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Articolo 72 Costituzione

Dispositivo dell'art. 72 Costituzione

Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l'approva articolo per articolo e con votazione finale [64].

Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l'urgenza.

Può altresì stabilire in quali casi e forme l'esame e l'approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso o votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa [76], di autorizzazione a ratificare trattati internazionali [80], di approvazione di bilanci e consuntivi [81].

Ratio Legis

L'Assemblea costituente ha stabilito le modalità di esame ed approvazione delle leggi. In particolare, ha ammesso procedimenti più snelli per consentire al Parlamento di operare più agevolmente ma ha riservato l'iter ordinario (più complesso e lungo) a determinate materie, ritenute più importanti.

Spiegazione dell'art. 72 Costituzione

La presente norma disciplina il procedimento di esame delle proposte, dei disegni e dei progetti di legge (v. art. 71).

Il primo comma regola il procedimento ordinario, che si articola nel seguente modo: la commissione (alla quale l'atto è affidato in base alla materia per cui è competente) svolge innanzitutto una attività istruttoria in quanto, nell'analizzare il disegno di legge, può apporvi modifiche o scartarlo a favore di uno migliore. Essa, se si tratta di argomento particolarmente complesso, può istituire comitati più ristretti al proprio interno; ciò garantisce un miglior apporto tecnico ma meno trasparenza sull'operato degli incaricati.

La commissione, inoltre, può essere anche richiesta di esprimere un parere sul disegno di legge (commissione in sede consultiva). Al termine dell'esame, in ogni caso, riferisce all'Assemblea il contenuto del disegno di legge da essa approvato (commissione in sede referente).

Quindi, il disegno di legge passa all'esame dell'intera Assemblea che procede secondo il procedimento delle tre letture. Con la prima se ne discutono i caratteri generali e con la seconda è approvato ogni singolo articolo. E' in questo momento che possono essere proposti dai singoli parlamentari (come espressione del loro potere di iniziativa legislativa) emendamenti per modificare, aggiungere, sopprimere, o sostituire parti del disegno di legge. Quindi, la votazione finale chiude il procedimento.

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

Il secondo comma tratta invece del procedimento abbreviato, che non è diverso da quello ordinario se non per la riduzione a metà dei tempi. Esso, sempre usato per la conversione dei decreti legge (v. art. 77), presuppone la dichiarazione d'urgenza ad opera di Governo, singoli parlamentari o presidente della commissione competente.

Il terzo comma prevede la possibilità di utilizzare il procedimento in sede deliberante o decentrato. Tramite quest'ultimo, alle commissioni viene conferito un potere più ampio rispetto al procedimento ordinario di cui al comma 1, atteso che esaminano il progetto di legge e lo approvano.

Circa la sua utilizzabilità, per la sola Camera è disposto che il Presidente possa proporlo per questioni minori (art. 92 reg. Camera), mentre per il Senato non sono previste restrizioni. Il costituente, invece, si era preoccupato di stabilire espressamente una serie di limiti al suo operare, attesi gli ampi poteri che porta alle commissioni. Così si spiegano: la necessità che in esse siano rappresentati, proporzionalmente, i gruppi parlamentari; la possibilità di rimessione in aula; l'esclusione di certe materie dal suo utilizzo (comma 4); la necessità di rendere pubblici i lavori delle commissioni. In ordine a tale punto, però, si deve sottolineare come il dettato costituzionale risulti spesso inattuato. Così, molte volte si registrano accordi tra forze politiche diverse, a discapito della stessa coerenza delle leggi che ne nascono.

Tra le varie commissioni esistenti vi è quella per le questioni regionali. Al suo operato si lega il disposto dell'art. 11, L. Cost. 18 ottobre 2001, n. 3, con il quale si è previsto che, oltre alla composizione ordinaria, essa possa registrare una composizione integrata da rappresentanti degli enti locali (su disposizione dei regolamenti di Camera e Senato). Ciò che rileva è che questa composizione integrata può incidere concretamente sul lavoro della commissione in sede referente, essendo previsto che quest'ultima debba adeguarsi al parere della prima (ovviamente, quando prescritto) pena l'aumentare del quorum deliberativo dell'Assemblea.

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