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Articolo 1743 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Diritto di esclusiva

Dispositivo dell'art. 1743 Codice civile

Il preponente non può valersi contemporaneamente di più agenti nella stessa zona e per lo stesso ramo di attività (1) [1748], né l'agente può assumere l'incarico di trattare nella stessa zona e per lo stesso ramo gli affari di più imprese in concorrenza tra loro (2) (3).

Note

(1) La norma è interpretata anche nel senso che al preponente non è consentito nemmeno riservarsi, per quella zona e per quel ramo di attività, di trattare personalmente con i terzi.
(2) Anche tale esclusiva è intesa in senso estensivo, pertanto l'agente non può agire nemmeno quale produttore in proprio dei beni.
(3) La violazione dei diritti di esclusiva previsti dalla norma genera responsabilità contrattuale a carico delle parti (1218 ss. c.c.).

Ratio Legis

L'esclusiva a favore del agente è volta a tutelarlo dalla possibile concorrenza di altri agenti; l'esclusiva a favore del preponente mira a garantire questi dalla possibile concorrenza di altre imprese.

Spiegazione dell'art. 1743 Codice civile

Il regime bilaterale di esclusiva

Il rapporto di agenzia è sottoposto al regime bilaterale di esclusiva. I motivi che giustificano detto regime si desumono dalla natura e dallo scopo del rapporto. L'agente deve promuovere e sviluppare gli affari del preponente per il collocamento in una zona determinata delle merci, dei prodotti o dei servizi della ditta e per far convergere su essi le richieste della clientela. È inammissibile che l'agente tratti nella stessa zona e nel medesimo ramo di commercio gli affari di più imprese in concorrenza.
D'altra parte il preponente, avendo il diritto di richiedere all'agente la prestazione di detta attività, non può creargli ostacoli e difficoltà ponendogli vicino nella stessa zona e nello stesso ramo di commercio agenti concorrenti.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 1743 Codice civile

Cass. civ. n. 21073/2007

Il diritto di esclusiva previsto dall'art. 1743 c.c. è elemento non essenziale ma naturale del contratto di agenzia e, quindi, può essere derogato dalle parti in forza di clausola espressa ovvero di una tacita manifestazione di volontà, desumibile dal comportamento tenuto dalle stesse parti sia al momento della conclusione del contratto, sia durante la sua esecuzione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ravvisato esservi una volontà contrattuale nel senso derogatorio al diritto di esclusiva dell'agente sia in ragione della sussistenza, in fase di stipulazione del contratto di agenzia, di una riserva clienti in favore del proponente, sia della comprovata contemporanea presenza di più mandatari nella medesima zona in cui, durante il rapporto, aveva operato l'agente).

Cass. civ. n. 14667/2004

Il diritto di esclusiva previsto dall'art. 1743 c.c. è elemento non essenziale ma naturale del contratto stesso ed è, quindi, derogabile per concorde volontà delle parti. Tuttavia, ove esso non venga esplicitamente o tacitamente, per facta concludentia derogato dalle parti, vincola contrattualmente il preponente a non concludere direttamente gli affari oggetto dell'attività di impresa e a non avvalersi dell'opera di altri collaboratori per la promozione di tali affari nell'ambito della zona pattiziamente stabilita e costituente un territorio geograficamente determinato e delimitato, salvo che tale deroga non avvenga sporadicamente e in modo tale da non ridurre notevolmente il diritto di esclusiva dell'agente. Per converso, l'agente non può accettare nell'ambito della zona di esclusiva incarichi per promuovere affari di imprese concorrenti con quella del preponente. L'accertamento della violazione di tali obblighi costituisce un giudizio di fatto demandato al giudice del merito, e in quanto tale non sindacabile in sede di legittimità se sorretto da motivazione adeguata e immune da vizi logici e giuridici.

Cass. civ. n. 13981/1999

Anche agli effetti del divieto, fatto all'agente dall'art. 1743 c.c., di trattare per lo stesso ramo gli affari di più imprese concorrenti tra loro, la nozione di concorrenza non va necessariamente individuata in relazione alla produzione o commercializzazione di identici prodotti da parte di più imprese, essendo all'uopo sufficiente che queste si rivolgano ad una clientela anche solo potenzialmente comune, si che l'una possa ricevere danno dall'ingresso e dall'espansione dell'altra sul mercato, cui entrambe si rivolgono o prevedibilmente si rivolgeranno.

Cass. civ. n. 8053/1999

Il diritto di esclusiva delineato dall'art. 1743 c.c. (che per l'agente comporta il divieto di trattare per lo stesso ramo di affari nell'interesse di più imprese in concorrenza fra loro), investendo la stessa funzione contrattuale, costituisce un elemento naturale del contratto di agenzia che, in quanto tale, deve ritenersi presente in assenza di contraria pattuizione. Ne consegue che, per il principio dell'art. 2697 c.c., l'eventuale limitazione del suddetto diritto esige adeguata prova. Poiché fondamento del diritto è la concorrenza, ove l'impresa concorrente gestisca una pluralità d'affari dei quali solo alcuni in concorrenza con il preponente è necessario provare non soltanto l'esistenza dell'autorizzazione a trattare gli affari in concorrenza ma anche la sua estensione.

Cass. civ. n. 8467/1998

Il broker, anche prima della L. 28 novembre 1984, n. 792, che ne contiene la disciplina, è un incaricato di fiducia dell'assicurando, con il compito prioritario di consigliarlo nella scelta per la collocazione sul mercato dei rischi alle migliori condizioni ed assisterlo nella stipula del contratto di assicurazione o riassicurazione, e successivamente di mettere in contatto a tal fine le parti di questo, con la conseguenza che la stipula diretta da parte della società assicuratrice e l'attribuzione delle polizze dell'agenzia indicata dall'assicurato, non viola il diritto di esclusiva nei confronti degli agenti di essa, né la obbliga a corrispondere loro una percentuale delle previste provvigioni, non essendo i brokers assimilabili ai produttori stabili di affari per conto dell'assicuratore.

Cass. civ. n. 4872/1996

Nel contratto di agenzia, la clausola di esclusiva, in difetto di diverse, specifiche, pattuizioni, ha un ambito di efficacia coincidente con l'oggetto del mandato, con la conseguenza che gli affari non ricompresi tra quelli che l'agente deve promuovere sono estranei anche al diritto di esclusiva contrattualmente previsto. (Nella specie l'agente, cui era stato conferito l'incarico di promuovere le vendite solo nei confronti dei rivenditori, con esclusione dei privati, aveva richiesto le provvigioni relative ad affari conclusi direttamente dalla mandante con privati).

Cass. civ. n. 5591/1993

Il preponente, che, sottraendo una serie di affari all'agente con la conclusione di contratti di agenzia con altri soggetti per la medesima zona, ne leda il diritto di esclusiva, è tenuto al risarcimento del danno contrattuale. II relativo diritto dell'agente è soggetto alla prescrizione ordinaria decennale, la quale (come quella quinquennale in ipotesi di illecito permanente di carattere aquilinno) decorre da quando si è esaurita la fattispecie illecita permanente, comprensiva della persistenza dell'altro rapporto di agenzia (instaurato in violazione dell'esclusiva) e del danno che ne deriva, onde la pretesa risarcitoria può riferirsi solo al danno prodottosi nel decennio precedente.

Cass. civ. n. 6093/1991

Il diritto di esclusiva costituisce un elemento naturale, non già essenziale, del contratto di agenzia, sicché esso può essere validamente oggetto di deroga ad opera della volontà delle parti, deroga che può desumersi anche in via indiretta, purché in modo chiaro ed univoco, dal regolamento pattizio del rapporto, ove in concreto incompatibile con il detto diritto; pertanto dalla pattuizione con cui le parti abbiano stabilito che il preponente ha diritto di nominare più agenti nella stessa zona è consentito desumere anche l'esclusione della provvigione per l'agente per le vendite concluse dallo stesso preponente, pure nell'ipotesi in cui sia stato convenuto un regime di esclusiva limitato agli affari trattati dagli agenti con determinati clienti, nominativamente indicati.

Cass. civ. n. 5822/1978

Il concetto di «zona» nel cui ambito l'agente assume stabilmente l'incarico di promuovere, per conto del preponente, la conclusione di contratti (art. 1742 c.c.) ha unicamente un significato territoriale geografico, riferentesi all'ambito nel quale l'affare, anche se concluso direttamente dal preponente, deve essere andato a buon fine, perché l'agente abbia diritto alla provvigione pattuita. Pertanto, ove nel contratto di agenzia sia previsto il diritto alla provvigione per le vendite effettuate in Italia, ha diritto alla provvigione l'agente quando il preponente concluda il contratto direttamente con stranieri, anche se residenti all'estero, nel territorio italiano, cioè nella zona nella quale l'agente, in base al contratto, svolge la sua opera organizzatrice e promozionale. 

Cass. civ. n. 1442/1975

I1 diritto di esclusiva, a qualunque negozio giuridico acceda (agenzia, somministrazione, vendita, ecc.), non implica necessariamente il divieto, a carico del preponente, del somministrante, comunque del concedente, di concludere affari direttamente nella zona riservata. In particolare, per quanto riguarda il contratto di agenzia, nel quale il diritto di esclusiva costituisce un elemento naturale, il preponente ben può, negozialmente, conservare non soltanto il diritto di avvalersi contemporaneamente di più agenti nella stessa zona, ma anche quello di stipulare direttamente contratti da eseguirsi nella zona dove opera l'agente, con l'unico limite di non ridurre il diritto di esclusiva ad una mera apparenza.

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Consulenze legali
relative all'articolo 1743 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Mario D. chiede
lunedì 02/12/2013 - Marche
“Buongiorno, sottopongo il seguente quesito:
siamo agenti esclusivi di un azienda che opera nel settore della vendita di macchine utensili, per le zone Marche (escluso provincia di PU) Abruzzo e Molise. Il contratto di agenzia in essere non fa riferimento agli A.E.C. ed è in vigore da fine 2001. Con decisione unilaterale, in un primo tempo, l'azienda ci comunica, senza preavviso, la riduzione della "regione Marche" dal ns. contratto riducendo la ns. zona alle sole Regioni Abruzzo e Molise.
Riduzione che noi contestiamo formalmente, e dopo varie trattative per trovare un accordo previa corresponsione delle ns. spettanze per la riduzione della zona, ci comunicano formalmente che la riduzione dell'area è limitata alle province di AN e MC.
L'azienda sostiene che essendo una riduzione marginale del contratto (calcolandola sull'entità provvigionale dell'ultimo anno, che a causa della crisi non ha avuto risultati apprezzabili) la modifica di zona è assolutamente di lieve entità secondo quanto stabilito dall’art. 3 dell’AEC, monostante in queste zone abbiamo introdotto nel corso degli anni la loro azienda con acquisizione di parecchi nuovi clienti e sviluppato affari con i pochi clienti esistenti al momento della sottoscrizione del contratto di Agenzia. Tra l'altro in termini territoriali, la riduzione dell'area si attesta intorno al 20% dell'intero territorio.
Noi invece sosteniamo che il C.C. all'art. 1751 prevede "All'atto della cessazione del rapporto il preponente è tenuto a corrispondere all'agente un'indennità se ricorrono le seguenti condizioni:
l'agente abbia procurato nuovi clienti al preponente o abbia sensibilmente sviluppato gli affari con i clienti esistenti e il preponente riceva ancora sostanziali vantaggi derivanti dagli affari con tali clienti" condizioni che sono tutte riscontrabili nella ns. fattispecie.
Sempre l'art. 1751 recita "L'importo dell'indennità non può superare una cifra equivalente ad un'indennità annua calcolata sulla base della media annuale delle retribuzioni riscosse dall'agente negli ultimi cinque anni e, se il contratto risale a meno di cinque anni, sulla media del periodo in questione".
Inoltre varie sentenze della Cassazione:
Cass. n. 16347/2007 ... va inteso nel senso che il giudice deve sempre applicare la normativa che assicuri all'agente, alla luce delle vicende del rapporto concluso, il risultato migliore, siccome la prevista inderogabilità a svantaggio dell'agente comporta che l'importo determinato dal giudice ai sensi della normativa legale deve prevalere su quello, inferiore, spettante in applicazione di regole pattizie, individuali o collettive. Ne consegue, pertanto, che l'indennità contemplata dall'Accordo economico collettivo del 27 novembre 1992 rappresenta per l'agente un trattamento minimo garantito, che può essere considerato di maggior favore soltanto nel caso che, in concreto, non spetti all'agente l'indennità di legge in misura inferiore.
Cass. n. 21301/2006 - In tema di determinazione dell'indennità dovuta all'agente commerciale alla cessazione del rapporto, la disciplina dettata dall'art. 1751, c.c. può essere derogata soltanto in meglio dalla contrattazione collettiva e, nel caso in cui l'agente sostenga in giudizio la nullità del contratto individuale recettivo di quello collettivo, il raffronto tra la disciplina legale e quella pattizia deve essere effettuato con riferimento al caso concreto, pervenendosi alla dichiarazione di nullità della parte del contratto che risultata sfavorevole all'agente.
Ora, dato che i rapporti con l'azienda sono ancora in essere non vorremmo adire le vie legali, però avremmo bisogno di un Vs. parere scritto al riguardo da far valere in via stragiudiziale.”
Consulenza legale i 11/12/2013
Il quesito attiene ad un contratto di agenzia, in relazione al quale il preponente ha ritenuto di ridurre la zona di esclusiva dell'agente in modo unilaterale. Va precisato da subito che solo un attento esame della documentazione relativa al rapporto di agenzia potrebbe consentire una risposta compiuta al quesito posto. In ogni caso è possibile fornire alcune riflessioni.

Nel caso proposto, a fronte della riduzione della zona, l'agente riterrebbe di aver diritto all'indennità ai sensi dell'art. 1751 del c.c.. Tuttavia, la norma prevede un presupposto che non ricorre nel caso di specie: la cessazione del rapporto. Il rapporto di agenzia, infatti, non è cessato, anzi, prosegue per volontà dell'agente.
Pertanto, va sottolineato che ad oggi l'agente non può chiedere la corresponsione dell'indennità ex art. 1751 c.c.
Vanno fatte inoltre alcune precisazioni, alla luce delle sentenze richiamate nel quesito. L'art. 1751 c.c. è norma che trova applicazione per tutti i contratti di agenzia e, come dice lo stesso articolo, si pone come norma inderogabile. Ciò significa che né le parti, nell'ambito dell'autonomia privata, né le contrattazioni collettive, possono prevedere condizioni peggiorative rispetto a quelle previste dall'art. 1751 c.c.
Qualora l'azienda preponente non riconoscesse di dovere l'indennità alla fine del rapporto, l'esistenza del diritto alla medesima dovrà essere verificata in un giudizio civile nel quale l'onere della prova sul fatto di aver procurato nuovi clienti e sviluppato nuovi affari incombe tutto sull'agente (Tribunale Catania - Lavoro Sentenza 4227 del 27.09.2011: "Ai fini del riconoscimento dell'indennità ex art. 1751 c.c., è onere dell'agente interessato indicare specificamente i nominativi dei singoli clienti procurati ex novo al preponente in tutto il corso del rapporto, ovvero i nominativi di quelli preesistenti e per i quali ci sia stato notevole incremento di ordinativi. E' chiarissimo infatti che l'agente non potrà limitarsi a ripetere tralatiziamente la formula legislativa: vanno viceversa dedotti fatti concreti, nomi, cifre, affari").

Per quanto riguarda l'unilaterale decisione del preponente di ridurre la zona di esclusiva, va ricordato che tale "zona" costituisce un elemento essenziale del contratto di agenzia, previsto dall'art. 1742 del c.c.. Sebbene di regola il contratto possa essere modificato solo sulla base dell'accordo tra le parti, la contrattazione collettiva ha introdotto nel corso degli anni la facoltà del preponente di variare unilateralmente la zona.
Gli accordi economici collettivi (quali quello del 26.02.2002 del settore commercio e del 20.03.2002 del settore industria) prevedono il caso della variazione di lieve entità, quando non sia superato il 5% delle provvigioni di competenza dell’agente nell’anno precedente la variazione. Gli accordi non prevedono una specifica modalità di esercizio della facoltà di riduzione della zona da parte del preponente, né un termine di preavviso. Pertanto, premesso che in questa sede, sulla base dei soli elementi di fatto comunicati, non è possibile dare una risposta precisa, sembra che il preponente abbia agito lecitamente.
Resta salva, come detto, la possibilità per l'agente di provare la sussistenza dei presupposti per l'indennità ex art. 1751 c.c. quando il rapporto sarà cessato, nei casi previsti dal codice civile.

Testi per approfondire questo articolo

  • La giurisprudenza sul codice civile. Coordinata con la dottrina. Libro IV: Delle obbligazioni. Artt. 1703-1753

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