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Articolo 266 bis Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Intercettazioni di comunicazioni informatiche o telematiche

Dispositivo dell'art. 266 bis Codice di procedura penale

(1) 1. Nei procedimenti relativi ai reati indicati nell'articolo 266, nonché a quelli commessi mediante l'impiego di tecnologie informatiche o telematiche (2), è consentita l'intercettazione del flusso di comunicazioni relativo a sistemi informatici o telematici ovvero intercorrente tra più sistemi.

Note

(1) Tale norma è stata introdotta dall'art. 11 della l. 23 dicembre 1993, n. 547.
(2) Trattasi dei reati puniti dagli artt. 615bis, 615ter, 615quater, 615quinquies, 617quater, 617quinquies, 617sexies, 640ter, 491bis c.p.

Ratio Legis

La norma trova il proprio fondamento nella necessità avvertita dal legislatore di adeguare l'ordinamento alle nuove forme di comunicazione realizzate attraverso sistemi informatici.

Massime relative all'art. 266 bis Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 48370/2017

Sono legittime le intercettazioni di comunicazioni informatiche o telematiche, di cui all'art. 266-bis cod. proc. pen., effettuate mediante l'istallazione di un captatore informatico (c.d. "trojan horse") all'interno di un computer collocato in un luogo di privata dimora.

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