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Articolo 36 Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

(D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602)

Responsabilitā ed obblighi degli amministratori, dei liquidatori e dei soci

Dispositivo dell'art. 36 Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

I liquidatori dei soggetti all'imposta sul reddito delle persone giuridiche che non adempiono all'obbligo di pagare, con le attività della liquidazione, le imposte dovute per il periodo della liquidazione medesima e per quelli anteriori rispondono in proprio del pagamento delle imposte se non provano di aver soddisfatto i crediti tributari anteriormente all'assegnazione di beni ai soci o associati, ovvero di avere soddisfatto crediti di ordine superiore a quelli tributari. Tale responsabilità è commisurata all'importo dei crediti d'imposta che avrebbero trovato capienza in sede di graduazione dei crediti.

La disposizione contenuta nel precedente comma si applica agli amministratori in carica all'atto dello scioglimento della società o dell'ente se non si sia provveduto alla nomina dei liquidatori.

I soci o associati, che hanno ricevuto nel corso degli ultimi due periodi di imposta precedenti alla messa in liquidazione danaro o altri beni sociali in assegnazione dagli amministratori o hanno avuto in assegnazione beni sociali dai liquidatori durante il tempo della liquidazione, sono responsabili del pagamento delle imposte dovute dai soggetti di cui al primo comma nei limiti del valore dei beni stessi, salvo le maggiori responsabilità stabilite dal codice civile. Il valore del denaro e dei beni sociali ricevuti in assegnazione si presume proporzionalmente equivalente alla quota di capitale detenuta dal socio od associato, salva la prova contraria.

Le responsabilità previste dai commi precedenti sono estese agli amministratori che hanno compiuto nel corso degli ultimi due periodi di imposta precedenti alla messa in liquidazione operazioni di liquidazione ovvero hanno occultato attività sociali anche mediante omissioni nelle scritture contabili.

La responsabilità di cui ai commi precedenti è accertata dall'ufficio delle imposte con atto motivato da notificare ai sensi dell'art. 60 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.

Avverso l'atto di accertamento è ammesso ricorso secondo le disposizioni relative al contenzioso tributario di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 636. Si applica il primo comma dell'articolo 39.

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Consulenze legali
relative all'articolo 36 Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito

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Paolo S. chiede
domenica 17/11/2019 - Liguria
“Con la cancellazione della s.r.l., qualora residuino debiti tributari questi si trasmettono ai soci per un fenomeno successorio ed essi ne devono rispondere nei limiti di quanto conseguito in fase di riparto ai sensi dell'art. 2495 cc.
Pare invece dirompente la sentenza della Cassazione civile, sez. tributaria, sentenza 19/04/2018 n° 9672 la quale dice che i soci tali debiti tributari interamente indipendentemente da quanto conseguito in fase di riparto.
Alcuni commenti accettano tale impostazione ma poi dicono che comunque l'aver conseguito nulla, limita la fondatezza dell'azione.
Allora la cosa non mi è chiara poiché, se così fosse, sarebbe una aberrazione che minerebbe la stessa responsabilità limitata per cui i soci, con la società in vita rispondono limitatamente ai conferimenti e non certo col proprio patrimonio ma a società estinta, ne rispondono illimitatamente.
Potete chiarire questo aspetto?”
Consulenza legale i 21/11/2019
Prescindendo da eventuali nozioni in tema di azione di responsabilità ex art. 2495 del c.c. o ex art. 36 del d.P.R. n. 602/73 che, comunque sembrano acquisite da chi pone il quesito, ed entrando direttamente nel merito della questione posta si fa rilevare che, in realtà, la lettura della sentenza della Corte di Cassazione non pare in linea con quanto dalla stessa espresso.
Invero la Corte, nella sentenza di cui si discute, esprime un orientamento già in precedenza manifestato (Cfr. Sentenza n. 9094 del 7 aprile 2017).
In sostanza la Corte riconosce il diritto dell’amministrazione finanziaria di agire nei confronti degli ex soci anche quando questi “abbiano allegato e documentato (…), mediante produzione della visura camerale e del bilancio finale di liquidazione (…), che nessuna somma (…) è stata ripartita per mancanza di attivo”.

La predetta azione, tuttavia, non è giustificata dalla considerazione che i soci sarebbero responsabili “interamente indipendentemente da quanto conseguito in fase di riparto” così come indicato nel quesito ma, come espresso dalla stessa Corte tanto nella sentenza in commento quanto nella precedente n. 9094 del 07.04.2017, troverebbe il suo fondamento nella considerazione che è sempre possibile che sopravvengano attività, beni o diritti, non contemplati nel bilancio finale di liquidazione che giustificano comunque l’interesse dell’Amministrazione ad agire al fine di procurarsi un titolo nei confronti degli ex soci.
In altre parole, la Suprema Corte riconosce il diritto ad agire dell’amministrazione nei confronti degli ex soci, anche quando questi non abbiano ricevuto nulla in fase di liquidazione finale, perché è sempre possibile che, successivamente, sopravvenga l’esistenza di beni o di diritti, non contemplati nel bilancio finale, che comunque potrebbero essere aggrediti dall’amministrazione per effetto del titolo costituito sulla base della predetta azione.

Quella degli ex soci è, quindi, sempre una responsabilità limitata a ciò che gli stessi hanno ricevuto in sede di riparto o anche successivamente, posto che è sempre possibile che, anche dopo la chiusura della procedura di liquidazione, sopravvenga una attività (quale può essere un bene o un diritto) che, chiaramente verrà assegnata alla comunione degli ex soci.
È evidente che, laddove l’Amministrazione finanziaria non facesse valere il proprio diritto di credito, muovendo dalla considerazione che, in fase di liquidazione della società non è emerso alcun attivo da ripartire, non avrebbe alcun titolo per rivalersi coattivamente sulle attività sopravvenute ed assegnate alla comunione dei soci.

Laddove, invece, l’Amministrazione finanziaria ha agito per far valere il proprio diritto di credito nei confronti degli ex soci in modo che fosse stabilito che questi sono destinati a succedere nei rapporti debitori già facenti capo alla società cancellata a prescindere dall’avere goduto o meno di un qualche riparto in base al bilancio finale di liquidazione, è chiaro la stessa potrà rivalersi nei confronti di quelli in riferimento e, ovviamente, limitatamente alle attività sopravvenute ed agli stessi assegnati.

Di qui la considerazione, espressa dalla Suprema Corte, che l'interesse dell’Amministrazione ad agire ha natura dinamica, che rifugge da considerazioni statiche allo stato degli atti.