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Articolo 148

Codice Civile

Concorso negli oneri

Dispositivo dell'art. 148 Codice Civile



(1) I coniugi devono adempiere l'obbligazione di cui all’articolo 147, secondo quanto previsto dall’articolo 316-bis (2).



Note

(1) Articolo così modificato con d.lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, in vigore dal 7 febbraio 2014.

(2) Prima della riforma, l'articolo recitava:
"I coniugi devono adempiere l'obbligazione prevista nell'articolo precedente in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo (1). Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti [Cost. 30], gli altri ascendenti legittimi o naturali, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli (2) [147, 324, 433]. In caso di inadempimento il presidente del tribunale [disp. att. 138], su istanza di chiunque vi ha interesse, sentito l'inadempiente ed assunte informazioni, può ordinare con decreto che una quota dei redditi dell'obbligato, in proporzione agli stessi, sia versata direttamente all'altro coniuge o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l'istruzione e l'educazione della prole [147] (3). Il decreto, notificato agli interessati ed al terzo debitore, costituisce titolo esecutivo [474 c.p.c.], ma le parti ed il terzo debitore possono proporre opposizione nel termine di venti giorni dalla notifica. L'opposizione è regolata dalle norme relative all'opposizione al decreto di ingiunzione, in quanto applicabili (4). Le parti ed il terzo debitore possono sempre chiedere, con le forme del processo ordinario, la modificazione e la revoca del provvedimento (5)(6)."


NOTE ALLA PRECEDENTE FORMULAZIONE

(1) Con il presente articolo si conclude la parte relativa ai diritti e doveri nascenti dal matrimonio, che viene così resa armonica rispetto agli artt. 143 e ss. del codice civile, ed in linea con gli artt. 30 ss. della Carta costituzionale. Si rimanda, nel dettaglio, alle note n. 3 e ss. sub art. 143 del c.c..

(2) L'ordine di prossimità recepisce il carattere sussidiario e succedaneo (così Cass. sez. I, n. 20509/2010) dell'obbligazione a carico degli ascendenti, che sono chiamati qualora i genitori non riescano a provvedere integralmente. La sostituzione degli ascendenti può essere anche parziale ed integrativa.


(3) Il sistema delineato dall'art. 148 del c.c. prevede che l'obbligo gravi su entrambi i genitori integralmente, e che pertanto all'inadempimento di uno di essi sovvenga il patrimonio dell'altro, anche mediante decreto del presidente del tribunale all'uopo richiesto (co. II).


(4) Le norme applicabili alla fattispecie sono quelle degli artt. 633 ss. c.p.c., con esclusione dell'art. 649 concernente la sospensione dell'esecuzione provvisoria del decreto e l'art. 650 relativo alla possibilità di opposizione tardiva al decreto ingiuntivo.


(5) La facoltà di richiedere modificazioni o la revoca riguardano esclusivamente mutamenti sopravvenuti (ad es. per la riduzione dell'entità dell'obbligo a carico dei nonni, qualora sia migliorata la situazione economica dei genitori).


(6) In relazione al presente articolo, ed ai citati artt. 3 e 30 Cost., vi è stata recentemente la declaratoria di infondatezza di una questione di legittimità costituzionale, mediante la sent. Corte cost. 21 ottobre 2005, n. 394.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 13579/1999

Il provvedimento presidenziale di cui all'art. 148 c.c. diviene definitivo se non opposto secondo le norme dell'opposizione a decreto ingiuntivo ed è impugnabile con il regolamento di competenza ove dichiari l'inammissibilità del ricorso proposto dalla parte per litispendenza.

Cass. n. 3402/1995

Lo speciale provvedimento per decreto disciplinato dal secondo comma dell'art. 148 c.c. è utilizzabile al fine di ottenere la condanna degli ascendenti dei genitori, privi di mezzi economici, a fornire a quest'ultimi i mezzi necessari ad adempiere i loro doveri nei confronti dei figli, sia legittimi che naturali.

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Quesiti degli utenti
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11/04/2016 Lombardia
Marco M. chiede

Buongiorno,
sono genitore di due bimbe, una di 8 anni , avuta da mia moglie e con cui convivo regolarmente e un'altra di 17anni avuta da una precedente convivenza e che ha sempre vissuto con la madre.
per questa figlia ho sempre pagato alla madre delle cifre che tra mensile e spese extra andavano da 8 a 10 mila euro anno circa. Ora la mia situazione reddituale e' cambiata, sono in mobilita' da 18 mesi circa dopo altri 6 di cassa integrazione e non ho altri redditi. la mia domanda e' la seguente, quale dovrebbe essere una cifra ragionevolmente corretta da corrispondere a mia figlia? e quali possono essere considerate a ragione extra rispetto al mensile?
grazie e buon lavoro

Consulenza legale i 14/04/2016

In via generale, occorre premettere che qualora - successivamente alla quantificazione dell'assegno di mantenimento fatta in sede giudiziale - si verifichino variazioni nella situazione economica dei partner (sia che fossero sposati sia che semplicemente convivessero), entrambi possono domandare una revisione dell'importo dell’assegno, di modo da adeguarlo alle mutate condizioni economiche.

L'assegno di mantenimento, infatti, una volta quantificato non rimane mai statico nel tempo, sia per via della rivalutazione fatta in base agli indici Istat, che per circostanze e fatti sopravvenuti (prima tra tutti l'incremento o il peggioramento delle capacità economiche dei genitori), che comportano l’aumento o la diminuzione dell’importo dell'assegno.

Il nostro ordinamento giuridico, per ovviare all’eccessiva discrezionalità in materia che in passato si lasciava ai giudici, ha previsto all’art. 337 ter c.c. una serie di paramenti di riferimento di cui il magistrato, al momento della quantificazione dell’assegno di mantenimento, deve tener necessariamente conto (tra i quali, ad esempio, le “attuali esigenze del figlio”, il “tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori”, lo "interesse morale e materiale” della prole, ecc.). Questi parametri, tuttavia, non costituiscono un elenco tassativo e limitativo ma, al contrario, data anche la loro evidente formulazione generica, si prestano ad essere adattati al contesto specifico e a subire variazioni nel corso del tempo.

Nei procedimenti di modifica delle condizioni dell’assegno di mantenimento per la prole il magistrato gode di ampia discrezionalità, poiché egli deve adeguarlo sulla base dei cambiamenti che il singolo caso concreto subisce nel corso del tempo. Cambiamenti ai quali il singolo giudice può attribuire ora un peso ora un altro, a seconda della propria personale sensibilità.

In linea generale, quindi, è difficile quantificare anticipatamente le modifiche che il giudice potrebbe apportare all’ammontare dell’assegno. Tali circostanze, difatti, sono oggetto di una valutazione c.d. “equitativa” e mai puramente matematica. Si tratta, infatti, “non già di equità "sostitutiva", ai sensi delle norme invocate dal ricorrente, bensì di equità meramente "integrativa" o "correttiva", propria delle valutazioni quantitative rimesse alla discrezionalità del giudice” (tra le molte, Cass., sentenza 31 marzo 2014, n. 7482).

In ogni caso è certamente sempre opportuno, qualora – come nel caso proposto dallo scrivente - siano presenti dei presupposti per ottenere la modifica, provare a richiedere la modifica.
Il genitore che domanda la modifica dell’assegno di mantenimento dovrà presentare prove che certifichino il fatto che si sia attuato un mutamento delle circostanze come, ad esempio, una diminuzione dello stipendio, la messa in cassa integrazione, e via dicendo.

In conclusione, pertanto, lo scrivente potrà richiedere al magistrato la riduzione dell’assegno di mantenimento per i figli adducendo le motivazioni e fornendo le prove che testimonino una mutata capacità economica rispetto al passato.
Va precisato che tale domanda potrà essere proposta anche se l'importo del mantenimento sino a quel momento versato fu, al tempo, frutto di un accordo tra i due genitori.

Quanto al concetto di spese "extra" o "straordinarie", facciamo nostra la definizione data dalla Corte di cassazione: "in tema di mantenimento della prole, devono intendersi per spese “straordinarie” quelle che, per la loro rilevanza, la loro imprevedibilità e la loro imponderabilità esulano dall’ordinario regime di vita dei figli, cosicchè la loro inclusione in via forfettaria nell’ammontare dell’assegno, posto a carico di uno dei genitori, può rivelarsi in contrasto con il principio di proporzionalità sancito dall’art. 155 cod. civ. e con quello dell’adeguatezza del mantenimento, nonchè recare grave nocumento alla prole, che potrebbe essere privata, non consentendolo le possibilità economiche del solo genitore beneficiario dell’assegno “cumulativo”, di cure necessarie o di altri indispensabili apporti" (Cass. civ. sez. I, 8 settembre 2014 n. 18869).


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