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Articolo 49 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Nuova richiesta di rimessione

Dispositivo dell'art. 49 Codice di procedura penale

1. Anche quando la richiesta è stata accolta, il pubblico ministero o l'imputato può chiedere un nuovo provvedimento per la revoca di quello precedente o per la designazione di un altro giudice. (1)

2. L'ordinanza [48 c.p.p.] che rigetta o dichiara inammissibile per manifesta infondatezza la richiesta di rimessione non impedisce che questa sia nuovamente proposta purché fondata su elementi nuovi.

3. È inammissibile per manifesta infondatezza anche la richiesta di rimessione non fondata su elementi nuovi rispetto a quelli già valutati in una ordinanza che ha rigettato o dichiarato inammissibile una richiesta proposta da altro imputato dello stesso procedimento o di un procedimento da esso separato.

4. La richiesta dichiarata inammissibile per motivi diversi dalla manifesta infondatezza può essere sempre riproposta.

Note

(1) Articolo così sostituito dall'art. 1, IV comma della l. 7 novembre 2002 n. 248.

Ratio Legis

Qualora l'istanza di rimessione venisse rigettata, il legislatore ha previsto la presentazione di una nuova istanza, purchè fondata su nuovi elementi in ossequio al principio del ne bis in idem.

Massime relative all'art. 49 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 25012/2005

Nell'ipotesi di reiterazione di istanza di rimessione del processo, analoga ad una richiesta già dichiarata inammissibile, il giudice può disporre la prosecuzione del giudizio, ai sensi del comma primo dell'art. 47 c.p.p., anche in pendenza della pronuncia che decida sull'inammissibilità o il rigetto della proposta. (Fattispecie in cui la Corte ha sottolineato come tale interpretazione appaia conforme alla modifica normativa introdotta con la legge n. 248 del 2002, in quanto diretta a contrastare l'uso strumentale della richiesta di rimessione per fini pretestuosi e la conseguente possibilità di determinare per l'imputato la paralisi del procedimento).

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