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Articolo 410 bis Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n.477)

Nullità del provvedimento di archiviazione

Dispositivo dell'art. 410 bis Codice di procedura penale

1. Il decreto di archiviazione è nullo se è emesso in mancanza dell'avviso di cui ai commi 2 e 3-bis dell'articolo 408 e al comma 1-bis dell'articolo 411 ovvero prima che il termine di cui ai commi 3 e 3-bis del medesimo articolo 408 sia scaduto senza che sia stato presentato l'atto di opposizione. Il decreto di archiviazione è altresì nullo se, essendo stata presentata opposizione, il giudice omette di pronunciarsi sulla sua ammissibilità o dichiara l'opposizione inammissibile, salvi i casi di inosservanza dell'articolo 410, comma 1.

2. L'ordinanza di archiviazione è nulla solo nei casi previsti dall'articolo 127, comma 5.

3. Nei casi di nullità previsti dai commi 1 e 2, l'interessato, entro quindici giorni dalla conoscenza del provvedimento, può proporre reclamo innanzi al tribunale in composizione monocratica, che provvede con ordinanza non impugnabile, senza intervento delle parti interessate, previo avviso, almeno dieci giorni prima, dell'udienza fissata per la decisione alle parti medesime, che possono presentare memorie non oltre il quinto giorno precedente l'udienza.

4. Il giudice, se il reclamo è fondato, annulla il provvedimento oggetto di reclamo e ordina la restituzione degli atti al giudice che ha emesso il provvedimento. Altrimenti conferma il provvedimento o dichiara inammissibile il reclamo, condannando la parte privata che lo ha proposto al pagamento delle spese del procedimento e, nel caso di inammissibilità, anche al pagamento di una somma in favore della cassa delle ammende nei limiti di quanto previsto dall'articolo 616, comma 1.

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Consulenze legali
relative all'articolo 410 bis Codice di procedura penale

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Katia C. chiede
giovedì 22/11/2018 - Sicilia
“Buonasera, devo presentare delle memorie per un'udienza innanzi al Tribunale monocratico penale, presso cui avevo presentato reclamo. Trattasi di udienza in cui verrà deciso se rimettere la denuncia penale presentata in Procura, e opposizione al decreto di archiviazione, nuovamente al gip. In cosa dovranno consistere tali memorie? Posso aggiungere degli altri elementi a prova della denuncia originaria? Posso indicare i testi con una frase di rito? Posso indicare circostanze nuove successive alla data del mio reclamo al Tribunale monocratico?”
Consulenza legale i 03/12/2018
Per meglio rispondere al quesito giova ribadire brevemente la vicenda processuale.

Il giudice per le indagini preliminari rigettava l’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata da parte della persona offesa ex art. 409 e 410 c.p.p. ritenendo l’opposizione predetta inammissibile.
Nel decreto di archiviazione il GIP infatti specificava che tale inammissibilità rilevava a seguito dell’omessa indicazione nell’atto di opposizione di taluni requisiti indispensabili per la “validità” dell’atto stesso e, nello specifico, le indagini suppletive che il pubblico ministero avrebbe dovuto fare (l’art. 410 del codice di rito specifica che “con l’opposizione alla richiesta di archiviazione la persona offesa dal reato chiede la prosecuzione delle indagini preliminari indicando, a pena di inammissibilità, l’oggetto della investigazione suppletiva e i relativi elementi di prova”).

Contro il decreto del GIP la persona offesa proponeva reclamo ex art. 410 bis, comma 3, c.p.p.

Si tratta del nuovo rimedio previsto dalla Legge Orlando contro i casi di nullità del decreto di archiviazione tramite il quale il soggetto reclamante rinvia la decisione sulla legittimità della decisione del GIP al Tribunale Monocratico e non più alla Corte di Cassazione. Il procedimento del reclamo è semplice: dopo la ricezione dello stesso viene fissata un’udienza (nel caso di specie già fissata) senza l’intervento delle parti che, però, possono depositare memorie 5 giorni prima dell’udienza predetta.

Ora, in specifica risposta al quesito posto, va rilevato che dette memorie devono essere strettamente attinenti al petitum e all’oggetto del reclamo. In poche parole dette memorie devono contestare ciò che afferma il giudice col decreto di archiviazione con specifico riferimento all’inammissibilità dell’opposizione. Sul punto è infatti estremamente chiaro l’art. 410 bis del c.p.p. nella misura in cui esamina in modo preciso i casi di nullità del decreto di archiviazione del GIP.

Quanto alle ulteriori domande poste, rispondiamo singolarmente.

Quanto alla possibilità di aggiungere altri elementi a prova della denuncia originaria o alla possibilità di indicare circostanze nuove successive alla data del mio reclamo al Tribunale monocratico, è di certo possibile farlo, ma potrebbe essere un elemento “ignorato” dal Tribunale. Come precedentemente anticipato, il reclamo ex art. 410 bis nasce per sanare le illegittimità del GIP nell’emissione del decreto di archiviazione e, dunque, non può essere ritenuto una nuova opposizione alla richiesta di archiviazione.

Detto in parole semplici, se oggetto specifico del reclamo fosse quello di sollecitare una nuova valutazione del caso da parte del Tribunale Monocratico, si avrebbe una duplicazione dell’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione difficilmente ammissibile nel sistema processuale esistente.

Lo stesso dicasi per la possibilità di indicare i testi con una frase di rito. Tale indicazione avrebbe dovuto esser fatta nel corso dell’opposizione alla richiesta di archiviazione indicando i soggetti informati sui fatti che avrebbero potuto corroborare l’accusa e, dunque, le nuove indagini e gli elementi di prova indispensabili per l’ammissibilità dell’opposizione all’archiviazione.

Si consiglia dunque di redigere la memoria di reclamo partendo prima di tutto dagli errori in cui è incorso il giudice nell’emettere il decreto di archiviazione e dunque nel ritenere inammissibile l’opposizione alla richiesta di archiviazione (nel caso di specie si dovrebbe in modo specifico contestare il GIP sul fatto che, stando al suo decreto, l’atto di opposizione sarebbe inammissibile in quanto non sarebbero ivi indicati gli elementi di prova e le indagini suppletive che il PM avrebbe dovuto fare). A quel punto, al fine di corroborare il tutto, si consiglia di aggiungere gli ulteriori elementi a prova della denuncia originaria, gli eventuali testimoni che potrebbero riferire intorno ai fatti per cui si chiede di procedere e le circostanza intervenute successivamente solo allorché abbiano stretta attinenza ai fatti del procedimento.


Mario M. chiede
mercoledì 13/06/2018 - Puglia
“Il giudice monocratico emette una dichiarazione di inammissibilità di un reclamo. All'udienza camerale è presente l'avvocato dell'imputata. Posso ricorrere in Cassazione e chiedere l'annullamento visto che non è prevista la presenza delle parti?”
Consulenza legale i 20/06/2018

L’ordinanza emessa dal giudice monocratico ex. art. 410 bis bis c.p.p. non è impugnabile in Cassazione.

Già la disposizione di legge, infatti, al comma terzo stabilisce che il giudice monocratico, nei casi di nullità previsti dai commi 1 e 2 dell'art. 410 bis bis stesso, provvede a decidere il reclamo con ordinanza non impugnabile.

Sul tema dell'impugnabilità dell'ordinanza del giudice monocratico, tuttavia, è definitivamente intervenuta una sentenza della corte di cassazione che ha chiarito che la stessa non è mai impugnabile.

In particolare, infatti, secondo la sentenza n. 17535 del 23.03.2018 della Sez. VI della Corte di Cassazione, "L'ordinanza emessa in sede di reclamo a norma dell'art. 410 c.p.p., avverso il decreto o l'ordinanza di archiviazione è provvedimento non impugnabile”.

Secondo la Cassazione, peraltro, l’impossibilità di impugnare l’ordinanza ex. art. 410 c.p.p. è perfettamente compatibile con i principi costituzionali italiani e sovranazionali.

Infatti, sia pur ai sensi dell’art. 111 comma 7 della Costituzione "contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso per violazione di legge”, la giurisprudenza penale ha sempre escluso che detta garanzia potesse operare nei confronti delle ordinanze e dei decreti di archiviazione, evidenziando che, e questo è un punto particolarmente importante, “proprio in ragione della limitata efficacia di accertamento del provvedimento di archiviazione, la persona offesa non solo può sollecitare una riapertura delle indagini anche sulla base di investigazioni difensive, ma, nonostante la decisione di non esercizio dell'azione penale, conserva "l'intatta facoltà di esercitare i propri diritti d'azione e difesa, ampiamente e senza preclusione alcuna, nella sede (civile) propria" (cfr., Sez. 1, n. 9440 del 03/02/2010, Di Vincenzo, Rv. 246779).

Dovendo dunque dare risposta necessariamente negativa al suo quesito, tuttavia, pare comunque necessario interrogarsi sulla possibilità di esperire rimedi diversi dall’impugnazione in Cassazione.

In particolare, secondo l’orientamento attuale della Suprema Corte, possono essere esperiti due diversi rimedi avverso l’ordinanza emessa dal giudice monocratico ex. art. 410 c.p.p.:

  1. Istanza di revoca dell’ordinanza; dice infatti la Suprema Corte: "Innanzitutto, può osservarsi che l'ordinanza prevista dall’ art. 410 bis c.p.p., è definita come "non impugnabile", ma questo non significa "non revocabile". In altri termini, il testo normativo, se esclude l'ammissibilità dell'esperimento di un mezzo di impugnazione, come appunto il ricorso per cassazione, non risulta testualmente ostativo ad una istanza di revoca”.
  2. Istanza al Pubblico Ministero affinché riapra le indagini; dice in questo caso la Suprema Corte: “i provvedimenti in materia di archiviazione sono privi di stabilità, anche perchè, a norma dell’art. 414 c.p.p., dopo un provvedimento di archiviazione è sempre possibile la riapertura delle indagini preliminari”.

Ecco che, dunque, per rispondere alla sua domanda, non potrà proporre ricorso in Cassazione avverso l’ordinanza del giudice monocratico che ha deciso sul reclamo ma potrà proporre istanza di revoca o chiedere al Pubblico Ministero, qualora ve ne siano i presupposti, di riaprire le indagini.





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  • Rapporti tra Pubblico Ministero, polizia giudiziaria e difensore nelle indagini preliminari

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