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Articolo 407 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n.477)

Termini di durata massima delle indagini preliminari

Dispositivo dell'art. 407 Codice di procedura penale

1. Salvo quanto previsto dall'articolo 393 comma 4 (1), la durata delle indagini preliminari non può comunque superare diciotto mesi.
2. La durata massima è tuttavia di due anni se le indagini preliminari riguardano:
a) i delitti appresso indicati:
1) delitti di cui agli articoli 285, 286, 416bis e 422 del codice penale, 291ter, limitatamente alle ipotesi aggravate previste dalle lettere a), d) ed e) del comma 2, e 291quater, comma 4, del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43;
2) delitti consumati o tentati di cui agli articoli 575, 628, terzo comma, 629, secondo comma, e 630 dello stesso Codice penale;
3) delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall'articolo 416bis del Codice penale ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso articolo;
4) delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo a dieci anni, nonché delitti di cui agli articoli 270, terzo comma, [270bis, secondo comma], e 306, secondo comma, del codice penale;
5) delitti di illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo, escluse quelle previste dall'articolo 2, comma terzo, della legge 18 aprile 1975, n. 110;
6) delitti di cui agli articoli 73, limitatamente alle ipotesi aggravate ai sensi dell'articolo 80, comma 2, e 74 del Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni;
7) delitto di cui all'articolo 416 del codice penale nei casi in cui è obbligatorio l'arresto in flagranza;
7 bis) dei delitti previsti dagli articoli 600 600bis, comma 1, 600ter, primo e secondo comma, 601, 602, 609bis nelle ipotesi aggravate previste dall'articolo 609ter, 609quater, 609octies del codice penale, nonché dei delitti previsti dall’art. 12,comma 3, del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni (2);
b) notizie di reato che rendono particolarmente complesse le investigazioni per la molteplicità di fatti tra loro collegati ovvero per l'elevato numero di persone sottoposte alle indagini o di persone offese;
c) indagini che richiedono il compimento di atti all'estero [727]; d) procedimenti in cui è indispensabile mantenere il collegamento tra più uffici del pubblico ministero a norma dell'articolo 371.
3. Salvo quanto previsto dall'articolo 415bis, qualora il pubblico ministero non abbia esercitato l'azione penale o richiesto l'archiviazione nel termine stabilito dalla legge o prorogato dal giudice, gli atti di indagine compiuti dopo la scadenza del termine non possono essere utilizzati[191, 419 3].

Note

(1) Data la clausola di apertura, è da considerarsi quale ulteriore ipotesi di proroga quella prevista nel caso in cui l'incidente probatorio non possa essere esaurito nel termine, anche già prorogato fino al massimo.
(2) Tale comma è stato modificato prima dall’art. 1, comma 27, della l. 15 luglio 2009, n. 94 e poi dall'art. 5, comma 1, lett. i), della l. 1 ottobre 2012, n. 172.

Ratio Legis

La previsione dei termini investigativi risponde a due esigenze fondamentali: da un parte quella di ridurre, nel rispetto del principio della durata ragionevole del processo, i tempi dell'indagine preliminare, sia per contenere i costi sia per rendere più proficua la successiva attività di acquisizione probatoria, e dall'altra parte quella di garantire l'osservanza del principio di obbligatorietà dell'azione penale.

Rel. ill. riforma fall. 2007

(Relazione Illustrativa al decreto legislativo 12 Settembre 2007, n. 169)

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Massime relative all'art. 407 Codice di procedura penale

Cass. n. 20064/2014

La previsione normativa di inutilizzabilità degli atti di indagine compiuti oltre il termine di durata, ed in assenza di proroga, non trova applicazione nei procedimenti contro ignoti.

Cass. n. 33267/2013

In tema di molestia e disturbo alle persone, l'elemento soggettivo del reato consiste nella coscienza e volontà della condotta, tenuta nella consapevolezza della sua idoneità a molestare o disturbare il soggetto passivo, senza che possa rilevare l'eventuale convinzione dell'agente di operare per un fine non biasimevole o addirittura per il ritenuto conseguimento, con modalità non legali, della soddisfazione di un proprio diritto.

Cass. n. 15844/2013

La sanzione dell'inutilizzabilità per le acquisizioni tardive - le quali devono costituire oggetto di specifica deduzione e documentazione - riguarda solo gli atti di indagine del P.M. e non gli elementi di prova acquisibili indipendentemente da qualsivoglia impulso della pubblica accusa. Ne consegue che detta sanzione non riguarda l'incidente probatorio, il quale non è atto di indagine ma mezzo di acquisizione anticipata della prova, il cui espletamento non è correlato a termini perentori, trattandosi dell'assunzione anticipata di prove non rinviabili al dibattimento, indispensabili per l'accertamento dei fatti e preordinati a garantire l'effettività del diritto alla prova, altrimenti irrimediabilmente perduto.

Cass. n. 9097/2013

Il termine di durata delle indagini è di sei mesi anche in relazione al reato di associazione per delinquere, salvo che nei casi in cui questa sia diretta alla commissione dei reati previsti dall'art. 380, comma secondo, lett. a), b), c), d), f), g) ed i) cod. proc. pen., e sia quindi obbligatorio l'arresto in flagranza. (In applicazione del principio, la Corte ha rilevato l'inutilizzabilità degli atti di indagine compiuti oltre il sesto mese dall'iscrizione nel registro delle notizie di reato relativamente ad un'associazione per delinquere dedita all'organizzazione di furti in istituti di credito).

Cass. n. 4089/2012

Non rientrano, tra gli atti di indagine inutilizzabili se compiuti dopo la scadenza del termine per le indagini preliminari, quelli costituenti mera rielaborazione di attività precedentemente svolte, come ad esempio le note riassuntive o conclusive della P.G., e quelli meramente ricognitivi giacché finalizzati a documentare la permanenza ed attualità di situazioni già in precedenza compiutamente accertate.

Cass. n. 34643/2008

Allo scopo di stabilire se, ai fini dell'applicazione degli artt. 407, comma terzo, e 414 c.p.p., le indagini svolte nell'ambito di un procedimento siano da considerarsi compiute in prosecuzione d'altro procedimento precedentemente iscritto per il quale siano scaduti i termini di durata massima ovvero sia intervenuta archiviazione, deve essere verificata esclusivamente l'identità o meno del fatto-reato oggetto dei due procedimenti.

Cass. sez. un. n. 23381/2007

La sospensione per particolare complessità del dibattimento dei termini di custodia cautelare pera anche per il coimputato nei cui confronti non sia contestato uno dei reati indicati nell'art. 407, comma 2, lett. a) c.p.p., essendo sufficiente che il provvedimento di sospensione sia adottato in un giudizio che tratti di tali reati ed il cui dibattimento sia caratterizzato da particolare complessità. (Mass. redaz.)

Cass. n. 5437/2005

Nei confronti del tossicodipendente in custodia cautelare in carcere per uno dei delitti previsti dall'art. 407 comma secondo c.p.p. che abbia scelto di sottoporsi ad un programma di recupero, la concedibilità di misure alternative alla detenzione non è vietata ma è sempre subordinata alla valutazione dell'esistenza delle ordinarie esigenze cautelari secondo i criteri fissati dagli artt. 273, 274 e 275 c.p.p. ed all'accertamento che tali esigenze non possano che essere soddisfatte solo con la misura della custodia in carcere.

Cass. n. 24564/2004

La sanzione di inutilizzabilità prevista per gli atti compiuti dopo la scadenza del termine previsto per le indagini preliminari non opera quando l'atto sia stato assunto nell'ambito di indagini diverse volte ad individuare i soggetti responsabili di altri reati, in quanto la sanzione è geneticamente connessa alle indagini endoprocessuali.

Cass. n. 21367/2003

Gli atti di indagine assunti nell'ambito di un altro procedimento ed acquisiti ai sensi dell'art. 238 c.p.p. sono utilizzabili, ai fini dell'emissione di una misura cautelare personale, anche se intervenuti dopo la scadenza del termine massimo di durata delle indagini preliminari.

Cass. n. 34119/2001

Il numero 3 bis dell'art. 303, comma 1, lett. b), c.p.p. (inserito dall'art. 2, comma 1, del D.L. 24 novembre 2000 n. 341, convertito, con modifiche, in legge 19 gennaio 2001 n. 4), nel disporre ? dopo aver stabilito l'aumento fino a sei mesi dei termini di durata della custodia cautelare previsti dai precedenti nn. 1, 2 e 3, qualora si proceda per i delitti di cui all'art. 407, comma 2, lett. a), c.p.p. ? che «tale termine è imputato a quello della fase precedente ove non completamente utilizzato, ovvero ai termini di cui alla lett. d) per la parte eventualmente residua» e che «in quest'ultimo caso i termini di cui alla lett. d) sono proporzionalmente ridotti», lascia chiaramente intendere come comunque i termini delle fasi ordinarie di custodia cautelare, complessivamente calcolati, non possano essere superati

Il numero 3 bis dell'art. 303, comma 1, lett. b), c.p.p. (inserito dall'art. 2, comma 1, del D.L. 24 novembre 2000 n. 341, convertito, con modifiche, in legge 19 gennaio 2001 n. 4), nel disporre ? dopo aver stabilito l'aumento fino a sei mesi dei termini di durata della custodia cautelare previsti dai precedenti nn. 1, 2 e 3, qualora si proceda per i delitti di cui all'art. 407, comma 2, lett. a), c.p.p. ? che «tale termine è imputato a quello della fase precedente ove non completamente utilizzato, ovvero ai termini di cui alla lett. d) per la parte eventualmente residua» e che «in quest'ultimo caso i termini di cui alla lett. d) sono proporzionalmente ridotti», lascia chiaramente intendere come comunque i termini delle fasi ordinarie di custodia cautelare, complessivamente calcolati, non possano essere superati

Cass. n. 34114/2001

L'art. 407 c.p.p., nella parte in cui indica, al n. 5 della lett. a) del comma 2, tra i reati per i quali la durata massima delle indagini preliminari è fissata a due anni, quelli di «detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra», va interpretato nel senso che esso trova applicazione anche nel caso in cui ricorra soltanto l'ipotesi della detenzione o quella del porto, dovendosi escludere (anche sulla base del raffronto con le altre previsioni contenute nel medesimo articolo) che il legislatore abbia inteso affermare la necessità della contemporanea presenza di entrambe le suddette ipotesi.

Cass. n. 32285/2001

In tema di riesame della misura cautelare, l'obbligo per il pubblico ministero di trasmettere al tribunale tutti gli atti rilevanti non si estende alla certificazione della data di iscrizione del procedimento, salvo che sussistano elementi che fanno sorgere dubbi sulla inutilizzabilità degli atti stessi per violazione dei termini di durata massima delle indagini ex art. 407, comma 3 del c.p.p., atteso che gli istituti di decadenza, inutilizzabilità e inefficacia non sono suscettibili di interpretazione estensiva, e nessuna disposizione di legge prevede che quella certificazione debba essere acclusa ai documenti trasmessi al giudice per le indagini preliminari e al tribunale del riesame, ferma restando la possibilità per la difesa di richiedere alla cancelleria una specifica attestazione.

Cass. n. 736/1999

In tema di inutilizzabilità degli atti conseguenti ad indagini espletate prima che sia intervenuta la formale autorizzazione del Gip alla riapertura delle indagini, deve essere precisato che tale sanzione non colpisce quegli atti che, sia pure prima della predetta autorizzazione, siano stati regolarmente raccolti nell'ambito di un diverso procedimento, in quanto essi sono stati assunti nel corso di separate indagini, volte ad individuare la sussistenza di altri reati. (Fattispecie nella quale, archiviato il procedimento di competenza del tribunale, il P.M. presso la pretura, ottenuta dal Gip la riapertura delle indagini, aveva utilizzato, per la emissione di un provvedimento cautelare reale di urgenza, atti di indagine anteriormente compiuti dal P.M. presso il tribunale).

Cass. n. 3777/1998

L'inutilizzabilità degli atti di indagine compiuti dopo l'archiviazione e senza autorizzazione alla riapertura da parte del giudice per le indagini preliminari non è rilevabile di ufficio, ma solo su eccezione di parte, giacché quest'ultima potrebbe avere anche un interesse opposto all'inutilizzabilità.

Cass. n. 3288/1998

Il termine di durata massima delle indagini preliminari, previsto dall'art. 407 c.p.p., al cui scadere consegue l'inutilizzabilità degli atti di indagine successivi, decorre in modo autonomo per ciascun indagato, dalla data in cui il nome è effettivamente iscritto nel registro delle notizie di reato e non da quella in cui la notizia di reato è iscritta con riferimento ad un atto di indagine senza la contestuale indicazione dell'indagato.

Cass. n. 2687/1998

In materia di termini di durata massima delle indagini preliminari, la sanzione di inutilizzabilità degli atti ai sensi del terzo comma dell'art. 407 c.p.p., riguarda unicamente il compimento di indagini svolte dal P.M. nel periodo compreso tra la scadenza del termine massimo delle indagini preliminari e la richiesta di rinvio a giudizio. La sua ratio infatti è di impedire al P.M. che non abbia esercitato l'azione penale nei termini fissati di proseguire indagini utili ai fini dell'azione stessa, avendo egli viceversa il dovere di trasmettere gli atti al Gip con richiesta di archiviazione o di decreto penale, ovvero di emissione del decreto di citazione a giudizio. Ma tale inutilizzabilità non si estende all'ulteriore attività di indagine eventualmente svolta dal P.M. dopo la richiesta di rinvio a giudizio o dopo l'emissione del relativo decreto. L'ulteriore svolgimento di tale attività è infatti espressamente previsto da norme del codice di rito, come l'art. 419, terzo comma e l'art. 430, che resterebbero prive di concreta applicabilità se il divieto investisse qualsiasi attività di indagine svolta successivamente alla richiesta di rinvio a giudizio o al decreto di citazione.

Cass. n. 4478/1997

È utilizzabile sia ai fini della riapertura delle indagini ex art. 414 c.p.p. sia ai fini cautelari l'atto che, successivamente alla scadenza del termine per le indagini preliminari, sia stato raccolto in un diverso procedimento: l'inutilizzabilità che colpisce gli atti compiuti dopo il predetto termine, infatti, è geneticamente connessa al tema delle indagini svolte, sicché la sanzione processuale non opera quando l'atto sia stato assunto nell'ambito delle indagini diverse, volte ad individuare gli autori di altri reati.

Cass. n. 3638/1997

L'art. 89, comma 4, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, nel prevedere la inapplicabilità delle disposizioni di favore di cui ai precedenti commi 1 e 2 (divieto di custodia cautelare ed obbligo di revoca della medesima nei confronti di tossicodipendenti), quando «si procede per uno dei delitti previsti dall'art. 407, comma 2, lett. a), nn. da 1 a 6, c.p.p.», postula non soltanto che il procedimento abbia ad oggetto uno di tali delitti, ma che esso rientri fra quelli per i quali la custodia cautelare deve essere o è stata disposta

Cass. n. 2463/1996

La sanzione di inutilizzabilità delle indagini svolte dal P.M. di sua iniziativa oltre il termine di durata delle indagini preliminari non preclude al Gip, anche se richiesto di archiviazione fuori termine, di indicare le ulteriori indagini necessarie fissando un nuovo termine per il loro compimento. Invero una volta formulate le richieste del P.M. la disciplina di durata delle indagini preliminari diviene inoperante ed inizia una fase diversa affidata alla direzione del Gip, con termini suoi propri, analogamente a quanto accade nell'ipotesi di avocazione.

Cass. n. 10664/1995

La sanzione della inutilizzabilità prevista per gli atti compiuti dopo la scadenza del termine per le indagini preliminari stabilito dall'art. 405 c.p.p., non riguarda gli atti compiuti prima, ma depositati successivamente alla sua scadenza. (Nel caso di specie la corte ha ritenuto che bene avesse fatto il pretore prima e la corte d'appello poi a ritenere pienamente utilizzabili gli esiti di una analisi di revisione in tema di sofisticazioni alimentari compiuta prima della scadenza del termine e depositato dopo).

Cass. n. 2691/1995

Nel caso in cui il pubblico ministero non abbia ancora esercitato l'azione penale e il procuratore generale non abbia esercitato il suo potere di avocazione il pubblico ministero procedente, anche dopo la scadenza del termine per le indagini preliminari, può richiedere il sequestro preventivo e il giudice per le indagini preliminari è competente a provvedere sulla richiesta.

Cass. n. 2631/1995

L'art. 335, comma primo, c.p.p. impone al pubblico ministero l'obbligo di iscrizione immediata della notizia di reato nell'apposito registro. Quanto, invece, all'iscrizione del nome dell'indagato, poiché questa, in base alla stessa disposizione normativa, deve avvenire o «contestualmente» ovvero «dal momento in cui risulta», ne deriva che, verificandosi detta seconda ipotesi, il pubblico ministero viene a fruire di un ambito di valutazione discrezionale la cui esclusività comporta l'insindacabilità da parte del giudice. Non può quindi porsi alcun problema di inutilizzabilità degli atti d'indagine, ai sensi dell'art. 407, comma terzo, c.p.p., per inosservanza dei termini di durata massima delle indagini preliminari, se non con riferimento alla data in cui il nome dell'indagato è stato effettivamente iscritto nel registro in questione. (Nella specie la Corte, pur annullando, poi, per altra ragione, l'ordinanza impugnata con la quale il tribunale del riesame aveva confermato un provvedimento cautelare, ha ritenuto infondata, sulla base dei principi dianzi enunciati, la tesi secondo la quale il preteso ritardo con il quale il pubblico ministero aveva provveduto alla iscrizione del nome dell'indagato avrebbe potuto legittimare la fittizia retrodatazione di tale iscrizione e rendere quindi configurabile l'inosservanza dei termini, con le relative conseguenze).

Cass. n. 4698/1994

Il decorso del termine per il compimento delle indagini comporta l'inutilizzabilità degli atti di indagine compiuti dopo la scadenza, ma non implica alcuna nullità. (Nella specie la Suprema Corte ha escluso la nullità del decreto di citazione, ancorché emesso tardivamente, enunciando il principio di cui in massima).

Cass. n. 2156/1992

Tra i termini di durata delle indagini preliminari (art. 407 c.p.p.) e quelli di durata della custodia cautelare (art. 303 stesso codice) non esiste un rapporto di pregiudizialità. Quindi, la proroga della custodia cautelare, il cui termine sia prossimo a scadere, può essere richiesta e disposta prescindendo dalla scadenza del termine per le indagini preliminari, sempre che sussistano e persistano le condizioni necessarie per la sua applicazione.

Cass. n. 1016/1992

Ai fini della sanzione di inutilizzabilità, prevista dall'art. 407, terzo comma, c.p.p., per «atto di indagine», compiuto dopo la scadenza del termine per le indagini preliminari stabilito dalla legge o prorogato dal giudice, deve intendersi solo quello con efficacia probatoria. In tale categoria non rientra la richiesta di applicazione di una misura cautelare e, a fortiori, di proroga della stessa, in quanto intesa ad ottenere un provvedimento incidente sulla sfera di libertà dell'indagato. Legittima è, pertanto, la richiesta di proroga della custodia cautelare, avanzata prima della chiusura dell'udienza preliminare, anche se dopo la scadenza del termine previsto per l'inizio dell'azione penale dall'art. 405 c.p.p., una volta che quest'ultima sia stata esercitata tempestivamente.

Cass. n. 3046/1991

La proroga della custodia cautelare può essere disposta ancorché sia prossimo a scadere il termine di conclusione delle indagini preliminari perché fra questo termine e il termine di scadenza della custodia cautelare e fra le rispettive proroghe non sussiste alcun rapporto di pregiudizialità e la scadenza del primo non comporta né la decadenza dalla potestà di chiedere l'archiviazione o di esercitare l'azione penale, né l'estinzione della custodia cautelare già applicata, ma soltanto l'inutilizzabilità degli atti di indagine compiuti dopo la scadenza del termine stesso, secondo il disposto dell'art. 407, terzo comma, c.p.p. La proroga del termine della custodia cautelare può essere disposta ove permanga taluna delle tre esigenze cautelari stabilite dall'art. 274, primo comma, c.p.p., e non soltanto per l'esigenza attinente alle indagini, sempre che in relazione ad esse si debbano compiere «accertamenti particolarmente complessi».

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