AUTORE:
Filippo Marzari
ANNO ACCADEMICO: 2025
TIPOLOGIA: Laurea liv. I
ATENEO: Ca' Foscari Venezia
ABSTRACT
Il presente lavoro si propone di analizzare una delle più singolari espressioni di autonomia privata in ambito di società per azioni: la clausola di recesso convenzionale ad nutum.
Si tratta di uno strumento, per certi versi, ancora controverso e dibattuto in dottrina. A partire dalla riforma del diritto societario varata nel 2003, il legislatore ha riconosciuto ampi margini di emancipazione statutaria, mutando radicalmente l’istituto del recesso. In questo scenario, il recesso liberamente esercitabile merita una rinnovata riflessione, soprattutto alla luce delle ultime pronunce giurisprudenziali che, tuttavia, non hanno placato la discussione in materia.
La ratio che giustifica questo studio risiede nell’accentuata volontà di dimostrare la compatibilità di tale istituto anche con il caso di S.p.A. chiuse, costituite a tempo determinato. La trattazione si aprirà con una ricostruzione storica e sistematica sull’istituto del recesso, evidenziandone le linee evolutive, che hanno condotto ad una graduale apertura verso il recesso convenzionale, interpretato nella sua generalità (libero o vincolato), la cui legittimità è già stata di recente affermata.
Seguirà un esame dei profili giuridici della clausola oggetto di analisi, in termini di struttura, funzione (interesse sotteso) e di applicabilità della disciplina di matrice contrattualistica. Il capitolo si chiuderà dando spazio ad un circoscritto confronto comparatistico, utile a cogliere diverse prospettive interpretative.
Il secondo capitolo costituirà il cuore dell’analisi e sarà dedicato ad una serrata confutazione delle principali correnti restrittive circa tale istituto, compiendo un’analisi critica per ciascuna delle obiezioni sollevate dalla dottrina. Tra queste emergono quelle relative all’interpretazione letterale, alla durata sociale, alla causa societatis, al rischio di depauperamento del patrimonio sociale, al rischio per il ceto creditorio e al rischio per la continuità aziendale.
Dopodiché, si approfondiranno i limiti all’esercizio di tale diritto per evitarne l’abuso, richiamando in primis l’applicabilità della clausola generale di buona fede e, in seguito, avanzando alcune proposte su come poter accompagnare tale istituto per renderlo meno rischioso.
Al termine, sarà offerta una riflessione in merito sia alla compatibilità del recesso libero (statutariamente pattuito) nel caso particolare delle S.p.A. unipersonali, sia alla legittimazione al suo esercizio all’interno di alcune circostanze di ambigua interpretazione (usufrutto e pegno di azioni). In definitiva, la tesi intende offrire un contributo critico e sistematico alla comprensione di un istituto che, se correttamente inquadrato e disciplinato, può rappresentare una legittima espressione della volontà del socio e un forte strumento di incentivo all’investimento.
Si tratta di uno strumento, per certi versi, ancora controverso e dibattuto in dottrina. A partire dalla riforma del diritto societario varata nel 2003, il legislatore ha riconosciuto ampi margini di emancipazione statutaria, mutando radicalmente l’istituto del recesso. In questo scenario, il recesso liberamente esercitabile merita una rinnovata riflessione, soprattutto alla luce delle ultime pronunce giurisprudenziali che, tuttavia, non hanno placato la discussione in materia.
La ratio che giustifica questo studio risiede nell’accentuata volontà di dimostrare la compatibilità di tale istituto anche con il caso di S.p.A. chiuse, costituite a tempo determinato. La trattazione si aprirà con una ricostruzione storica e sistematica sull’istituto del recesso, evidenziandone le linee evolutive, che hanno condotto ad una graduale apertura verso il recesso convenzionale, interpretato nella sua generalità (libero o vincolato), la cui legittimità è già stata di recente affermata.
Seguirà un esame dei profili giuridici della clausola oggetto di analisi, in termini di struttura, funzione (interesse sotteso) e di applicabilità della disciplina di matrice contrattualistica. Il capitolo si chiuderà dando spazio ad un circoscritto confronto comparatistico, utile a cogliere diverse prospettive interpretative.
Il secondo capitolo costituirà il cuore dell’analisi e sarà dedicato ad una serrata confutazione delle principali correnti restrittive circa tale istituto, compiendo un’analisi critica per ciascuna delle obiezioni sollevate dalla dottrina. Tra queste emergono quelle relative all’interpretazione letterale, alla durata sociale, alla causa societatis, al rischio di depauperamento del patrimonio sociale, al rischio per il ceto creditorio e al rischio per la continuità aziendale.
Dopodiché, si approfondiranno i limiti all’esercizio di tale diritto per evitarne l’abuso, richiamando in primis l’applicabilità della clausola generale di buona fede e, in seguito, avanzando alcune proposte su come poter accompagnare tale istituto per renderlo meno rischioso.
Al termine, sarà offerta una riflessione in merito sia alla compatibilità del recesso libero (statutariamente pattuito) nel caso particolare delle S.p.A. unipersonali, sia alla legittimazione al suo esercizio all’interno di alcune circostanze di ambigua interpretazione (usufrutto e pegno di azioni). In definitiva, la tesi intende offrire un contributo critico e sistematico alla comprensione di un istituto che, se correttamente inquadrato e disciplinato, può rappresentare una legittima espressione della volontà del socio e un forte strumento di incentivo all’investimento.