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Articolo 638 Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)

Uccisione o danneggiamento di animali altrui

Dispositivo dell'art. 638 Codice penale

Chiunque senza necessità (1) uccide o rende inservibili o comunque deteriora animali che appartengono ad altri è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a trecentonove euro.

La pena è della reclusione da sei mesi a quattro anni, e si procede d'ufficio, se il fatto è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria (2).

Non è punibile chi commette il fatto sopra volatili sorpresi nei fondi da lui posseduti e nel momento in cui gli recano danno [649] (3).

Note

(1) La mancanza della necessità sottolinea l'arbitrarietà della condotta, che dunque non sarà perseguibile qualora questa sia sorretta da un'obiettiva giustificazione.
(2) Si tratta di un'aggravante sul potenziale maggior danno derivante dalla condotta in ragione della qualità e della condizioni degli animali.
(3) Tale causa id punibilità opera sia nel caso in cui i volatili siano sorpresi in un fondo recintato sia nelle ipotesi in cui non sia presente recinzione.

Ratio Legis

Viene qui apprestata tutela in via sussidiaria all'inviolabilità ed integrità del patrimonio zoologico ed avicolo.

Spiegazione dell'art. 638 Codice penale

Il bene giuridico oggetto di tutela è l'integrità fisica degli animali altrui e l'interesse del proprietario ad un loro efficace utilizzo.

Ai fini della configurabilità del delitto in esame è sufficiente l'uccisione, il deterioramento o il danneggiamento di un animale altrui, senza necessità.

In tale ultimo concetto è compreso non solo lo stato di necessità di cui all'art. 54, ma anche ogni altra situazione che induca all'uccisione o al danneggiamento per evitare un pericolo imminente o per impedire l'aggravamento di un danno giuridicamente apprezzabile alla persona o ai propri beni (lo stato di necessità puro tutela scrimina invece solo le situazioni di reazione ad un pericolo verso la persona).

Il secondo comma prevede una circostanza aggravante speciale, qualora il fatto sia commesso su più di due capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su bovini ed equini, anche non raccolti in mandria.

Ai fini del riconoscimento dell'esimente di cui all'ultimo comma, per “volatile” va inteso qualsiasi animale in possesso di ali (e quindi anche i polli).

Massime relative all'art. 638 Codice penale

Cass. pen. n. 43722/2010

La situazione di "necessità" che esclude la configurabilità del delitto di danneggiamento o uccisione di animali altrui, comprende non solo lo stato di necessità di cui all'art. 54 c.p., ma anche ogni altra situazione che induca all'uccisione o al danneggiamento dell'animale per prevenire od evitare un pericolo imminente o per impedire l'aggravamento di un danno giuridicamente apprezzabile alla persona, propria o altrui, o ai propri beni, quando tale danno l'agente ritenga altrimenti inevitabile. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha censurato la sentenza di merito che aveva ritenuto non necessitata l'uccisione di un pastore tedesco a fronte della situazione di pericolo per altro cane, di proprietà dell'imputato, già aggredito poco prima, e per la moglie dell'imputato, intervenuta sul posto).

Cass. pen. n. 26103/2005

L'esimente dello stato di necessità (art. 54 c.p.) postula che l'azione sia indotta da un pericolo imminente di un danno grave alla persona e non può essere invocata per escludere la punibilità per colui che uccide animali appartenenti a specie protette allo scopo di tutelare la vita di altro animale appartenente a specie protetta e utilizzato come richiamo.

Cass. pen. n. 1963/1998

Nel concetto di «necessità» che, ai sensi dell'art. 638 c.p., esclude la configurabilità del delitto di danneggiamento o uccisione di animali altrui, è compreso non solo lo stato di necessità quale assunto dall'art. 54 c.p., ma anche ogni altra situazione che induca all'uccisione o al danneggiamento dell'animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l'aggravamento di un danno giuridicamente apprezzabile alla persona propria o altrui o ai beni, quando tale danno l'agente ritenga altrimenti inevitabile. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto corretta la decisione del giudice di merito che aveva escluso la sussistenza del reato nell'ipotesi di uccisione di un cane, pastore tedesco, che introdottosi in un pollaio aveva mangiato gli animali ivi rinchiusi e quindi aggredito il loro proprietario accorso per allontanarlo).

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