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Articolo 1 Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR)

(D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917)

[Aggiornato al 28/02/2021]

Presupposto dell'imposta

Dispositivo dell'art. 1 TUIR

1. Presupposto dell'imposta sul reddito delle persone fisiche è il possesso di redditi in denaro o in natura rientranti nelle categorie indicate nell'articolo 6.

Massime relative all'art. 1 TUIR

Cass. civ. n. 26414/2018

In caso di contestazione di interposizione, i maggiori redditi devono essere attribuiti solamente al soggetto interponente, in qualità di titolare del reddito, e non al soggetto interposto, in quanto l'art. 37, commi 3 e 4, del D.P.R. n. 600/1973 non prevede, in capo a quest'ultimo, una responsabilità sussidiaria.

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la disciplina antielusiva dell'interposizione di cui all'art. 37, commi 3 e 4, del D.P.R. n. 600 del 1973 non prevede una responsabilità aggiuntiva dell'interposto oltre a quella dell'interponente, poiché la norma ha la funzione di attribuire l'onere del pagamento delle imposte a carico dell'effettivo titolare dei redditi, mentre l'interposto non è soggetto passivo di imposta in quanto non ha il possesso dei redditi. (Cassa e decide nel merito, COMM. TRIBUTARIA II GRADO BOLZANO, 20/07/2010)

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Consulenze legali
relative all'articolo 1 TUIR

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Massimo C. chiede
venerdì 11/05/2018 - Lombardia
“Buona giornata,
I due amministratori che gestiscono gli immobili di mia proprietà sono stati incaricati del mandato in qualità di persone fisiche ma entrambi prelevano dal conto condominiale accreditando NON SE STESSI, come espressione fisica MA ACCREDITANDO conti intestati ad espressioni giuridiche (loro ditte o società) SCONOSCIUTE in quanto mai incaricate dal mandato.
Vorrei sapere se commettono evasione fiscale od elusione.
Grazie”
Consulenza legale i 16/05/2018

La genericità della domanda, tenuto conto del particolare tecnicismo della materia tributaria e soprattutto della disciplina penale sul tema, impone, prima di rispondere al quesito, una breve ricognizione del fatto.
Da quanto rappresentato sembra che i due amministratori siano stati incaricati personalmente della gestione degli immobili interessati in virtù di un contratto di mandato con rappresentanza. Sembra altresì che il compenso dell’attività a loro spettante non venga accreditato sui conti personali ma su quelli di società facenti capo agli stessi e sconosciute dal rapporto di mandato alla gestione immobiliare.


Per risolvere la questione tributaria connessa, e partendo dal presupposto che il contratto di mandato abbia come parte effettiva gli amministratori quali persone fisiche e non quali società (cosa che di frequente accade) dovrebbe innanzi tutto essere chiarito su quale dichiarazione vengono annotati gli emolumenti percepiti in seguito all’attività di rappresentanza svolta.
Qualora infatti gli emolumenti del contratto di mandato siano correttamente dichiarati dalla persona fisica, allora dovremmo concludere che gli stessi vengono fatti confluire sui conti della società per pura comodità e, soprattutto qualora si tratti di società unipersonali, la condotta non integrerebbe alcun illecito tributario.
V’è poi l’ipotesi in cui gli emolumenti concorrano a formare l’attivo delle sole società, siano correttamente dichiarati e vengano di contro estromessi dalla dichiarazione della persona fisica. Ciò effettivamente potrebbe creare problemi fiscali ma solo laddove si ipotizzi che il contratto di mandato non sia mai stato speso dagli amministratori in modo tale da essere anche ignorato dall’agenzia delle entrate. Diversamente ragionando si creerebbe l’assurdo caso che gli amministratori siano assoggettati ad una doppia imposizione per la medesima attività, quali persone fisiche e titolari delle società.


Dal punto di vista strettamente penale, sembra comunque estremamente improbabile che si configuri uno dei reati previsti dal DPR 74 del 2000 mediante frode consistenti nell’emissione di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti e/o soggettivamente inesistenti. In tal caso infatti l’obiettivo della condotta criminosa è quello di aumentare il passivo proprio tramite le fatture inesistenti, non già, come sembra essere nel caso di specie, “spostando” le voci di reddito.


Quanto invece ai reati di dichiarazione infedele, sembra estremamente complesso ipotizzare una responsabilità penale stante la necessità di conoscere il quantum ipoteticamente evaso. In ogni caso, a meno che non si tratti di una corposissima gestione immobiliare, sembra comunque difficile ipotizzare che le presunte omesse dichiarazioni superino le soglie di rilevanza penale (ovvero la somma evasa sopra la quale il legislatore ritiene opportuno censurare sotto il profilo penale la condotta evasiva) dei reati tributari, di per sé abbastanza alte. Basti pensare infatti che l’art. 5 del DPR 74/2000 che punisce l’omessa dichiarazione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto si configura solo allorché l’imposta evasa sia superiore, per un’annualità fiscale, ad euro 50.000.