Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 104 bis Disposizioni di attuazione del codice di procedura penale

(D.lgs. 28 luglio 1989, n. 271)

[Aggiornato al 29/04/2022]

Amministrazione dei beni sottoposti a sequestro preventivo e a sequestro e confisca in casi particolari. Tutela dei terzi nel giudizio

Dispositivo dell'art. 104 bis Disposizioni di attuazione del codice di procedura penale

1. Nel caso in cui il sequestro preventivo abbia per oggetto aziende, società ovvero beni di cui sia necessario assicurare l'amministrazione, esclusi quelli destinati ad affluire nel Fondo unico giustizia, di cui all'articolo 61, comma 23, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, l'autorità giudiziaria nomina un amministratore giudiziario scelto nell'Albo di cui all'articolo 35 del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e successive modificazioni. Con decreto motivato dell'autorità giudiziaria la custodia dei beni suddetti può tuttavia essere affidata a soggetti diversi da quelli indicati al periodo precedente.

1-bis. Si applicano le disposizioni di cui al Libro I, titolo III, del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e successive modificazioni nella parte in cui recano la disciplina della nomina e revoca dell'amministratore, dei compiti, degli obblighi dello stesso e della gestione dei beni. Quando il sequestro è disposto ai sensi dell'articolo 321, comma 2, del codice ai fini della tutela dei terzi e nei rapporti con la procedura di liquidazione giudiziaria si applicano, altresì, le disposizioni di cui al titolo IV del Libro I del citato decreto legislativo(1).

1-ter. I compiti del giudice delegato alla procedura sono svolti nel corso di tutto il procedimento dal giudice che ha emesso il decreto di sequestro ovvero, nel caso di provvedimento emesso da organo collegiale, dal giudice delegato nominato ai sensi e per gli effetti dell'articolo 35, comma 1, del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e successive modificazioni.

1-quater. Ai casi di sequestro e confisca in casi particolari previsti dall'articolo 240 bis del Codice Penale o dalle altre disposizioni di legge che a questo articolo rinviano, nonché agli altri casi di sequestro e confisca di beni adottati nei procedimenti relativi ai delitti di cui all'articolo 51, comma 3-bis, del codice, si applicano le disposizioni del titolo IV del Libro I del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159. Si applicano inoltre le disposizioni previste dal medesimo decreto legislativo in materia di amministrazione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati e di esecuzione del sequestro. In tali casi l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata coadiuva l'autorità giudiziaria nell'amministrazione e nella custodia dei beni sequestrati, fino al provvedimento di confisca emesso dalla corte di appello e, successivamente a tale provvedimento, amministra i beni medesimi secondo le modalità previste dal citato decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159. Restano comunque salvi i diritti della persona offesa dal reato alle restituzioni e al risarcimento del danno(1)(2).

1-quinquies. Nel processo di cognizione devono essere citati i terzi titolari di diritti reali o personali di godimento sui beni in sequestro, di cui l'imputato risulti avere la disponibilità a qualsiasi titolo.

1-sexies. Le disposizioni dei commi 1-quater e 1-quinquies si applicano anche nel caso indicato dall'articolo 578 bis del codice.

Note

(1) Tale comma è stato modificato dall'art. 42, comma 1, lettera a), del D.L. 30 aprile 2022, n. 36.
Il D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, come modificato dal D.L. 30 aprile 2022, n. 36, ha disposto (con l'art. 389, comma 1) la proroga dell'entrata in vigore della modifica dei commi 1-bis e 1-quater del presente articolo dal 16 maggio 2022 al 15 luglio 2022.
(2) I commi 1-bis e 1-quater sono stati modificati dall'art. 5 comma 1 del D.L. 8 aprile 2020, n. 23.
Il D. Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, come modificato dal D.L. 8 aprile 2020, n. 23, ha disposto (con l'art. 389, comma 1) la proroga dell'entrata in vigore della modifica dei commi 1-bis e 1-quater del presente articolo dal 15 agosto 2020 al 1° settembre 2021.
Il D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, come modificato dal D.L. 24 agosto 2021, n. 118, ha disposto (con l'art. 389, comma 1) la proroga dell'entrata in vigore della modifica dei commi 1-bis e 1-quater del presente articolo dal 1° settembre 2021 al 16 maggio 2022.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli 29,90 €

Nel caso si necessiti di allegare documentazione o altro materiale informativo relativo al quesito posto, basterà seguire le indicazioni che verranno fornite via email una volta effettuato il pagamento.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Consulenze legali
relative all'articolo 104 bis Disposizioni di attuazione del codice di procedura penale

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

M. M. chiede
mercoledģ 08/06/2022 - Lazio
“Gentili Avvocati,

Tento di riassumere il dilemma giudiziario piuttosto complesso che necessita di un vostro parere :

Una signora - coinvolta per la sua carica di consigliera di amministrazione in un processo giudiziario tutt'ora in corso dal 2012- si è vista sequestrare alcuni beni di sua proprietà tra cui un appartamento posseduto al 50%.
Il restante 50% è di proprietà di un altro signore estraneo alle suddette vicende giudiziarie. Lo studio incaricato di gestire le proprietà sequestrate ha "proposto" al signore estraneo la seguente offerta: nel caso lui volesse usufruire del suo bene (ossia utilizzare la sua legittima "parte" di casa) avrebbe dovuto corrispondere mensilmente un canone di occupazione. Questo dispositivo sarà pur coerente con il fatto che la casa è considerata bene indivisibile ecc.ecc, ma di fatto stabilisce una vera e propria iniquità dal punto di vista dell'incolpevole proprietario dell'altro 50%, costretto a pagare ad libitum per occupare casa sua.
Ora che ho riassunto la questione sono a chiedervi il prezioso parere: se vi sono sbocchi alternativi a questa soluzione.
Non potrebbe ad esempio il signore farsi nominare "custode" come per esempio contemplato dall'articolo 676 codice di p.c.?
O esisterebbero altre strade?
Grazie per la vostra risposta.”
Consulenza legale i 14/06/2022
La problematica che si chiede di affrontare è stata in diverse occasioni presa in esame dalla giurisprudenza di legittimità e trova espressa disciplina nella legge.
Sotto il profilo normativo, le norme che vanno prese in considerazione sono l’art. 321 c.p.p. (in forza del quale, peraltro, risulta emesso il provvedimento di sequestro in esame) nonché l’art. 104 bis delle disp. att. c.p.p. (che a sua volta richiama il Codice antimafia).

Di particolare interesse per quanto qui ci riguarda è l’art. 104 bis disp. att. c.p.p., dedicato proprio alle modalità di amministrazione dei beni sottoposti a sequestro preventivo e a sequestro e confisca in casi particolari.
Al comma 1 di tale norma viene espressamente disposto che nell’ipotesi di sequestro preventivo relativo a beni di cui sia necessario assicurare l’amministrazione, l’autorità giudiziaria nomina un amministratore giudiziario scelto nell’Albo di cui all’art. 35 del codice antimafia, al quale (aggiunge il comma 1 bis) si applicano le disposizioni di cui al Libro I, Titolo III Codice antimafia, nella parte relativa alla disciplina della nomina e revoca dell’amministratore, dei compiti, degli obblighi dello stesso e della gestione dei beni.

Come si evince chiaramente dalla semplice lettura del testo normativo, dunque, l’incarico di amministratore nonché custode dei beni sottoposti a sequestro non può essere affidato a chiunque, anche terzo interessato, ne faccia esplicita richiesta, pur impegnandosi ad assumere i conseguenti obblighi (come nel caso di beni sottoposti ad esecuzione forzata nell’ambito del processo esecutivo).
Il legislatore, infatti, richiede esplicitamente che l’amministratore dei beni sequestrati debba essere “…scelto tra gli iscritti nell'Albo nazionale degli amministratori giudiziari secondo criteri di trasparenza che assicurano la rotazione degli incarichi tra gli amministratori, tenuto conto della natura e dell'entità dei beni in stato di sequestro, delle caratteristiche dell'attività aziendale da proseguire e delle specifiche competenze connesse alla gestione…”.

I commi 3 e 5 dell’art. 35 del codice antimafia individuano a loro volta tutta una serie di soggetti che non possono in ogni caso assumere le funzioni di amministratore giudiziario (tra i quali non è dato sapere se è, in ogni caso, ricompreso il soggetto terzo estraneo al sequestro a cui nel quesito si fa riferimento).

Al di là del dato normativo a cui sopra si è fatto riferimento e che esclude ogni possibilità che al terzo coinvolto indirettamente dal provvedimento di sequestro possa essere concessa l’amministrazione o custodia dell’immobile sequestrato (anche in considerazione di quella che è la stessa ratio del codice antimafia a cui si fa rinvio, ossia evitare, per quanto possibile, la perdita di produttività, anche occupazionale, dei beni sottoposti a vincolo, a salvaguardia degli interessi sociali ed economici coinvolti), una conferma di quanto fin qui dedotto e della impossibilità del terzo estraneo, ma comunque interessato dal provvedimento di sequestro, di assumere direttamente la custodia del bene sequestrato, si rinviene nella giurisprudenza di legittimità.
Va segnalata al riguardo la sentenza della Corte di Cassazione n. 29637/2018 (in linea con le pronunce n. 40910/2009 e n. 29898/2013 della stessa Cassazione), nel corpo della quale si legge che “Quando il bene oggetto della misura ablatoria reale è indivisibile si impone il mantenimento del vincolo per l'intero, salvo poi, una volta disposta la confisca, il diritto della persona estranea al reato di rivalersi della perdita sulla metà del ricavato del valore realizzato con la vendita giudiziale”.

Per quanto concerne, poi, la proposta che l’amministrazione giudiziaria ha indirizzato al comproprietario estraneo e con la quale gli viene offerta la possibilità di usufruire per l’intero dell’immobile oggetto di sequestro verso il pagamento di una indennità di occupazione, va detto che si tratta in effetti di soluzione adottata nella gran parte dei sequestri penali, la quale risponde essenzialmente all’esigenza di garantire una minima produttività al bene sottoposto a vincolo, soddisfacendo in via mediata le esigenze di natura personale di coloro che subiscono, direttamente o indirettamente, gli effetti del provvedimento ablatorio.

Oltretutto, non si può fare a meno di osservare che la soluzione proposta rispetta anche il generale principio civilistico del pari uso dei beni comuni, sancito dall’art. 1102 c.c., nel corpo del quale si legge che ciascun partecipante può servirsi della cosa comune purchè non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto (l’uso esclusivo e gratuito dell’intero bene comune da parte del comproprietario estraneo impedirebbe, di fatto, all’altro comproprietario, in questo caso l’amministrazione giudiziaria, di farne un pari uso).

In conclusione, il caso in esame non può in alcun modo assimilarsi alla custodia dei beni pignorati ed il comproprietario estraneo alla vicenda giudiziaria non può che soggiacere alle scelte dell’amministrazione giudiziaria, non potendo sostituirsi ad essa.
Permane in capo allo stesso soltanto il diritto di rivalersi della perdita sulla metà del ricavato del valore realizzato con la vendita giudiziale.