Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 423 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 30/10/2020]

Ordinanze per il pagamento di somme

Dispositivo dell'art. 423 Codice di procedura civile

Il giudice, su istanza di parte, in ogni stato del giudizio, dispone con ordinanza il pagamento delle somme non contestate art. 186 bis del c.p.c.(1).

Egualmente, in ogni stato del giudizio, il giudice può, su istanza del lavoratore, disporre con ordinanza il pagamento di una somma a titolo provvisorio quando ritenga il diritto accertato e nei limiti della quantità per cui ritiene già raggiunta la prova (2).

Le ordinanze di cui ai commi precedenti costituiscono titolo esecutivo.

L'ordinanza di cui al secondo comma è revocabile con la sentenza che decide la causa (3).

Note

(1) Previa istanza di parte contenuta negli atti introduttivi o formulata in udienza, il giudice può ordinare il pagamento di un debito per la somma non contestata, ovvero per la somma nei limiti in cui ritiene accertato il diritto. La pronuncia del giudice assume la forma dell'ordinanza che non ha il contenuto sostanziale di una sentenza nè può acquisire autorità di cosa giudicata.
(2) Il presupposto per l'emanazione dell'ordinanza consiste nella non contestazione delle somme chieste, la quale si sostanzia in un comportamento processuale specifico, anche implicito, per configurare il quale non è sufficiente la contumacia del convenuto. Infatti, affinchè il giudice possa emanare l'ordinanza in esame, è necessario che disponga degli elementi di valutazione che gli permettano di considerare che il credito vantato non sia contestato. La contumacia si sostanzia in un comportamento equivoco e, come tale, non è sufficiente a far ritenere che il credito incontestato.
(3) L'ordinanza ha carattere provvisorio ed interinale, ovvero anticipa gli effetti del provvedimento del quale si vuole assicurare la fruttuosità. La stessa verrà in seguito assorbita o caducata dalla pronuncia del provvedimento con cui si chiude il giudizio. Si tratta, infatti, di un provvedimento non decisorio, privo del contenuto sostanziale della sentenza e di autorità di cosa giudicata che, pertanto, non è suscettibile di impugnazione, nè mediante l'appello, nè mediante il ricorso per cassazione ordinario o ex art. 111 Cost..

Ratio Legis

La norma in esame riflette essenzialmente gli istituti introdotti dalla riforma del '90, ovvero i c.d. provvedimenti anticipatori di condanna, la cui disciplina si riscontra agli artt. 186bis, ter e quater.

Massime relative all'art. 423 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 20570/2013

Integra l'illecito disciplinare di cui all'art. 2, comma 1, lett. l), del d.l.vo 23 febbraio 2006, n. 109, il comportamento di un magistrato che abbia omesso di motivare, anche solo in forma succinta (come richiesto dall'art. 134, primo comma, c.p.c.), un'ordinanza di ingiunzione di pagamento di somme non conteste emessa a norma dell'art. 423, secondo comma, c.p.c., privando così le parti della possibilità di cogliere la ragione di fondo che sorregge il provvedimento giurisdizionale, destinato a risolversi nell'espressione di un immotivato comando.

Cass. civ. n. 11919/1998

Il sistema di preclusioni su cui è fondato il rito del lavoro, tendente a consentire all'attore di conseguire rapidamente il bene della vita reclamato, comporta che divengano incontestabili tutte le situazioni di fatto in ordine alle quali non sussistono divergente tra le parti, secondo una tendenza generale, volta a favorire la «determinazione del concreto», che trova espressione, in materia di quantificazione di spettanze, nella possibilità per il giudice di disporre, con ordinanza ai sensi dell'art. 423 c.p.c., il pagamento delle somme non contestate; ne consegue che deve ritenersi tardiva e perciò inammissibile in appello qualunque doglianza in ordine ai conteggi relativi a spettanze lavorative, una volta che detti conteggi siano stati accettati in primo grado.

Cass. civ. n. 9479/1997

L'ordinanza di pagamento delle somme non contestate emessa dal giudice del lavoro ai sensi del primo comma dell'art. 423 c.p.c. (come pure l'ordinanza di pagamento per la somma nei cui limiti ritenga accertato il corrispondente diritto, emessa dallo stesso giudice, a norma del comma successivo) non è suscettibile di appello, trattandosi in entrambi i casi di un provvedimento a cognizione sommaria, privo di decisorietà (e quindi non assimilabile alla sentenza di condanna generica), non preclusivo del riesame delle questioni in esso affrontate, e revocabile con la sentenza che definisce il giudizio, non rilevando ai fini della impugnabilità che esso contenga una implicita o esplicita pronunzia sulla giurisdizione del giudice adito, atteso che tale pronunzia non comporta l'attribuzione di carattere di decisorietà al provvedimento che eventualmente la contenga.

Cass. civ. n. 880/1989

L'ordinanza con cui il pretore, quale giudice del lavoro, dispone a titolo provvisorio, ai sensi dell'art. 423, secondo comma, c.p.c. il pagamento di somme in favore del lavoratore costituisce un provvedimento giurisdizionale di carattere sommario — destinato ad essere assorbito, ove non revocato, nella sentenza che definisce il giudizio o a divenire inefficace nell'ipotesi di estinzione del processo — che è privo del contenuto sostanziale della sentenza e, pertanto, non è suscettibile di ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 della Costituzione, che concerne provvedimenti di carattere decisorio in relazione ai quali l'ordinamento non apporti altri rimedi.

Cass. civ. n. 10/1986

È inammissibile il regolamento di competenza nei confronti del provvedimento con cui il pretore, adito in funzione di giudice del lavoro, abbia respinto la richiesta di ordinanza di condanna del datore di lavoro al pagamento delle somme non contestate ovvero già provate (ordinanza prevista dall'art. 423 c.p.c.) e rinvii la causa per l'espletamento o la prosecuzione della prova, atteso che un tale provvedimento non contiene alcuna pronuncia sulla competenza, ma ha funzione meramente ordinatoria del processo.

Cass. civ. n. 1934/1985

Nel nuovo rito del lavoro, la struttura e la funzione del procedimento interinale di cui all'art. 423 c.p.c. (ordinanze per il pagamento di somme) importano che, quando l'ordinanza contenga la specificazione non solo dell'importo da pagare all'istante, ma anche delle causali dei disposti pagamenti, la revoca della medesima può essere ordinata con la sentenza che decide la causa soltanto se la sentenza stessa dichiari, motivatamente, l'illegittimità del provvedimento provvisorio per mancanza delle condizioni richieste per la sua emissione, mentre nell'opposta ipotesi, non facendosi luogo alla revoca dell'ordinanza, i pagamenti eseguiti in ottemperanza alla medesima vanno imputati ai crediti in relazione ai quali erano stati interinalmente ordinati.

Cass. civ. n. 193/1985

Nel nuovo rito del lavoro, la struttura e la funzione del procedimento interinale di cui all'art. 423 c.p.c. (ordinanze per il pagamento di somme) importano che, quando l'ordinanza contenga la specificazione non solo dell'importo da pagare all'istante, ma anche delle causali dei disposti pagamenti, la revoca della medesima può essere ordinata con la sentenza che decide la causa soltanto se la sentenza stessa dichiari, motivatamente, l'illegittimità del provvedimento provvisorio per mancanza delle condizioni richieste per la sua emissione, mentre nell'opposta ipotesi, non facendosi luogo alla revoca dell'ordinanza, i pagamenti eseguiti in ottemperanza alla medesima vanno imputati ai crediti in relazione ai quali erano stati interinalmente ordinati.

Cass. civ. n. 4941/1984

Nelle controversie soggette al rito del lavoro, la sola contumacia del convenuto non è sufficiente all'attore per ottenere l'ordinanza di pagamento delle somme non contestate (art. 423 cpv. c.p.c.), in quanto, a tal fine, è necessario che il giudice disponga di elementi di valutazione che gli permettano di convincersi che il credito vantato — in tutto o in parte — non sia stato contestato, il che può verificarsi o quando la ste ssa impostazione del convenuto costituito ne postuli la sussistenza o si mostri prima facie pretestuosa, ovvero, quando, essendo rimasto il convenuto contumace risulti (da documenti prodotti dall'attore, da testimonianza etc.), una situazione legittimante l'ordinanza in questione.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli 29,90 €

Nel caso si necessiti di allegare documentazione o altro materiale informativo relativo al quesito posto, basterà seguire le indicazioni che verranno fornite via email una volta effettuato il pagamento.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Testi per approfondire questo articolo

  • Le prove nel processo civile e del lavoro

    Autore: Mormile Paolo
    Editore: Aracne
    Pagine: 76
    Data di pubblicazione: febbraio 2015
    Prezzo: 8 €

    L'opera affronta in modo accurato e analitico la disamina dei fondamentali istituti che caratterizzano la fase dell'istruzione probatoria nel processo civile ordinario di cognizione, nonché nel rito speciale del lavoro e previdenziale. Essa è il frutto della trentennale esperienza dell'autore come giudice civile e del lavoro, dapprima presso la Pretura/Tribunale di Napoli e poi presso la Sezione Lavoro del Tribunale di Roma. Tutti i mezzi di prova, messi a disposizione delle... (continua)