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Articolo 2449 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Società con partecipazione dello Stato o di enti pubblici

Dispositivo dell'art. 2449 Codice civile

Se lo Stato o gli enti pubblici hanno partecipazioni in una società per azioni (1) che non fa ricorso al mercato del capitale di rischio, lo statuto può ad essi conferire la facoltà di nominare un numero di amministratori e sindaci, ovvero componenti del consiglio di sorveglianza, proporzionale alla partecipazione al capitale sociale.
Gli amministratori e i sindaci o i componenti del consiglio di sorveglianza nominati a norma del primo comma possono essere revocati soltanto dagli enti che li hanno nominati. Essi hanno i diritti e gli obblighi dei membri nominati dall'assemblea. Gli amministratori non possono essere nominati per un periodo superiore a tre esercizi e scadono alla data dell'assemblea convocata per l'approvazione del bilancio relativo all'ultimo esercizio della loro carica.
I sindaci, ovvero i componenti del consiglio di sorveglianza, restano in carica per tre esercizi e scadono alla data dell'assemblea convocata per l'approvazione del bilancio relativo al terzo esercizio della loro carica.
Alle società che fanno ricorso al capitale di rischio si applicano le disposizioni del sesto comma del'articolo 2346. Il consiglio di amministrazione può altresì proporre all'assemblea, che delibera on le maggioranze previste per l'assemblea ordinaria, che i diritti amministrativi previsti dallo statuto a favore dello Stato o degli enti pubblici siano rappresentati da una particolare categoria di azioni. A tal fine è in ogni caso necessario il consenso dello Stato o dell'ente pubblico a favore del quale i diritti amministrativi sono previsti (2).

Note

(1) L'art. 56 del Trattato CE va interpretato in senso ostativo alla presente norma nazionale, atteso che è consentito allo Stato o all'ente pubblico che partecipano nel capitale sociale di godere di un potere di controllo sproporzionato rispetto alla loro partecipazione nel capitale.
(2) Articolo modificato dall'art. 13, comma 1, L. 25 febbraio 2008, n. 34.

Ratio Legis

La norma in commento non contiene una disciplina organica della partecipazione dell’azionista pubblico nella società per azioni, occupandosi invece di due soli momenti di questo processo:
a) la designazione dei membri degli organi di gestione e controllo;
b) la possibile decisione di porre termine unilateralmente ed anticipatamente al rapporto, attraverso l’istituto della revoca.

Spiegazione dell'art. 2449 Codice civile

Secondo l'opinione condivisa le società a partecipazione pubblica non sono riconducibili ad una categoria unitaria, dovendosi discernere quelle di diritto comune da quelle di diritto speciale in quanto diversamente caratterizzate sul piano della funzione o dell'organizzazione.
Una disciplina specifica della nomina pubblica delle cariche sociali è dettata per le società di gestione dei servizi pubblici locali e nei provvedimenti sulla dismissione delle partecipazioni pubbliche.

Alcune leggi speciali pongono limiti alla partecipazione di enti pubblici in società private.

Le società per azioni a partecipazione pubblica sono imprenditori commerciali regolati dalla disciplina delle s.p.a., salve le regole di cui al presente articolo.
Il possesso di tutte o parte delle azioni da parte di un ente pubblico non altera, dunque, la natura di soggetto privato propria di tali società, che mantengono un'autonomia rispetto all'ente designante.

La nomina diretta può avvenire da parte di più enti. Si esclude che l'ente pubblico possa nominare direttamente il presidente del c.d.a o il direttore generale della s.p.a.
Nomina e revoca sono esercizio di diritti potestativi e, perciò, immediatamente efficaci. Tali atti configurano provvedimenti amministrativi discrezionali impugnabili solo davanti al giudice amministrativo.
L'atto di nomina instaura per il nominato un duplice rapporto: con l'ente pubblico e con la società.
La durata dell'incarico è limitata a tre esercizi con scadenza alla data dell'assemblea convocata per l'approvazione del bilancio dell'ultimo esercizio.

Anche gli amministratori di nomina pubblica sono responsabili e rispondono ai sensi degli artt. 2392 e ss.

In quanto imprenditori commerciali, le società a partecipazione pubblica sono assoggettate a fallimento.

Massime relative all'art. 2449 Codice civile

Cass. civ. n. 12339/2010

Quando la P.A. intenda dar vita ad una società mista a partecipazione pubblico-privata, l'accertata violazione delle regole da seguire nel procedimento (di evidenza pubblica) di scelta del socio privato non è tale da incidere sull'esistenza giuridica della società - nella specie, di capitali - ormai iscritta nel registro delle imprese: peraltro, l'indicato accertamento comporta l'impossibilità per detta società di operare secondo l'originario progetto statutario e, quindi, di conseguire il proprio oggetto, dovendo dunque essa, ancorché giuridicamente esistente, considerarsi in situazione di scioglimento e, per ciò stesso, non in condizione di perseguire utilmente lo scopo per cui era stata creata, con conseguente carenza di interesse ad agire o ad intervenire in giudizio per tutelare posizioni soggettive connesse a quello scopo.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 12339 del 20 maggio 2010)

Cass. civ. n. 7799/2005

La società per azioni con partecipazione pubblica non muta la sua natura di soggetto di diritto privato solo perché il Comune ne possegga, in tutto o in parte, le azioni: il rapporto tra società ed ente locale è di assoluta autonomia, al Comune non essendo consentito incidere unilateralmente sullo svolgimento del rapporto medesimo e sull'attività della società per azioni mediante l'esercizio di poteri autoritativi o discrezionali, ma solo avvalendosi degli strumenti previsti dal diritto societario, da esercitare a mezzo dei membri di nomina comunale presenti negli organi della società. Ne consegue che rientra nella giurisdizione del giudice ordinario la controversia avente ad oggetto la domanda di annullamento di provvedimenti comunali di non approvazione del bilancio e conseguente revoca degli amministratori di società per azioni di cui il Comune sia unico socio, costituendo gli atti impugnati espressione non di potestà amministrativa ma dei poteri conferiti al Comune dagli artt. 2383, 2458 e 2459 c.c., nella specie trasfusi nello statuto della società per azioni, e quindi manifestazione di una volontà essenzialmente privatistica, cosicché la posizione soggettiva degli amministratori revocati che non svolgono né esercitano un pubblico servizio è configurabile in termini di diritto soggettivo, dovendo inoltre escludersi la riconducibilità di detta controversia nel novero di quelle attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo dall'art. 33 del D.L.vo 31 marzo 1998, n. 80 (novellato dall'art. 7 della legge 21 luglio 2000, n. 205).
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 7799 del 15 aprile 2005)

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