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Articolo 2357 ter Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 10/06/2019]

Disciplina delle proprie azioni

Dispositivo dell'art. 2357 ter Codice civile

Gli amministratori non possono disporre delle azioni acquistate a norma dei due articoli precedenti se non previa autorizzazione dell'assemblea, la quale deve stabilire le relative modalità. A tal fine possono essere previste, nei limiti stabiliti dal primo e secondo comma dell'articolo 2357, operazioni successive di acquisto ed alienazione.

Finché le azioni restano in proprietà della società, il diritto agli utili e il diritto di opzione sono attribuiti proporzionalmente alle altre azioni. Il diritto di voto è sospeso, ma le azioni proprie sono tuttavia computate ai fini del calcolo delle maggioranze e delle quote richieste per la costituzione e per le deliberazioni dell'assemblea. Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio il computo delle azioni proprie è disciplinato dall'articolo 2368, terzo comma(1)(2).

L'acquisto di azioni proprie comporta una riduzione del patrimonio netto di eguale importo, tramite l'iscrizione nel passivo del bilancio di una specifica voce, con segno negativo(3).

Note

(1) Comma sostituito dall'art. 1, D. Lgs. 29 novembre 200, n. 224.
(2) Il secondo comma, ultimo periodo, impone di computare le azioni proprie nel quorum deliberativo assembleare. Ne consegue che non è applicabile quando il quorum non sia prederminato in rapporto all'intero capitale sociale, o quando lo sia, ma non superi il 50%. In tal caso si applica la regola della maggioranza assembleare.
(3) Comma così sostituito dall'art. 6 comma 1 D. lgs. 18 agosto 2015 n. 139.

Ratio Legis

Il legislatore con tale previsione mira a scongiurare il pericolo di alterazione del corretto funzionamento dell'organizzazione societaria.

Spiegazione dell'art. 2357 ter Codice civile

Gli amministratori possono disporre delle azioni proprie solo previa autorizzazione dell'assemblea ordinaria, la quale stabilisce le relative modalità. Nella medesima deliberazione l'assemblea può autorizzare gli amministratori a compiere operazioni successive di acquisto e alienazione (c.d. trading di azioni proprie), senza la necessità di singole autorizzazioni all'acquisto e all'alienazione. In caso di trading su azioni proprie gli amministratori sono tenuti a predisporre la relazione sulla gestione (2428, 2° comma).
Il diritto agli utili e il diritto di opzione spettanti alle azioni proprie sono attribuiti proporzionalmente agli altri soci. Le obbligazioni convertibili non partecipano alla redistribuzione del diritto di opzione.
Il diritto di voto è sospeso, ma le azioni proprie sono computate nel calcolo dei quorum costitutivi e deliberativi delle assemblee. Se non vi fosse tale previsione, il diritto di voto per le azioni proprie sarebbe esercitato dagli amministratori i quali potrebbero essere in conflitto di interesse, recando pregiudizio ai soci.
Per le società aperte il computo delle azioni è disciplinato dall'art. 2368, 3° comma, in base al quale "le azioni per le quali non può essere esercitato il diritto di voto sono computate ai fini della regolare costituzione dell'assemblea. Le medesime azioni e quelle per le quali il diritto di voto non è stato esercitato a seguito della dichiarazione del socio di astenersi per conflitto di interessi non sono computate ai fini del calcolo della maggioranza e della quota di capitale richiesta per l'approvazione della deliberazione".
L'ultimo comma della norma in commento prevede la creazione di una riserva di azioni proprie in portafoglio per evitare l'annacquamento del capitale sociale. Infatti l'acquisto di azioni proprie non dà luogo ad un effettivo incremento patrimoniale, per cui all'iscrizione all'attivo del valore delle azioni proprie, deve seguire l'iscrizione al passivo dello stato patrimoniale di un'apposita riserva contabile. Tale riserva consiste in una mera posta correttiva del bilancio e non può essere utilizzata come le riserve ordinarie.

Massime relative all'art. 2357 ter Codice civile

Cass. civ. n. 23950/2018

Ai sensi dell'art. 2357 ter, comma 2, c.c., come modificato dal d.l.vo n. 224 del 2010, nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio le azioni proprie sono incluse nel computo sia del "quorum" costitutivo che di quello deliberativo.

Cass. civ. n. 23540/2013

Le azioni proprie della società, a norma dell'art. 2357 ter, secondo comma, secondo periodo, c.c., nel testo introdotto dall'art. 10 del d.p.r. 10 febbraio 1986, n. 30, ed anteriore alla modifica apportata dall'art. 1, comma 3, del d.l.vo 29 novembre 2010, n. 224, vanno incluse nella base su cui calcolare i "quorum" costitutivi o deliberativi, esclusivamente allorché tali "quorum" si configurino come quote del capitale sociale, per cui, in caso di assemblea ordinaria in seconda convocazione, la maggioranza assoluta per deliberare deve essere calcolata sul solo ammontare delle azioni rappresentate dai soci partecipanti all'assemblea, senza tener conto delle azioni proprie di cui sia titolare la società.

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