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Articolo 1932 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Norme inderogabili

Dispositivo dell'art. 1932 Codice civile

Le disposizioni degli articoli 1887, 1892, 1893, 1894, 1897, 1898, 1899, secondo comma, 1901, 1903, secondo comma, 1914, secondo comma, 1915, secondo comma, 1917, terzo e quarto comma, e 1926 non possono essere derogate se non in senso più favorevole all'assicurato.

Le clausole che derogano in senso meno favorevole all'assicurato sono sostituite di diritto dalle corrispondenti disposizioni di legge [1339, 1419 2].

Ratio Legis

La norma è posta a tutela della posizione dell'assicurato, ritenuto dal legislatore parte debole del contratto di assicurazione.

Spiegazione dell'art. 1932 Codice civile

Esegesi ed effetti della norma

Come già si è detto nell'introduzione, a differenza del legislatore del 1882 e del progetto 1921, e a somiglianza invece delle più moderne leggi straniere e sulle orme del progetto 1940, l’attuale codice si preoccupa della tutela del contraente debole nel dibattito contrattuale, lo stipulante.

E mentre lascia all'interprete il giudicare quali norme da esso stabilite debbono ritenersi poste nel fondamentale interesse per l’ordinamento giuridico e debbano perciò ritenersi imperative, stabilisce invece espressamente quali norme debbano considerarsi poste nell’interesse dell'assicurato e come tali siano imperative relative, derogabili cioè soltanto in suo favore. Quali siano queste norme richiamate dall'art. 1932, lo abbiamo visto man mano, commentando gli articoli che precedono.

Data la ragione della norma dell'art. 1932 non è applicabile alla riassicurazione, nella quale, essendo assicuratore anche il riassicurato, non esiste contraente più debole e conseguente necessità di sua tutela.

Il capoverso stabilisce inoltre che se le clausole che derogano in senso favorevole all'assicurato sono sostituite di diritto dalle corrispondenti disposizioni di legge. Questa norma, già affermata in tema di lavoro per la sostituzione automatica delle clausole del contratto individuale di lavoro meno favorevoli al lavoratore con quelle corrispondenti e più favorevoli del contratto collettivo, è in realtà superflua: perché è principio generale che in caso di violazione di norma (anche relativamente) inderogabile, le convenzioni contrarie sono nulle ; e che perciò si applica de jure la legge, non più derogata.

Non è inutile notare che, dato che le condizioni generali di polizza sono sottoposte all'approvazione esplicita (assic. vita) o implicita (assic. danni) della p. a., la quale ne controlla la legittimità oltre che l'opportunità tecnica, senza peraltro sanare l'eventuale illiceità di clausole the sussistessero, in pratica le clausole contrarie alla disposizione dell'articolo 1932 si troveranno eventualmente piuttosto tra le c. d. condizioni particolari che tra quelle generali.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 1932 Codice civile

Cass. civ. n. 4889/1998

L'inserzione in un contratto di assicurazione, concluso mediante un modulo o formulario, di una clausola che preveda l'onere (a carico dell'assicurato) del tempestivo avviso del sinistro entro un termine di decadenza (convenzionale) — clausola che è valida ove contempli un termine più lungo di quello (di tre giorni) stabilito dalla legge e sanzionato solo con la possibile riduzione dell'indennizzo, bilanciando così in favore dello stesso assicurato l'introduzione del termine decadenziale, in modo da non dover essere ricondotta al disposto dell'art. 1932, comma primo, c.c. — deve essere specificamente approvata per iscritto ai sensi dell'art. 1342, comma secondo, c.c., salvo che sia il risultato di trattative specifiche o che sia trascritta da un contratto collettivo. (Nella specie la S.C. ha cassato la pronuncia di merito che — ritenendo invece inapplicabile l'art. 1342 c.c. — aveva accolto l'eccezione di decadenza proposta dal fondo di assistenza sanitaria integrativa per i dirigenti di aziende industriali in riferimento alla richiesta di indennizzo di un dirigente inoltrata dopo la scadenza del termine di sessanta giorni previsto dall'art. 13 del regolamento del fondo stesso).

Cass. civ. n. 9462/1997

La stipulazione, da parte di un agente munito del potere rappresentativo di una compagnia di assicurazione, di clausole derogatorie al disposto di cui all'art. 1901 c.c. (nella specie, previsione dell'efficacia del rapporto assicurativo sin dalla decorrenza contrattualmente convenuta, nonostante il mancato pagamento del premio) deve ritenersi legittima, ai sensi del disposto del successivo art. 1932, attesane la operatività in senso pila favorevole all'assicurato, e salva la ipotesi di una espressa limitazione della procura (la cui prova costituisce onere gravante sulla società di assicurazioni), opponibile all'assicurato, da parte della compagnia, soltanto se resa pubblica attraverso le prescritte modalità. Tale clausola in deroga deve ritenersi soggetta, a norma dell'art. 1988 c.c., alla forma scritta soltanto ad probationem, con conseguente ammissibilità della sua dimostrazione mediante confessione o giuramento.

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