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Articolo 436 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

[Aggiornato al 31/08/2021]

Provvedimenti del giudice

Dispositivo dell'art. 436 Codice di procedura penale

1. Sulla richiesta di revoca il giudice provvede con ordinanza(1).

2. Quando revoca la sentenza di non luogo a procedere, il giudice, se il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio, fissa l'udienza preliminare [418], dandone avviso agli interessati presenti [148 5] e disponendo per gli altri la notificazione; altrimenti ordina la riapertura delle indagini [414](2).

3. Con l'ordinanza di riapertura delle indagini, il giudice stabilisce per il loro compimento un termine improrogabile non superiore a sei mesi [405 2].

4. Entro la scadenza del termine, il pubblico ministero, qualora sulla base dei nuovi atti di indagine non debba chiedere l'archiviazione [408, 411], trasmette alla cancelleria del giudice la richiesta di rinvio a giudizio [405, 416].

Note

(1) Tale ordinanza è adottata all'esito di un'udienza in camera di consiglio che si svolge nelle forme previste dall'art. 127.
(2) Nel caso di prove già acquisite, il P.M. chiede al giudice di disporre, contestualmente alla revoca, il rinvio a giudizio del'imputato, mentre nel caso di prove ancora da acquisire la richiesta è disporre, contestualmente alla revoca, la riapertura delle indagini.

Ratio Legis

Tale disposizione trova il proprio fondamento nell'eventualità che, dopo la pronuncia di sentenza di non luogo a procedere, sopravvengano nuove fonti di prova.

Spiegazione dell'art. 436 Codice di procedura penale

La norma in oggetto stabilisce che il giudice per le indagini preliminari decide in merito alla revoca della sentenza di non luogo a procedere con ordinanza.

Va rammentato che la revoca delle misure segue una disciplina differenziata, a seconda che gli elementi di prova siano già stati acquisiti, oppure debbano ancora essere acquisiti.

Di tale differenza si fa carico anche la presente norma, la quale impone al giudice di fissare l'udienza preliminare qualora non siano necessarie ulteriori attività investigative, oppure la riapertura delle indagini, qualora gli elementi di prova vadano ancora acquisiti. In tale ultima ipotesi, il termine per il compimento di ulteriori indagini non può in nessun caso superare i sei mesi.

Le indagini preliminari contestualmente riaperte possono al loro volta concludersi con le consuete modalità, ovvero tramite richiesta di archiviazione, qualora il pubblico ministero ritenga di non aver ricostruito un quadro probatorio sufficiente per una pronuncia di condanna (oltre ovviamente alle ipotesi in cui acquisisca elementi che scagionino l'imputato), oppure tramite una nuova richiesta di rinvio a giudizio.

Dato che, in caso di richiesta di archiviazione susseguente allo svolgimento di nuove indagini la posizione dell'imputato risulta comunque deteriorata rispetto alla pronuncia di una sentenza di non luogo a procedere, si esclude da un punto di vista esegetico che il pubblico ministero possa esercitare una nuova azione penale.

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