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Articolo 227 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 18/04/2019]

Esecuzione della sentenza che ha pronunciato sulla querela

Dispositivo dell'art. 227 Codice di procedura civile

L'esecuzione delle sentenze previste nell'articolo precedente non può aver luogo prima che siano passate in giudicato (1).

Se non è richiesta dalle parti, l'esecuzione è promossa dal pubblico ministero a spese del soccombente con l'osservanza, in quanto applicabili, delle norme dell'articolo 481 c.p.p. (2).

Note

(1) Viene esclusa la possibilità della esecuzione provvisoria delle sentenze che pronunciano sul falso, nonché delle pronunce che ne conseguono, come il risarcimento del danno.
L'esclusione non si estende, invece, alla condanna alle spese.
(2) Ora art. 675 c.p.p..

Ratio Legis

La norma costituisce una eccezione all'art. 282 del c.p.c., secondo il quale tutte le sentenze di primo grado sono provvisoriamente esecutive. La sentenza che decide sulla falsità del documento non può, infatti, essere eseguita prima che sia avvenuto il passaggio in giudicato della pronuncia.

Massime relative all'art. 227 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 1457/1962

L'art. 227 del codice di procedura civile condiziona l'esecutività delle sentenze di appello al loro passaggio in giudicato esclusivamente per la parte di esse che attiene specificamente ai provvedimenti in tema di falso ed a quelli direttamente conseguenziali (come, ad esempio, per il risarcimento danni da falso), mentre per ogni altra eventuale pronuncia sul merito della lite ovvero sulle spese di giudizio non costituisce deroga alla norma generale dell'art. 337 c.p.c., che prevede la esecutività delle sentenze emesse in grado di appello.

Cass. civ. n. 2903/1960

La sospensione della esecutorietà delle sentenze che decidono sulla querela di falso, mira a procrastinare l'esecuzione del capo della sentenza che afferisce al documento e non si estende alla condanna alle spese.

Cass. civ. n. 1631/1951

Nello stesso giudizio in cui si chiede l'accertamento di un fatto illecito (falsità di un atto) può essere chiesto anche il risarcimento del danno a tale fatto conseguente, non essendo necessario, per proporre l'istanza di risarcimento, che sia divenuta definitiva la sentenza che accerti l'illecito.

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