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Articolo 544 quinquies Codice penale

(R.D. 19 ottobre 1930, n.1398)

Divieto di combattimenti tra animali

Dispositivo dell'art. 544 quinquies Codice penale

(1) Chiunque promuove, organizza o dirige (2) combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l'integrità fisica (3) è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 160.000 euro.
La pena è aumentata da un terzo alla metà:
1) se le predette attività sono compiute in concorso con minorenni o da persone armate;
2) se le predette attività sono promosse utilizzando videoriproduzioni o materiale di qualsiasi tipo contenente scene o immagini dei combattimenti o delle competizioni;
3) se il colpevole cura la ripresa o la registrazione in qualsiasi forma dei combattimenti o delle competizioni.
Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato, allevando o addestrando animali li destina sotto qualsiasi forma e anche per il tramite di terzi alla loro partecipazione ai combattimenti di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro.
La stessa pena si applica anche ai proprietari o ai detentori degli animali impiegati nei combattimenti e nelle competizioni di cui al primo comma, se consenzienti.
Chiunque, anche se non presente sul luogo del reato, fuori dei casi di concorso nel medesimo, organizza o effettua scommesse sui combattimenti e sulle competizioni di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro.

Note

(1) Tale articolo è stato inserito dalla l. 20 luglio 2004, n. 189.
(2) La norma si pone in rapporto di specialità (v. art. 15) con quanto disposto dall'art. 544 ter.
(3) Si tratta di una condizione oggettiva di punibilità, che però si considera riferita solo alle competizioni, essendo i combattimenti di per sè già pericolosi.

Ratio Legis

La norma è stata introdotta al fine di apprestare una tutela più incisiva per quanto riguarda gli animali, che però non ricevono direttamente tale copertura legislativa, rimanendo dunque ferma la tradizionale impostazione che nega un certo grado di soggettività anche agli animali. Di conseguenza risulta qui garantito il rispetto del sentimento per gli animali, inteso come sentimento di pietà.

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