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Articolo 2208 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Responsabilità personale dell'institore

Dispositivo dell'art. 2208 Codice civile

L'institore è personalmente obbligato (1) se omette di far conoscere al terzo che egli tratta per il preponente; tuttavia il terzo può agire anche contro il preponente per gli atti compiuti dall'institore, che siano pertinenti all'esercizio dell'impresa a cui è preposto [2204].

Note

(1) Viene applicato il principio della spendita del nome (v. 1387 ss.), la cui omissione non è sufficiente a far considerare l'institore responsabile nei confronti dei terzi.
Per la sussistenza di una responsabilità personale dello stesso è necessario che l'institore abbia tenuto un comportamento idoneo ad ingenerare nel terzo il convincimento che egli fosse l'effettivo titolare del rapporto giuridico.

Ratio Legis

La norma è posta a tutela dei terzi.

Brocardi

Actio institoria

Spiegazione dell'art. 2208 Codice civile

La norma prevede due distinte ipotesi di assunzione di responsabilità:
  1. una a carico dell'institore;
  2. un'altra a carico dell'imprenditore.
La norma può essere applicata se esiste effettivamente la preposizione institoria e se l'institore abbia agito in concreto per l'attuazione dei compiti assegnatigli.
Secondo tale disposizione, il titolare dell'impresa è, per presunzione, responsabile di tutti gli atti compiuti in suo nome nella sede dell'impresa stessa, ciò in base ai principi dell'apparenza giuridica e dell'affidamento.
La giurisprudenza ha precisato che la nomina di un institore non esclude la responsabilità del titolare dell'impresa per gli atti dallo stesso compiuti.

La norma disciplina la fattispecie della c.d. contemplatio domini presunta. La giurisprudenza, con tale locuzione, si riferisce agli atti pertinenti all'esercizio dell'impresa compiuti dall'institore. La mancanza della necessità della contemplatio domini costituisce una deroga al diritto comune e altra deroga è data dal fatto che delle obbligazioni derivanti dall'atto compiuto dall'institore rispondono due soggetti, l'institore in base al criterio della spendita del nome e il preponente in base al criterio della pertinenza dell'atto all'esercizio dell'impresa.
In entrambe le ipotesi la dottrina ritiene applicabile la norma anche ai casi in cui è dubbio se l'institore agisca in proprio o per il preponente (FERRARA-CORSI).
Perciò si deve ritenere che la norma non si applichi al caso in cui l'institore abbia agito nel proprio interesse, oltre che in proprio nome, anche se l'atto rientri astrattamente fra gli atti pertinenti all'esercizio dell'impresa. In tale ipotesi sarà l'institore a rispondere verso i terzi.

Nei rapporti interni il preponente ha diritto di regresso nei confronti dell'institore se quest'ultimo ha agito per conto proprio.
L'institore ha, invece, diritto di regresso verso l'imprenditore se quest'ultimo ha fatto proprio il risultato dell'affare o se, comunque, l'affare a lui apparteneva.

Massime relative all'art. 2208 Codice civile

Cass. civ. n. 5671/2006

La nomina di un institore non esclude la responsabilità del titolare dell'impresa per gli atti dallo stesso compiuti, evincendosi dal sistema, ed in particolare dall'art. 2208 c.c., che l'imprenditore risponde in via presuntiva di tutti gli atti compiuti in suo nome nella sede dell'impresa stessa, per essere a lui riferibili, secondo i principi fondamentali dell'apparenza giuridica e dell'affidamento, le attività svolte da coloro i quali, a qualsiasi titolo, agiscano nella suddetta sede quali suoi incaricati o che, ragionevolmente, possano essere considerati tali.

Cass. civ. n. 6596/1986

Dal sistema della legge e, in particolare, dalla norma di cui all'art. 2208 c.c., si evince che il titolare dell'impresa è, per presunzione, responsabile di tutti gli atti compiuti in suo nome nella sede dell'impresa stessa, essendo a lui riferibili, in base ai fondamentali principi dell'apparenza giuridica e dell'affidamento, le attività svolte da coloro i quali, a qualsiasi titolo, agiscano nella suddetta sede quali suoi incaricati o che, ragionevolmente, possano essere considerati tali.

Cass. civ. n. 362/1970

Per tutti gli atti pertinenti all'esercizio dell'impresa, l'art. 2208 c.c. - derogando al principio generale sancito in tema di rappresentanza dall'art. 1388 - stabilisce la presunzione che l'institore agisce in nome del preponente, per cui questi rimane obbligato anche se non sia stato espressamente speso il suo nome, ferma, in tal caso, anche la responsabilità personale del preposto. In queste ipotesi il terzo è abilitato ad agire contro il preponente, e non è tenuto a dare la prova positiva che il contratto fu concluso e l'obbligazione assunta dal rappresentante mediante spendita del nome del rappresentato.

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