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Articolo 610 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Provvedimenti temporanei

Dispositivo dell'art. 610 Codice di procedura civile

Se nel corso dell'esecuzione sorgono difficoltà che non ammettono dilazione, ciascuna parte può chiedere al giudice dell'esecuzione (1), anche verbalmente, i provvedimenti (2) temporanei occorrenti [disp. att. 183].

Note

(1) La parola «pretore» è stata sostituita dalle parole «giudice dell'esecuzione», ai sensi dell'art. 93, d.lgs. 19-2-1998, n. 51, con decorrenza dal 2-6-1999. Per la soppressione dell'ufficio del pretore si confronti l'art. 8 del c.p.c..
(2) I provvedimenti a cui la norma in esame si riferisce assumono la forma di decreto, volti a dirimere preventivamente i dubbi che si prospettano alle parti e all'ufficiale giudiziario nel corso del procedimento esecutivo, relativamente all' interpretazione del titolo esecutivo, all'identificazione dei beni esecutati. Ad ogni modo, restano esperibili gli strumenti di tutela delle opposizioni ex artt. 615, 617 e 619 nel caso in cui si voglia contestare il diritto di procedere ad esecuzione forzata, la regolarità della procedura o si lamenti la lesione di un diritto ove l'esecuzione colpisca i beni di un terzo estraneo. Infine, si precisa che le difficoltà materiali possono essere affrontate e risolte dallo stesso ufficiale giudiziario avvalendosi dei poteri di cui all'art. 513, che gli consentono di avvalersi della forza pubblica.

Ratio Legis

La funzione della norma in esame è quella di consentire la rimozione delle difficoltà materiali che possono insorgere nel corso dell'esecuzione.

Massime relative all'art. 610 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 10865/2012

Nella procedura di esecuzione per consegna o rilascio, posto che scopo della medesima è il trasferimento del potere di fatto sul bene indicato nel titolo dall'esecutato all'esecutante, di talché il suo effetto consiste in una modificazione della situazione materiale, il giudice dell'esecuzione è privo della potestà di risolvere questioni giuridiche in ordine al diritto di procedere "in executivis" ed il suo ambito di intervento è limitato alla soluzione di problemi pratici relativi al "modus procedendi" in concreto necessario per adeguare la realtà fattuale al comando da eseguire. Ne consegue che le "difficoltà", le quali, a norma dell'art. 610 c.p.c., abilitano le parti e l'ufficiale giudiziario a sollecitare al giudice provvedimenti temporanei, possono implicare, per la loro soluzione, anche l'interpretazione del titolo esecutivo, ai fini dell'individuazione della sua portata soggettiva o dell'identificazione dei beni, ma esclusivamente in vista dell'attuazione della tutela esecutiva.

Cass. civ. n. 1365/1994

Il provvedimento temporaneo emesso dal giudice della esecuzione a norma dell'art. 610 c.p.c. ha natura ordinatoria solo se esclusivamente diretto alla soluzione di difficoltà di ordine materiale insorte nel corso della esecuzione, mentre assume contenuto decisorio sulla competenza, ed è perciò impugnabile con istanza di regolamento di competenza, quando, risolvendo anche questioni pregiudiziali o relative al diritto di procedere alla esecuzione, contenga una implicita pronuncia sulla competenza.

Cass. civ. n. 10815/1993

Il decreto emesso dal pretore ai sensi dell'art. 610 c.p.c. — ove non risolva questioni relative al diritto di procedere all'esecuzione, nel qual caso ha natura di sentenza appellabile — poiché non è un provvedimento decisorio, bensì ordinatorio ai fini dell'esecuzione, e poiché non è un provvedimento definitivo, in quanto è sempre revocabile e modificabile dallo stesso pretore, essendo diretto a risolvere le difficoltà materiali che eventualmente sorgono durante l'esecuzione, non è ricorribile per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost.

Cass. civ. n. 695/1969

I provvedimenti previsti dall'art. 610 c.p.c., in quanto destinati ad esplicare un effetto temporaneo senza alcun pregiudizio sui diritti delle parti, devono essere, di regola, adottati con la forma del decreto o tutt'al più dell'ordinanza, e non sono suscettibili di impugnazione, anche perché non vincolano il giudice che li ha emessi il quale può pure modificarli per adattarli alla concreta situazione di fatto. Peraltro, qualora detti provvedimenti, benché adottati nelle forme predette, non si limitino a risolvere difficoltà di ordine materiale insorte nel corso dell'esecuzione, ma implichino la risoluzione di questioni relative al diritto di procedere all'esecuzione, essi esulano dall'ambito della norma indicata e, anziché rivestire carattere meramente ordinatorio, dimostrano di avere un vero e proprio contenuto decisorio che consente di attribuire ad essi natura di sentenza soggetta ad impugnazione. (Nella specie, versandosi in tema di esecuzione per consegna di merce depositata «allo Stato estero» in «magazzino franco», il pretore aveva ritenuto che non si potesse ordinare all'ufficiale giudiziario di procedere effettuando la consegna, ancorché simbolica, trattandosi di merce non libera né trasferibile in quanto ancora soggetta a vincolo doganale. Il gravame dell'interessato era stato dal tribunale dichiarato inammissibile, come proposto avverso provvedimento adottato a sensi dell'art. 610 e non soggetto a gravame. La S.C., nell'accogliere il ricorso, ha enunciato il principio di cui in massima).

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