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Articolo 1941 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Limiti della fideiussione

Dispositivo dell'art. 1941 Codice civile

La fideiussione non può eccedere ciò che è dovuto dal debitore, né può essere prestata a condizioni più onerose.

Può prestarsi per una parte soltanto del debito o a condizioni meno onerose (1).

La fideiussione eccedente il debito o contratta a condizioni più onerose è valida nei limiti dell'obbligazione principale (2).

Note

(1) La fideiussione è più onerosa, ad esempio, se prevede una clausola solve et repete, che impone al fideiussore di adempiere senza poter sollevare, prima, alcuna eccezione. E' invece meno onerosa se, tra le altre ipotesi, prevede un luogo di adempimento più vantaggioso per il fideiussore (1182 c.c.) ovvero un termine di adempimento più lungo (1184 ss. c.c.).
(2) Si tratta di nullità parziale (1419 c.c.) in quanto colpisce solo una parte del contratto, mentre la rimanente parte conserva validità.

Ratio Legis

La previsione, così come quella dell'art. 1940 c.c., si spiega in base al principio di accessorietà, in ossequio al quale l'obbligazione fideiussoria esiste solo se esiste quella garantita.

Brocardi

Fideiussores et in partem pecuniae et in partem rei, recte accipi possunt

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 1941 Codice civile

Cass. civ. n. 9848/2012

Il recesso del fideiussore dalla garanzia prestata per i debiti di un terzo, derivanti da un rapporto di apertura di credito bancario in conto corrente destinato a prolungarsi ulteriormente nel tempo, produce l'effetto di circoscrivere l'obbligazione accessoria al saldo del debito esistente al momento in cui il recesso medesimo è diventato efficace. L'obbligo del garante è limitato al pagamento di tale saldo anche qualora il debito dell'accreditato, al momento in cui la successiva chiusura del conto rende la garanzia attuale ed esigibile, risulti aumentato in dipendenza di operazioni posteriori, e senza che peraltro, ai fini della determinazione dell'ambito della prestazione dovuta dal garante, possa aversi una considerazione delle ulteriori rimesse dell'accreditato separata e diversa rispetto ai prelevamenti dallo stesso operati, e ciò stante l'unitarietà e l'inscindibilità del rapporto tra banca e cliente. Solo se il saldo esistente alla chiusura del rapporto di apertura di credito sia inferiore a quello esistente al momento del recesso del fideiussore, si verifica una corrispondente riduzione dell'obbligazione fideiussoria, in applicazione della regola sancita dall'art. 1941, primo comma, c.c., per cui la fideiussione non può eccedere l'ammontare dell'obbligazione garantita.

Cass. civ. n. 10864/1999

Nella fideiussione, la clausola cosiddetta «a prima richiesta e senza Eccezioni», in cui si consente al creditore di esigere dal garante il pagamento immediato del credito senza la possibilità di eccepire l'eventuale avvenuto adempimento da parte del debitore principale o la giustificazione dell'inadempimento per fatto della controparte, configura una valida espressione di autonomia negoziale, che assegna alla fideiussione carattere di atipicità, in deroga al principio dell'accessorietà, ma che non fa venir meno la connessione tra il rapporto accessorio e quello principale; non essendo l'autonomia del contratto assoluta ma relativa ed essendo possibile, in ipotesi di pagamento non dovuto, il riequilibrio delle posizioni contrattuali attraverso il regresso, la posizione del garante non è più onerosa di quella del debitore principale e deve, pertanto, escludersi che ricorra una violazione dell'articolo 1941 c.c.

Cass. civ. n. 1427/1999

La previsione per l'obbligazione fideiussoria di una scadenza anteriore a quella dell'obbligazione principale concretizza l'ipotesi di cui all'art. 1941, terzo comma, c.c., sotto il profilo della maggiore onerosità delle condizioni a cui è sottoposta la fideiussione, e comporta la nullità della clausola relativa all'anticipazione della scadenza dell'obbligazione fideiussoria. (Nella specie in sede di contratto definitivo, stipulato dopo che era già stata prestata la fideiussione, era stata posticipata la data dell'adempimento rispetto a quanto previsto nel contratto preliminare).

Cass. civ. n. 2752/1995

Le rimesse effettuate alla banca in conto corrente dal debitore principale dopo il recesso del fideiussore hanno natura solutoria — e quindi effetti riduttivi sul contenuto dell'obbligazione di garanzia, per il principio contenuto nell'art. 1941 c.c. — quando esse afferiscono ad un conto non assistito da un contratto di concessione di credito (ovvero quando il saldo passivo superi l'importo massimo del credito che la banca si è impegnata a concedere), mentre, in presenza di un'apertura di credito (configurabile anche sulla base di fatti concludenti, non essendo necessaria la forma scritta), le suddette rimesse hanno la funzione di ripristinare la disponibilità che la banca è obbligata ad apprestare al correntista.

Cass. civ. n. 711/1995

In tema di fideiussione prestata a garanzia di un'apertura di credito in conto corrente, senza predeterminazione di durata, il recesso del fideiussore è operante dal momento in cui viene a conoscenza della banca e produce l'effetto di limitare la garanzia al saldo passivo esistente a tale data, non essendo al garante opponibile l'ulteriore prosecuzione dei rapporto di apertura del credito. Tuttavia, poiché l'obbligazione del fideiussore ha lo stesso contenuto dell'obbligazione garantita (non potendo eccedere ciò che è dovuto dal debitore principale — art. 1941, comma 1, c.c.) e diventa attuale quando questa, con l'estinzione del rapporto di credito viene definitivamente determinata ed è esigibile, l'intervenuto recesso assume rilievo in relazione al saldo finale del conto, contenendo nei limiti suddetti l'ambito della garanzia, senza che — valendo il principio di inscindibilità delle rimesse attive e passive sia nel rapporto tra banca e cliente, che in quello tra banca e garante — le rimesse attive affluite sul conto dopo il recesso del fideiussore e fino alla chiusura del rapporto creditizio possano essere conteggiate a favore del garante in riduzione del saldo esistente alla data del recesso medesimo.

Cass. civ. n. 103/1985

Allorquando la fidejussione di un debito e di relativi accessori sia oggettivamente limitata ad un ammontare determinato (ex art. 1941, comma secondo, c.c.) l'obbligazione fideiussoria cessa non appena il tetto massimo della garanzia sia stato raggiunto, anche per il cumulo degli interessi moratori che siano già maturati nella misura ultralegale pattuita. Pertanto la mora del fideiussore non può ridare vigore alla garanzia così esaurita ma può dar luogo soltanto — salva diversa diretta pattuizione tra fideiussore e creditore — ai normali effetti di cui all'art. 1224 c.c. e, quindi, all'obbligo, per il fideiussore costituito in mora, di corrispondere, oltre il tetto massimo garantito, soltanto i correlativi interessi moratori al tasso legale, a nulla rilevando, al di là di detto limite della garanzia, che tali interessi siano stati convenuti in misura ultralegale tra creditore e debitore principale in relazione al debito garantito.

Cass. civ. n. 1572/1984

Con riguardo a fidejussione prestata per un'apertura di credito bancario, il recesso del fidejussore, ove consentito nel perdurare del rapporto principale, produce l'effetto di circoscrivere l'obbligazione accessoria al saldo del debitore esistente al momento in cui il recesso medesimo diventa efficace, nel senso che l'obbligo del garante è limitato al pagamento di tale saldo ancorché il debito dell'accreditato, al momento della chiusura del conto, risulti aumentato in dipendenza di operazioni successive. D'altra parte, però, sull'obbligazione di garanzia così determinata non incidono le ulteriori rimesse dell'accreditato, le quali, stante l'unitarietà del rapporto, non possono essere considerate separatamente da prelevamenti, occorrendo aver riguardo, per determinare l'entità dell'obbligazione principale, al saldo esistente alla chiusura del rapporto di apertura di credito; e solo se tale saldo sia inferiore a quello esistente al momento del recesso, si verifica una corrispondente riduzione dell'obbligazione fidejussoria, in applicazione della regola sancita dall'art. 1941; comma primo; c.c. per cui la fidejussione non può eccedere l'ammontare dell'obbligazione garantita.

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Cristina V. chiede
domenica 05/11/2017 - Lombardia
“In qualità di Amministratore di Sostegno, sto procedendo alla sottoscrizione di contratto di locazione, a favore del beneficiario, nonché conduttore dell'immobile

All'uopo, il proprietario dell'appartamento richiede garanzia fideiussoria per la intera durata del contratto di locazione, quest'ultimo, preventivamente concordato, in complessivi anni quattro più quattro.

La fideiussione viene richiesta, dal proprietario, per il valore complessivo, corrispondente a dodici mensilità, fatta salva la facoltà, di rito , della preventiva escussione da parte del proprietario medesimo.

L'istituto bancario di riferimento, nel caso di specie, nostro fidejussore, pone invece il vincolo della emissione della garanzia in parola, per un.periodo massimo di anni quattro, eventualmente, rinnovabile alla scadenza del primo quadriennio, ma non, preventivamente, applicabile per l'intero periodo richiesto dal locatore di quattro più quattro anni.

Chiedo con la presente Vostro parere in merito alle caratteristiche della fideiussione richiesta e legittimità della stessa,inoltre quale sia la formula corretta, da applicarsi alla durata della garanzia fideiussoria, ovvero, se vi sia una condizione, prevalente, di legittimità o, se la durata della fideiussione, possa essere ricondotta ai soli accordi preliminarmente assunti tra le parti.

Stante l'urgenza dei fatti, che si manifesta, nel dover procedere, con urgenza, alla sottoscrizione del contratto e, trasferimento, conseguente, del beneficiario, dalla precedente situazione abitativa, chiedo se sia, eccezionalmente, possibile,Vostro riscontro di merito nella giornata di lunedi 6 novembre p.v.

Distintamente,grazie

Cristina V.”
Consulenza legale i 07/11/2017
L’istituto della fideiussione è disciplinato dagli articoli 1936 e seguenti del codice civile.
Si tratta di un accordo bilaterale tra il creditore ed il fideiussore. Una delle sue caratteristiche più importanti è l’accessorietà rispetto all’obbligazione principale: la fideiussione non è valida se non è valida anche quest’ultima. Inoltre, essa non può eccedere ciò che è dovuto dal debitore, né può essere prestata a condizioni più onerose mentre può prestarsi per una parte soltanto del debito o a condizioni meno onerose (art.1941 c.c.).
Fatte queste brevissime precisazioni di carattere generale, con riguardo la fideiussione prestata nell’ambito di un contratto di locazione, andiamo a rispondere ai quesiti posti.
La richiesta del proprietario (che cioè la durata della fideiussione sia corrispondente a quella del contratto di locazione) appare legittima stante la natura accessoria della fideiussione rispetto alla obbligazione principale. Nel caso del contratto di locazione, la durata di quest’ultima è di quattro anni più quattro come previsto dal legislatore all’art. 2 della Legge 431/98. Sul punto, in una non molto risalente pronuncia (sentenza 6 novembre 2008, n. 26611) la Cassazione osserva che «la fideiussione instauratasi a garanzia di un rapporto di locazione si estende all'intero periodo di durata del rapporto locatizio, compreso, quindi, quello conseguente alla rinnovazione tacita del contratto di locazione. Nella specie non ricorre un'ipotesi di fideiussione omnibus: e ciò perché, da un lato, non si tratta di obbligazioni future o condizionali, ma di quelle nascenti dal contratto di locazione originariamente concluso, e, dall'altro, perché le obbligazioni sono determinate (o quantomeno determinabili) con riferimento alle parti e all'entità dei canoni locativi, il cui importo è determinato sulla base delle previsioni contrattuali».
Tuttavia, parimenti legittima è la richiesta della banca di apporre un limite (solo quattro anni) alla durata della fideiussione. Infatti, come sopra specificato, l’art. 1941 del codice civile esclude solo che la prestazione accessoria sia più onerosa di quella principale e che non ecceda quest’ultima. Su tale aspetto, si è pronunciata la Suprema Corte con la sentenza n. 27531 del 30/12/2014 nella quale ha rilevato che : “La giurisprudenza di legittimità, sebbene si sia raramente occupata del problema, non ha trovato ostacoli alla ammissibilità della prestazione della garanzia per un tempo inferiore a quello del contratto principale” e che “la previsione di un limite di tempo alla fideiussione inferiore a quello del rapporto garantito deve ritenersi consentita. E invero, sebbene non espressamente prevista dal codice, una tale previsione può ricondursi alla previsione dell'art. 1941 secondo comma c.c. che consente di prestare la fideiussione per una parte soltanto del debito o a condizioni meno onerose e, in ogni caso, la stessa non è vietata perché pur sempre tesa a mettere il garante in una posizione più favorevole rispetto a quella del debitore principale.”
Quindi, se il proprietario di casa accetta quanto richiesto dalla banca (“periodo massimo della fideiussione di anni quattro, eventualmente, rinnovabile alla scadenza del primo quadriennio”) l’accordo tra creditore e fideiussore sarà pienamente valido ed efficace non violando il limite posto dal sopra citato art.1941 del codice civile e trovando altresì conferma nell’interpretazione della giurisprudenza di legittimità.

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