 il quale punisce proprio l’imprenditore che, tramite determinate operazioni fraudolente, mira a sottrarsi al pagamento delle imposte e/o comunque rende inefficace il procedimento di riscossione coattiva.
La norma, tuttavia, parla specificamente di imposte sui redditi o sul valore aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a dette imposte e non già di tributi e/o sanzioni amministrative susseguenti ad un illegittimo trattamento dei lavoratori.

Nel tempo non sono stai pochi i dibattiti dottrinali e giurisprudenziali sul punto, tenuto conto dell’apparente “assurdità” di una normativa che da un lato punisce atti fraudolenti del datore di lavoro finalizzati a non pagare determinate imposte, e dall’altro lascia impunita la stessa condotta sol perché afferente ad un’altra categoria di “tributo”.
Tant'è che la questione è stata di recente oggetto di una importante ed approfondita sentenza della Cassazione Penale, n. 232/2018 Cassazione Penale – Sezione III, la quale ha esplicitamente chiarito che il reato suddetto di applica solo allorché:
- la vendita, o comunque l’operazione fraudolenta sia specificamente mirata a sottrarsi al debito tributario e sussistano chiari indici rivelatori di tale circostanza (es. cessione del ramo d’azienda per un corrispettivo incongruo);
- il debito abbia ad oggetto imposte sui redditi o sul valore aggiunto.
Nel caso di specie, dunque, visto che non pare trattarsi delle imposte suddette, non potrebbe essere applicato l’art. 11 del DPR 74 del 2000.

Va comunque specificato che l’Agenzia delle Entrate, pur non essendo la condotta penalmente rilevante, potrebbe esperire l’azione revocatoria (rimedio di natura civilistica), per ottenere la dichiarazione di inefficacia dell’atto simulato o fraudolento. Ma perché tale causa possa andare a buon fine è necessario dimostrare che il terzo acquirente fosse consapevole della situazione di insolvenza del venditore.

Si segnala altresì che condotte del genere potrebbero essere anche sussunte nell’alveo del reato di cui all’art. 388 ter del codice penale che censura espressamente qualsiasi condotta simulata e/o fraudolenta effettuata sui beni propri o altrui al fine di sottrarsi all’esecuzione di una multa, ammenda o di una sanzione amministrativa pecuniaria non ottemperando nei termini all’ingiunzione di pagamento contenuta nel precetto.

Se dunque noi ipotizzassimo, nel caso di specie, che dopo l’ispezione del lavoro sia stata irrogata la sanzione susseguente all’impiego del lavoro sommerso, eventuali operazioni fraudolente o simulate sui beni aziendali ben potrebbero essere punibili per il reato di mancata esecuzione dolosa di sanzioni pecuniarie.
Ciò chiaramente, come l’articolo del codice penale afferma, ammesso che la sanzione amministrativa sia già nella fase di riscossione del pagamento e, dunque, che all’imprenditore sia già stato notificato il precetto relativo.

Possiamo dunque concludere che al caso di specie non sembra essere applicabile l'art. 11 del DPR 74 del 2000 stante la differente natura dei tributi; mentre potrebbe essere applicato l'art. 388 ter qualora la sanzione amministrativa sia già stata erogata e sia già stato notificato all'imprenditore il precetto con cui si intima il pagamento.

Vista la delicatezza della questione, in ogni caso, si sconsiglia dal porre in essere qualsivoglia azione simulata e/o fraudolenta anche per le non trascurabili conseguenze che potrebbero derivare dal punto di vista fallimentare, in caso di fallibilità dell’azienda.

Testi per approfondire questo articolo

  • Analisi critica dei delitti contro l'amministrazione della giustizia

    Editore: Giappichelli
    Data di pubblicazione: dicembre 2015
    Prezzo: 22,00 -10% 19,80 €

    Tra gli argomenti trattati: Tutela dell'amministrazione della giustizia; Le principali condotte di omissione nei delitti contro l'attività giudiziaria; Ancora per una tutela strumentale e prodromica del processo: falsi reati e false incolpazioni; La tutela della funzione giurisdizionale nel processo: dal rifiuto di uffici legalmente dovuti alle condotte di falso e di frode processuale; Premialità e non punibilità: interessi a confronto; Le infedeltà processuali... (continua)