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Articolo 77 Costituzione

Dispositivo dell'art. 77 Costituzione

Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e d'urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione.

Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti].

Ratio Legis

Così come nell'art. 76 Cost. emerge anche qui la tendenza del costituente a consentire la delega della funzione legislativa da parte del Parlamento al Governo solo in presenza di precisi presupposti, in attuazione del principio della divisione dei poteri.

Brocardi

Decreta
Ex tunc

Spiegazione dell'art. 77 Costituzione

Il Governo, in via eccezionale, nei casi, nei modi ed entro i limiti stabiliti dalla Costituzione, può esercitare la funzione legislativa, che istituzionalmente speta al Parlamento.

La norma in esame regolamenta il decreto legge.

L'emanazione del decreto esige l'esistenza di un fatto eccezionale (straordinario) che impone in modo inevitabile (necessità) e immediato (urgenza) di provvedere. Esso soffre, inoltre, i limiti imposti dall'art. 15 della l. 23 agosto 1988, n. 400 sul piano formale, contenutistico e strutturale. Il rispetto dei vincoli è garantito da una serie di controlli da parte di soggetti diversi.

Essi spettano alle Camere, cui viene anche riconosciuto il potere di emendare il testo (senza stravolgerlo), ed al Presidente della Repubblica in sede di promulgazione. Altresì, la Corte Costituzionale ha affermato di poter sindacare tanto il decreto legge che la legge di conversione in caso di palese assenza dei presupposti costituzionali.

In ordine a questi ultimi si deve registrare come nel tempo il loro significato sia stato, di fatto, esteso a dismisura, ciò che ha portato ad un abuso della decretazione che da strumento di carattere eccezionale è divenuto mezzo (quasi) ordinario per legiferare, tanto da suscitare frequenti richiami, nel periodo recente, da parte del Presidente della Repubblica Napolitano.

Il procedimento di formazione del decreto legge è il seguente: la sua adozione viene deliberata dal Consiglio dei ministri ed esso è subito emanato e pubblicato (accompagnato dalla clausola di presentazione al Parlamento), con contestuale entrata in vigore. Lo stesso giorno il Governo lo presenta all'organo legislativo (indifferentemente ad una delle Camere) che deve convertirlo in legge entro 60 giorni.

In tale sede, esso può anche subire emendamenti e modifiche, purché non ne venga alterato il contenuto di fondo. Quindi, la legge di conversione è promulgata e pubblicata ed entra in vigore (art. 73 Cost.).

Rispetto al dettato costituzionale la prassi ha creato il fenomeno diverso della reiterazione dei decreti non convertiti. La legge ordinaria impedisce la riproduzione di disposizioni per le quali una Camera abbia negato la conversione (art. 15, l. 23 agosto 1988, n. 400). A sua volta, la Corte Costituzionale ha cenurato questa tendenza, ammettendo la reiterazione solo se emergono nuovi presupposti di straordinaria necessità ed urgenza.

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