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Articolo 48 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Decisione

Dispositivo dell'art. 48 Codice di procedura penale

1. La Corte di cassazione decide in camera di consiglio a norma dell'articolo 127, dopo aver assunto, se necessario, le opportune informazioni (1)(2).

2. Il Presidente della Corte di cassazione, se rileva una causa d'inammissibilità della richiesta, dispone che per essa si proceda a norma dell'articolo 610, comma 1.

3. L'avvenuta assegnazione della richiesta di rimessione alle sezioni unite o a sezione diversa dalla apposita sezione prevista dall'articolo 610, comma 1, è immediatamente comunicata al giudice che procede.

4. L'ordinanza che accoglie la richiesta è comunicata senza ritardo al giudice procedente e a quello designato. Il giudice procedente trasmette immediatamente gli atti del processo al giudice designato e dispone che l'ordinanza della Corte di cassazione sia per estratto comunicata al pubblico ministero e notificata alle parti private.

5. Fermo quanto disposto dall'articolo 190bis, il giudice designato dalla Corte di cassazione procede alla rinnovazione degli atti compiuti anteriormente al provvedimento che ha accolto la richiesta di rimessione, quando ne è richiesto da una delle parti e non si tratta di atti di cui è divenuta impossibile la ripetizione (3). Nel processo davanti a tale giudice, le parti esercitano gli stessi diritti e facoltà che sarebbero loro spettati davanti al giudice originariamente competente.

6. Se la Corte rigetta o dichiara inammissibile la richiesta delle parti private queste con la stessa ordinanza possono essere condannate al pagamento a favore della cassa delle ammende di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro (4), che può essere aumentato fino al doppio, tenuto conto della causa di inammissibilità della richiesta.

6-bis. Gli importi di cui al comma 6 sono adeguati ogni due anni con decreto del Ministero della Giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, in relazione alla variazione, accertata dall'Istituto nazionale di statistica, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, verificatasi nel biennio precedente(5).

Note

(1) Articolo così sostituito dall'art. 1, III comma della l. 7 novembre 2002 n. 248.
(2) La corte di cassazione ha il compito di decidere sia circa l'ammissibilità della richiesta di rimessione, sia circa il contenuto della stessa, assumendo, ove necessario, tutte le informazioni utili al fine di pervenire alla delibazione; possiede peraltro anche di mezzi di ricerca della prova per poter ricercare e valutare se, sussistenti, i presupposti della rimessione. Il giudice cui il processo è rimesso dispone la rinnovazione degli atti ripetibili solo se una delle parti ne faccia richiesta.
(3) Le modifiche apportate dalla legge "Cirami" hanno apportato delle modifiche circa l'utilizzabilità degli atti compiuti dal giudice sostituito causa rimessione; in particolare ha previsto che, in caso di accoglimento dell'istanza di rimessione, il giudice designato non abbia più la facoltà di disporre quali atti precedentemente compiti conservino efficacia, ma questi può disporre la rinnovazione degli atti ripetibili solo su richiesta di parte. Pertanto se vi sono atti divenuti irripetibili, questi conservano efficacia, così come gli atti ripetibili di cui nessuna parte chiede la rinnovazione, fermo restando quanto previsto dall'articolo 190bis c.p.p.
(4) Come già disposto dal legislatore circa il rigetto dell'istanza di ricusazione di cui all'art. 44 c.p.p, le parti private possono essere condannate a pagare una somma in favore della cassa delle ammende; ciò è stato previsto al fine di disincentivare richieste di rimessione palesemente dilatorie.
(5) Articolo così modificato dalla L. 23 giugno 2017, n. 103.

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