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Articolo 369

Codice di Procedura Civile

Deposito del ricorso

Dispositivo dell'art. 369 Codice di Procedura Civile

Il ricorso deve essere depositato nella cancelleria della Corte, a pena di improcedibilità [375, 387 c.p.c.], nel termine di giorni venti dall'ultima notificazione alle parti contro le quali è proposto (1).
Insieme col ricorso debbono essere depositati, sempre a pena di improcedibilità (2):
1) il decreto di concessione del gratuito patrocinio;
2) copia autentica della sentenza o della decisione impugnata con la relazione di notificazione (3), se questa è avvenuta, tranne che nei casi di cui ai due articoli precedenti; oppure copia autentica dei provvedimenti dai quali risulta il conflitto nei casi di cui ai nn. 1 e 2 dell'articolo 362;
3) la procura speciale, se questa è conferita con atto separato;
4) gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda (4).
Il ricorrente deve chiedere alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata o del quale si contesta la giurisdizione la trasmissione alla cancelleria della Corte di cassazione del fascicolo d'ufficio; tale richiesta è restituita dalla cancelleria al richiedente munita di visto, e deve essere depositata insieme col ricorso [123bis, 134 disp. att.] (5).

Note

(1) Di regola, nei giudizi introdotti con ricorso, questo non va notificato prima del deposito in cancelleria. Nel giudizio di Cassazione, invece, accade il contrario: il ricorso va prima notificato alla controparte e poi depositato in cancelleria a pena di improcedibilità.
Il termine di venti giorni decorre dalla data di ricezione della raccomandata, nei casi di notifica a mezzo posta.
(2) L'improcedibilità è rilevabile sia dal resistente nel controricorso notificato al ricorrente ex art. 370 del c.p.c., sia d'ufficio.
(3) Il deposito della copia autentica della sentenza impugnata può essere effettuato entro il termine perentorio di venti giorni dall'ultima notificazione del ricorso e pertanto non deve essere necessariamente contestuale al deposito del ricorso stesso.
Va depositata anche la relazione di notificazione per consentire la verifica della tempestività dell'impugnazione proposta.
(4) Numero così sostituito con d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
L'onere di produzione può essere assolto con la produzione del fascicolo di parte nel quale gli atti, i documenti e i contratti sono contenuti. Quanto agli atti e documenti contenuti nel fascicolo d'ufficio, deve essere depositata la richiesta di trasmissione di detto fascicolo alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata: richiesta che va restituita munita di visto, ai sensi del terzo comma dell'articolo in commento.
(5) L'omesso deposito della richiesta di trasmissione del fascicolo d'ufficio munita di visto va valutata con minor rigore al fine di giudicare l'improcedibilità del giudizio. Infatti, se gli elementi necessari per la decisione sono comunque agli atti, la mancanza del fascicolo non ne impedisce il controllo.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 7469/2014

Nell'ipotesi in cui il ricorrente per cassazione non alleghi che la sentenza impugnata gli è stata notificata, la Corte di cassazione deve ritenere che lo stesso ricorrente abbia esercitato il diritto di impugnazione entro il cosiddetto termine lungo di cui all'art. 327 cod. proc. civ., procedendo all'accertamento della sua osservanza. Tuttavia qualora, o per eccezione del controricorrente o per le emergenze del diretto esame delle produzioni delle parti o del fascicolo d'ufficio, emerga che la sentenza impugnata era stata notificata ai fini del decorso del termine d'impugnazione, la S.C., indipendentemente dal riscontro della tempestività o meno del rispetto del termine breve, deve accertare se la parte ricorrente abbia ottemperato all'onere del deposito della copia della sentenza impugnata entro il termine di cui al primo comma dell'art. 369 cod. proc. civ. e, in mancanza, deve dichiarare improcedibile il ricorso, atteso che il riscontro della improcedibilità precede quello della eventuale inammissibilità.

Cass. n. 2721/2014

Il ricorso per cassazione va dichiarato tardivo ove il ricorrente depositi copia autentica della sentenza dalla quale non si evinca la data di pubblicazione e la notificazione del ricorso sia avvenuta in una data che non risulti tempestiva ai fini del rispetto del termine di cui all'art. 327, primo comma, cod. proc. civ. nemmeno se calcolata in relazione al giorno di deliberazione della sentenza. (Nella specie, la S.C., nel dichiarare inammissibile il ricorso, ha ritenuto che fosse onere del ricorrente controllare l'idoneità della copia autentica rilasciata dalla cancelleria - in sé illeggibile - a dimostrare la tempestività dell'impugnazione).

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 369 del c.p.c.

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

26/07/2016 Veneto
William R. chiede
Buon giorno
Processo ante riforma del 1990
ART 369 applicabilità sul controricorso ?

In un processo civile, i fascicoli d’ufficio avuti dalla Corte d’Appello dal Tribunale, vengono resi al Tribunale o vengono trattenuti per il ricorso/controricorso per cassazione ?

Se i documenti del Tribunale non ci fossero nel fascicolo di ufficio della corte di Appello cosa bisogna fare ?

Da un esame sommario risulta che il fascicolo d’ufficio della corte di Appello mancano molti documenti depositati in udienza, come tentare il rifacimento del fascicolo, vi sono delle modalità particolari o basta denunciarne la scomparsa ufficialmente dando la disponibili documentale ?

Vista la richiesta obbligatoria indicata nell’art. 369 comma “””4) gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda (4). (4) Numero così sostituito con d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. L'onere di produzione può essere assolto con la produzione del fascicolo di parte nel quale gli atti, i documenti e i contratti sono contenuti. Quanto agli atti e documenti contenuti nel fascicolo d'ufficio, deve essere depositata la richiesta di trasmissione di detto fascicolo alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata: richiesta che va restituita munita di visto, ai sensi del terzo comma dell'articolo in commento.”””””” in caso di controricorso per cassazione non siano stati depositati i fascicoli di parte, o non siano completi si può invocare il riordino del fascicolo d’ ufficio della corte di Appello integrazione con i documenti del fascicolo di primo grado chiedendo che vengano esaminati dalla corte di Cassazione ?.
Considerando che molti DOCUMENTI sono stati fatti prodotti dal CTU, anche se depositati irritualmente ( progetti ecc ) e sono stati nuovamente depositati anche in Appello in udienza e quindi tali documenti non si possono considerare NUOVI

Il riordino del fascicolo d’ufficio che procedura segue una volta accertata la sua incompletezza ?

Si può eventualmente pretendere che il fascicolo di parte del primo grado venga allegato a quello di Appello ?

La sentenza n. 22726 dep 3 nov 2011, potrebbe risultare utile in una tale situazione ( mancanza del fascicolo di parte – incompletezza ) ?

Deve essere specificatamente invocata tale sentenza ?

Con gratitudine distinti saluti
Consulenza legale i 07/08/2016
L’esposizione non è del tutto chiara: in ogni caso, è più che evidente che si tratta di tradurre nel concreto il contenuto dell’art. 369 c.p.c. e specialmente del secondo comma, n. 4, dell’articolo in questione. Si cercherà, pertanto, nei limiti del possibile, di trattare con ordine le questioni poste nel quesito.

Anche prima della menzionata riforma del 1990, il testo della norma non differiva molto da quello attuale:
Il ricorso deve essere depositato nella cancelleria della corte, a pena d'improcedibilità, nel termine di giorni venti dall'ultima notificazione alle parti contro le quali è proposto.
Insieme col ricorso debbono essere depositati, sempre a pena d'improcedibilità:
1) il decreto di concessione del gratuito patrocinio;
2) copia autentica della sentenza o della decisione impugnata con la relazione di notificazione, se questa è avvenuta, tranne che nei casi di cui ai due articoli precedenti; oppure copia autentica dei provvedimenti dai quali risulta il conflitto nei casi di cui ai numeri 1 e 2 dell'articolo 362;
3) la procura speciale, se questa è conferita con atto separato;
4) gli atti e i documenti sui quali il ricorso si fonda (…)” Il numero 4 è stato sostituito con la formula attuale (ovvero “gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda”) dall'art. 7 d.lg. 2 febbraio 2006, n. 40, a far data dal 2 marzo 2006.

Non si è certi di avere ben compreso la prima domanda: se con essa si vuol sapere se l’art. 369 c.p.c. si applica anche nel caso di deposito del controricorso in Cassazione la risposta è negativa, dal momento che la disciplina sul contenuto e su modalità e tempi di deposito del controricorso è contenuta nel successivo articolo 370 c.p.c..

Il fascicolo d’ufficio del primo grado che la Corte d’Appello richiede al Tribunale viene inserito nel fascicolo dell’appello e successivamente quest’ultimo – in caso di procedimento avanti alla Cassazione – viene inserito nel fascicolo d’ufficio della Corte di Cassazione; ciò tuttavia, diversamente da quel che accade in grado di appello, non d’ufficio (ovvero automaticamente) ma attraverso apposita istanza di parte (art. 369 c.p.c., ultimo comma) con la quale si richiede alla Cancelleria del giudice della sentenza impugnata la trasmissione del predetto fascicolo alla Cancelleria della Corte di Cassazione.

Le cause della mancanza di atti e/o documenti nel fascicolo d’ufficio (situazione che si verifica non di rado) possono essere diverse.
Generalmente non si tratta di una mancanza “volontaria” (ovvero, come in effetti può anche accadere, una parte ha ritirato dei documenti dal fascicolo e poi non li ha più reinseriti) ma di problemi interni agli uffici (confusione tra i fascicoli, ecc.).

In entrambi i casi, si può (ed è sufficiente) avanzare al Giudice apposita istanza di ricostituzione del fascicolo (istanza che non abbisogna di particolari formalità): il Giudice assegna un termine alla parte che l’ha richiesta al fine di reintegrare il documento mancante (di cui verrà depositata, semplicemente, un’ulteriore copia).

Sulla questione, tuttavia, la Corte di Cassazione ha manifestato diversi orientamenti:

- un indirizzo pone a carico della parte l'onere di verificare la regolarità del proprio fascicolo in vista della decisione, sicché l'eventuale mancato rinvenimento da parte del giudice di un documento, ritualmente prodotto, non preclude la decisione della causa;

- un altro orientamento sostiene che in caso di mancato rinvenimento al momento della decisione di documento ritualmente prodotto, il giudice è tenuto a disporre d'ufficio la ricerca ed eventualmente ordinare la ricostruzione del documento: “Ove non risulti alcuna annotazione dell'avvenuto ritiro del fascicolo di una parte, il giudice non può rigettare una domanda, o un'eccezione, per mancanza di una prova documentale inserita nel fascicolo di parte, ma deve disporre le opportune ricerche tramite la cancelleria, e, in caso di esito negativo, concedere un termine all'appellante per la ricostruzione del proprio fascicolo, presumendosi che le attività delle parti e dell'ufficio si siano svolte nel rispetto delle norme processuali e, quindi, che il fascicolo, dopo l'avvenuto deposito, non sia mai stato ritirato. Soltanto in caso di insuccesso delle ricerche da parte della cancelleria, ovvero in caso di inottemperanza della parte all'ordine di ricostruire il proprio fascicolo, il giudice potrà pronunciare sul merito della causa in base agli atti a sua disposizione” (Cassazione civile, sez. I, 03 giugno 2014, n. 12369);

- altra tesi (con pronunce anche molto recenti) ritiene necessaria un'indagine caso per caso, volta ad accertare l'imputabilità o meno alla parte della perdita o del mancato inserimento del documento, senza fare ricorso a presunzioni. Se, al momento della decisione della causa risulti la mancanza di taluni atti da un fascicolo di parte, il giudice è tenuto a disporne la ricerca o, eventualmente, la ricostruzione solo se sussistano elementi per ritenere che tale mancanza sia involontaria, ovvero dipenda da smarrimento o sottrazione: “nell'ipotesi di mancato rinvenimento, al momento della decisione della causa, di documenti che la parte invoca, l'obbligo del giudice di disporre la ricerca di essi con i mezzi a sua disposizione ed eventualmente l'attività ricostruttiva del contenuto dei medesimi, è sottoposto a due condizioni. Innanzitutto deve trattarsi di atti e documenti prodotti ritualmente in giudizio. In secondo luogo è necessario che l'omesso inserimento di essi nel fascicolo non debba, o possa, essere attribuito alla condotta volontaria della parte. Inoltre, la riconduzione della asportazione di atti e documenti mancanti alla condotta volontaria della parte che li aveva prodotti può essere fondata su presunzioni riducibili delle concrete modalità dei fatti, anche in relazione alla efficacia probatoria degli atti stessi.(…)” (Cass. Civ., sez. III, 19 febbraio 2016 n. 3262).

Per soddisfare l’onere di produzione di cui all’art. 369 c.p.c., comma 2°, n. 4, dovrebbe teoricamente essere sufficiente la produzione dei fascicoli di parte dei gradi precedenti, contenenti i documenti e i contratti di cui parla la norma; tuttavia, è stato siglato nel 2015 un protocollo d’intesa tra la Corte di Cassazione e il Consiglio Nazionale Forense sulle regole redazionali dei ricorsi, protocollo nel quale è raccomandato di allegare al ricorso, in un apposito fascicoletto che andrà ad aggiungersi quindi all’allegazione dei fascicoli di parte dei precedenti gradi di giudizio, gli atti ed i documenti di cui al 369, 2° comma n. 4 c.p.c..
Il protocollo si può trovare la seguente indirizzo “http://www.cortedicassazione.it/cassazione-resources/resources/cms/documents/2015_ProtocolloIntesa_CSC_CNF.pdf”.
Non è propriamente corretto affermare che si può pretendere l’allegazione del fascicolo di primo grado in appello, dal momento che è la legge che prevede come obbligatorio tale incombente a carico della cancelleria della Corte d’Appello (art. 347 c.p.c.).

La citata sentenza n. 22726 /2011 riguarda, in realtà, lo specifico processo tributario e non quello civile generale, tuttavia essa ribadisce il concetto sopra già esposto secondo il quale esiste una norma del codice di rito (369 c.p.c.) che impone che il fascicolo d’ufficio venga depositato in appello, senza che in merito vi sia alcun onere del ricorrente: “la parte ricorrente non è onerata, a pena di improcedibilità ed ex art. 369, comma 2, n. 4 c.p.c., della produzione del proprio fascicolo e per esso di copia autentica degli atti e documenti ivi contenuti, poiché detto fascicolo è già acquisito a quello d'ufficio di cui abbia domandato la trasmissione alla S.C. ex art. 369, comma 3, c.p.c.” (Cass. N. 22726/2011 citata).

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