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Articolo 520 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

[Aggiornato al 31/08/2021]

Nuove contestazioni all'imputato assente

Dispositivo dell'art. 520 Codice di procedura penale

1. Quando intende contestare i fatti o le circostanze indicati negli articoli 516 e 517 all'imputato assente, il pubblico ministero chiede al presidente che la contestazione sia inserita nel verbale del dibattimento e che il verbale sia notificato per estratto all'imputato(1).

2. In tal caso il presidente sospende il dibattimento e fissa una nuova udienza per la prosecuzione, osservando i termini indicati nell'articolo 519 commi 2 e 3.

Note

(1) Tale comma è stato modificato dall’art. 10, comma 4, della l. 28 aprile 2014, n. 67, che ha eliminato la figura della contumacia, almeno formalmente, venendo rimpiazzata dalla figura dell'assenza dell’imputato ex art. 420 bis.

Ratio Legis

Tale norma trova la propria ratio nell'esigenza di garantire anche la possibilità di procedere a nuove contestazioni all'imputato assente.

Spiegazione dell'art. 520 Codice di procedura penale

La correlazione tra accusa e sentenza rappresenta un principio fondamentale all'interno della fase del giudizio, posto che risulta assolutamente indispensabile per un corretto ed effettivo esercizio della difesa da parte dell'imputato. Invero, è fatto divieto al giudice di pronunciarsi su un fatto che non sia stato preventivamente portato a conoscenza dell'imputato, come specularmente l'imputato ha diritto a venire giudicato solo per un fatto che gli è stato formalmente addebitato.

In linea di massima, se la decisione non coincide con la formulazione dell'imputazione, il giudice deve astenersi dal decidere e trasmettere gli atti al pubblico ministero affinché quest'ultimo formuli, se ancora possibile tenuto conto della prescrizione, una nuova imputazione (art. 521, comma 2).

Tuttavia, già nel corso del dibattimento, il pubblico ministero può modificare ed integrare l'accusa. Anzi, la modifica dell'imputazione rappresenta un potere esclusivo del pubblico ministero, da effettuarsi personalmente nei confronti dell'imputato. Se l'imputato è assente si provvede invece ai sensi della presente norma, ovvero mediante la notifica per estratto del verbale dibattimentale.

In tale ipotesi il presidente sospende il dibattimento e fissa una nuova udienza per la prosecuzione, per un tempo non inferiore a venti giorni, ma comunque non superiore a quaranta. Per la citazione della persona offesa il termine è invece di almeno cinque giorni prima dell'udienza.

Massime relative all'art. 520 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 13260/1999

L'ordinanza che dispone la rinnovazione parziale del dibattimento in appello non condiziona l'attività ulteriore del giudice procedente e, quindi, può essere in tutto o in parte revocata, sia esplicitamente sia implicitamente, essendo in questo secondo caso sufficiente che in sentenza il giudice dia ragione del proprio convincimento e dell'adeguatezza degli elementi probatori acquisiti.

Cass. pen. n. 3585/1996

La cosiddetta contestazione suppletiva è una facoltà e non un obbligo del P.M., giacché egli può agire in separata sede, e gli artt. 516 e 517 c.p.p. non la impongono necessariamente, secondo quanto rende palese l'inciso «qualora intende contestare» previsto dall'art. 520 c.p.p. con riferimento a nuove contestazioni all'imputato contumace o assente.

Cass. pen. n. 3325/1996

In materia di tutela delle acque dall'inquinamento costituisce nuova contestazione ai sensi dell'art. 520 c.p.p. e non correzione dell'imputazione l'integrazione del capo di imputazione con il riferimento al superamento dei parametri fissati dalla tabella c) allegata alla legge quando l'originaria contestazione faceva riferimento solo al superamento dei parametri di cui alla tabella a). In caso di imputato contumace o assente è perciò necessario procedere a notifica dell'estratto del verbale di dibattimento contenente la nuova contestazione.

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