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Articolo 957 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Disposizioni inderogabili

Dispositivo dell'art. 957 Codice civile

L'enfiteusi, salvo che il titolo disponga altrimenti, è regolata dalle norme contenute negli articoli seguenti (1).

Il titolo [1158, 2810, 2812] non può tuttavia derogare alle norme contenute negli articoli 958, secondo comma, 961, secondo comma, 962, 965, 968, 971 e 973 (2).

Note

(1) La regolamentazione dell'istituto in esame si evince soprattutto dal titolo e in funzione subordinata alla legge, la quale, però, detta una disciplina di natura inderogabile. Le disposizioni di nuova introduzione in materia di enfiteusi rustiche e urbane riguardano la determinazione del del canone e l'affrancazione, di cui alla l. 1966, n. 607, alla l. 1970, n. 1138 nonchè alla l. 1974, n. 270.
(2) Le disposizioni inderogabili concernono il canone (art. 961 del c.c.) e l'affrancazione del fondo (art. 971 del c.c.), gli ambiti, cioè, più rilevanti a parere del legislatore.
L'istituto in esame risponde alla precisa scelta normativa di facilitare la concessione dei terreni coltivabili in enfiteusi, mirando da una parte a garantire, senza eccezioni, un aggiornamento periodico del canone, dall'altra a consentire all'enfiteuta di appropriarsi del terreno migliorato.

Ratio Legis

Tale istituto vide la luce con il vecchio codice al fine di migliorare i fondi tenendo, altresì, conto delle esigenze dei grandi proprietari terrieri. Si ebbe, così, una separazione tra dominio utile dell'enfiteuta in qualità di coltivatore diretto e dominio diretto spettante al proprietario.

Brocardi

Iura in re aliena
Ius emphyteuticum

Spiegazione dell'art. 957 Codice civile

Sistemazione dell'enfiteusi, nel nuovo codice, fra i diritti reali

Il codice del 1865, considerando l'enfiteusi soltanto dal punto di vista della sua fonte normale, ma non unica, la collocava tra i contratti. Ma tale sede non era troppo appropriata, sia perche l'enfiteusi poteva, come puo, essere costituita anche altrimenti che per contratto, sia perchè non ne emergeva la natura reale del diritto costituito.

Il nuovo codice, dettando la disciplina dell'enfiteusi, ha corretto questa non troppo propria sistemazione del codice del 1865, e ha compreso l'istituto fra i diritti reali, accanto all'usufrutto.


­Inderogabilità di alcune disposizioni regolanti l'enfiteusi

Ad evitare poi che sorgano contestazioni sul modo come l'enfiteusi deve essere regolata, il legislatore ha stabilito esplicitamente che essa o è regolata dalle convenzioni delle parti oppure, in mancanza di convenzioni speciali, dalle disposizioni contenute nel nuovo codice, alcune delle quali hanno carattere inderogabile.

Anche nel caso, però, che l'enfiteusi sia regolata dalle convenzioni delle parti, queste disposizioni aventi carattere di inderogabilità, in ogni caso, non possono essere contrarie alla disciplina che all'istituto ha dato it nuovo codice, e in particolare esse non possono in via assoluta derogare alle disposizioni dell'art. 958, comma secondo, 151, comma secondo, 962, 965, 968 e 971, che si riferiscono rispettivamente al termine minimo di durata delle enfiteusi temporanee, alla ripartizione degli obblighi nel caso in cui il fondo sia diviso e goduto separatamente da più enfiteuti o eredi, alla revisione del canone, alla disponibilita del diritto enfiteutico, all’ inammissibilita della sub-enfiteusi, all'esercizio del diritto di affrancazione.

E questa inderogabilità appare più che giustificata, se si tiene presente che le sopra citate disposizioni sono dirette a tutelare non il privato interesse, ma un interesse generale. Conseguentemente, se venisse apposta in un contratto di enfiteusi una clausola derogatoria a una qualsiasi delle disposizioni nei citati articoli, essa sarebbe nulla e renderebbe nullo il contratto di enfiteusi stipulato con una tale clausola contraria alla legge.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

447 Nel dettare nel quarto titolo del libro la disciplina dell'enfiteusi, ho corretto la meno propria sistemazione del codice del 1865, che, considerando l'enfiteusi soltanto dal punto di vista della sua fonte normale, ma non unica, la collocava tra i contratti. La disciplina che l'istituto riceveva nel codice precedente era informata ad aperto disfavore, determinato in parte da qualche degenerazione che l'istituto stesso aveva subito permeandosi nel diritto intermedio di elementi feudali, in parte dall'influenza della rivoluzione francese, che, ravvisando in esso un residuo del feudalismo, condusse a bandirlo dal codice napoleonico. Dominato dal principio che la libera commerciabilità dei fondi non dovesse trovare nella legge alcun ostacolo, il codice del 1865, senza riguardo alla funzione sociale dell'istituto e agli interessi del concedente, conferì all'enfiteuta illimitata libertà di alienazione del fondo e, parimenti senza alcun limite, gli riconobbe il diritto di affrancazione. Spento l'interesse dei proprietari a costituirle, ben rare furono le enfiteusi stipulate sotto l'impero del codice anteriore. Nel rielaborare la disciplina dell'istituto, pur conservandone i lineamenti essenziali, ho introdotto talune profonde innovazioni al fine di renderlo meglio idoneo ad attuare la funzione, di cui apparisce ancora capace, del miglioramento dei fondi o dell'incremento della produzione nazionale. Come nel codice del 1865 (art. 1556), l'enfiteusi può essere perpetua o temporanea. A differenza però del codice precedente, che non fissava alcun termine minimo di durata dell'enfiteusi temporanea, l'art. 958 del c.c. stabilisce che questa non può essere costituita per una durata inferiore ai venti anni. Ho ritenuto necessario fissare il detto termine, perché un'enfiteusi meno duratura non risponderebbe alle finalità economiche e sociali dell'istituto. Salvo che il titolo disponga altrimenti, l'enfiteusi è regolata dalle disposizioni di legge; alcune di queste hanno però carattere inderogabile. Tali sono quelle che attengono al termine minimo di durata, alla ripartizione degli obblighi nel caso in cui il fondo sia diviso e goduto separatamente da più enfiteuti o eredi, alla revisione del canone, alla disponibilità del diritto enfiteutico, all'inammissibilità della subenfiteusi, all'esercizio del diritto di affrancazione, all'inammissibilità, entro certi limiti, della clausola risolutiva espressa (art. 957 del c.c.). L'inderogabilità è correlativa al carattere pubblico dell'interesse che le menzionate norme sono dirette a tutelare.

Massime relative all'art. 957 Codice civile

Cass. civ. n. 9135/2012

Il regime giuridico del cosiddetto "livello" va assimilato a quello dell'enfiteusi, in quanto i due istituti, pur se originariamente distinti, finirono in prosieguo per confondersi ed unificarsi, dovendosi, pertanto, ricomprendere anche il primo, al pari della seconda, tra i diritti reali di godimento. Ne consegue che l'accertamento positivo o negativo dell'esistenza del "livello" esula dalla competenza "ratione materiae" della sezione specializzata agraria, non attenendo ad un rapporto astrattamente riconducibile nell'ambito di quelli contemplati dalla speciale legislazione sui contrati agrari.

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