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Articolo 387

Codice di Procedura Civile

Non riproponibilità del ricorso dichiarato inammissibile o improcedibile

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Dispositivo dell'art. 387 Codice di Procedura Civile

Il ricorso dichiarato inammissibile o improcedibile non può essere riproposto, anche se non è scaduto il termine fissato dalla legge (1).

Note

(1) Si esclude pacificamente l'applicazione della norma al regolamento preventivo di giurisdizione [v. 41], ciò in quanto esso non costituisce un mezzo di impugnazione ma solo uno strumento mediante il quale le parti tendono ad ottenere la definitiva risoluzione di una questione di giurisdizione.


Ratio Legis

La norma sancisce il principio di consumazione del ricorso dichiarato inammissibile o improcedibile. Essa va letta congiuntamente all'art. 358 che riconosce il medesimo principio in materia di appello.

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Quesito n. 2416/2011 lunedì 14 febbraio 2011

leo chiede

In una causa di lavoro, la corte d'appello ha dichiarato con sentenza inammissibile l'appello proposto avverso una precedente decisione già favorevole all'appellato.
Quali conseguenze giuridiche produce l'inammissibilità?
In particolare, l'appellante può proporre ricorso in Cassazione? O la sentenza può considerarsi passata in giudicato?

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 2416/2011 [risposta gratuita]

Ai sensi dell'art. 358 del c.p.c., l'appello dichiarato inammissibile (o improcedibile) non può essere riproposto, anche se non è decorso il termine fissato dalla legge. Alcune ipotesi di inammissibilità dell'appello sono: proposizione dopo la decorrenza del termine (art. 325 del c.p.c.); nessuna delle parti ha provveduto a integrare il contraddittorio nel termine fissato dal giudice; la sentenza è ex lege inappellabile.

L'art. 357 del c.p.c., che contemplava il reclamo al collegio contro le ordinanze dichiarative di improcedibilità, inammissibilità ed estinzione dell’appello, è stato abrogato: ciò perché in seguito alla riforma del 1990 anche la trattazione dell'appello è affidata al collegio, e non più all'organo monocratico.

Poiché le suddette ordinanze hanno natura decisoria e definitiva, esse si ritengono ricorribili in cassazione ex art. 360 del c.p.c. (Cass. civ., 17 aprile 2001 n. 5610; Cass. civ., 17 maggio 2007 n. 11434).

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