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Articolo 351 Codice di procedura civile 2020

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Provvedimenti sull'esecuzione provvisoria

Dispositivo dell'art. 351 Codice di procedura civile 2020

Sull'istanza prevista dall'art. 283 il giudice provvede con ordinanza non impugnabile (1) nella prima udienza (2) (3).

La parte può, con ricorso al giudice, chiedere che la decisione sulla sospensione sia pronunciata prima dell'udienza di comparizione (4). Davanti alla corte d'appello il ricorso è presentato al presidente del collegio.

Il presidente del collegio o il tribunale, con decreto in calce al ricorso, ordina la comparizione delle parti in camera di consiglio, rispettivamente, davanti al collegio o davanti a sé. Con lo stesso decreto, se ricorrono giusti motivi di urgenza, può disporre provvisoriamente l'immediata sospensione dell'efficacia esecutiva o dell'esecuzione della sentenza; in tal caso, all'udienza in camera di consiglio il collegio o il tribunale, conferma, modifica o revoca il decreto con ordinanza non impugnabile.

Il giudice, all’udienza prevista dal primo comma, se ritiene la causa matura per la decisione, può provvedere ai sensi dell’articolo 281-sexies. Se per la decisione sulla sospensione è stata fissata l’udienza di cui al terzo comma, il giudice fissa apposita udienza per la decisione della causa nel rispetto dei termini a comparire (5).

Note

(1) Le parole "non impugnabile" sono state inserite dalla L. 12 novembre 2011, n. 183.
È il c.d. procedimento di concessione di inibitoria, volto a impedire l'ulteriore prosecuzione dell'efficacia esecutiva, che la riforma ha attribuito in via automatica alla sentenza di primo grado [v. 282] e che non viene meno con la semplice proposizione dell'appello.
(3) Ci si chiede se l'ordinanza di sospensione sia o meno impugnabile a differenza dell'ultimo comma che dichiara la non impugnabilità dell'ordinanza con cui il collegio conferma, modifica o revoca il decreto di sospensione emesso in via d'urgenza. Nonostante la novellazione della norma, il d.lgs. 19-2-1998, n. 51 non ha disposto espressamente sul punto, anche se l'identità di ratio sottesa ad entrambi i provvedimenti porta gli interpreti a ritenere che anche l'ordinanza in esame sia non impugnabile né revocabile o modificabile dallo stesso collegio.
È prevista la possibilità di una richiesta di anticipazione della sospensione, anteriore alla prima udienza. La parte interessata, con un'istanza (ricorso) al giudice fondata su giusti motivi d'urgenza, può chiedere una pronuncia di sospensione immediata e senza contraddittorio (inaudita altera parte). Il decreto di sospensione potrà essere poi confermato, modificato o revocato dal collegio con ordinanza non impugnabile.
(5) Comma aggiunto dalla L. 12 novembre 2011, n. 183.

Ratio Legis

La generalizzata esecutorietà ex lege delle sentenze di primo grado aveva indotto il legislatore nella legge n. 353 del 26-11-1990 a riformulare la disciplina relativa ai provvedimenti da adottare in tema di provvisoria esecuzione, provvedimenti sostanzialmente limitati alla sola facoltà di sospendere la stessa. La vecchia formulazione dell'art. 351 c.p.c. attribuiva al collegio il potere di emettere l'ordinanza di cui all'art. 283, e cioè quale razionale conseguenza della natura necessariamente collegiale del giudizio d'appello sia per quanto concerne la decisione (così come è sempre stato) sia per quanto concerne la trattazione [v. 350]. L'attribuzione al tribunale quale giudice monocratico della competenza a decidere gli appelli avverso le sentenze del giudice di pace ha comportato la necessità di sostituire il riferimento al collegio con quello ben più ampio alla figura del «giudice». Anche la disciplina del secondo comma resta nel contenuto sostanzialmente immutata, fatta eccezione per la modifica di carattere formale relativa all'organo cui indirizzare la richiesta (giudice per le cause di competenza del tribunale -- presidente del collegio per quelle di competenza della corte d'appello). Identico discorso va fatto in ordine alle modalità attraverso le quali si procede alla decisione sulla sospensione in via anticipata, dove all'unitario riferimento, di cui alla normativa anteriore, al presidente del collegio, si addiviene alla differenziazione tra tribunale e corte d'appello. Infatti, mentre per gli appelli devoluti a quest'ultima, la fissazione dell'udienza di comparizione delle parti in camera di consiglio dinanzi al collegio, nonché la facoltà di sospensione provvisoria dell'efficacia esecutiva o dell'esecuzione già intrapresa, spetta al presidente della corte, per gli appelli devoluti al tribunale il legislatore adopera la generica espressione di «tribunale».

Spiegazione dell'art. 351 Codice di procedura civile 2020

Con questa norma si completa la disciplina dettata dall’art. 283 del c.p.c. in ordine alle modalità attraverso cui può essere chiesto ed ottenuto dal giudice d’appello il provvedimento di sospensione dell’efficacia provvisoria della sentenza di primo grado.
Infatti, mentre l’art. 283 c.p.c. si preoccupa di individuare i soggetti ed i presupposti di tale istanza, la norma in esame delinea il procedimento che ad essa ne consegue.

Qualora ricorrano gravi motivi, la parte che ne ha interesse può chiedere la sospensione dell’esecutività della sentenza impugnata.
Tale sospensione può riguardare:
  1. l’efficacia esecutiva, se ancora non è stata iniziata alcuna esecuzione in forza di quella sentenza.
La richiesta di sospensione deve essere presentata separatamente dall’atto di appello, dovendo formare oggetto di un autonomo ricorso.
Infatti, mentre destinatario, e dunque interlocutore immediato dell’atto di impugnazione è la controparte (che, mediante la citazione, viene evocata in appello), la richiesta di sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza ha come suo diretto destinatario il Presidente del Collegio giudicante.
  1. l’esecuzione della sentenza, nel caso in cui questa abbia già avuto inizio.

L’appellante, nella prima udienza, dovrà nuovamente ripresentare, a pena di inammissibilità, l’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza impugnata, già regolarmente presentata con l’atto di appello.

Prima che la sospensione possa essere adottata, le parti vengono convocate in camera di consiglio dinanzi al Tribunale ovvero dinanzi alla Corte d’Appello.
Soltanto nel caso in cui ricorrano giusti motivi di urgenza, con lo stesso decreto che fissa l’udienza di comparizione, il Presidente può disporre provvisoriamente l’immediata sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza.
La decisione finale sulla provvisorietà del provvedimento spetta, comunque, al Collegio, il quale, dopo l’udienza in camera di consiglio, può confermare, modificare o revocare il decreto emesso inaudita altera parte dal Presidente.

La norma precisa che l’ordinanza con la quale il Collegio decide sull’esecuzione provvisoria non è impugnabile, e ciò trova la sua spiegazione nel fatto che la decisione sulla richiesta di sospensione è strumentale alla decisione sull’impugnazione, nel senso che l’ordinanza del giudice d’appello verrà comunque assorbita dalla sentenza che definisce il giudizio di impugnazione ed ogni doglianza riguardante l’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado, consentita o negata dal collegio, potrà essere riproposta con riferimento alla sentenza d’appello (sostitutiva di quella impugnata).

Anche questa norma è stata così modificata dalla Legge di stabilità 2012 (art. 27 della Legge 12.11.2011 n. 183, con il preciso fine di accelerare lo svolgimento del procedimento d’appello.

Massime relative all'art. 351 Codice di procedura civile 2020

Cass. civ. n. 19708/2015

Nel giudizio di appello, le doglianze relative alla provvisoria esecutorietà della sentenza di primo grado - sia essa di condanna ovvero costitutiva - assumono rilievo esclusivamente nell'ambito del procedimento disciplinato dall'art. 351 c.p.c., non risultando necessaria, al riguardo, un'autonoma statuizione della sentenza di secondo grado che, per il suo carattere sostitutivo, è destinata ad assorbire interamente l'efficacia di quella di primo grado, sicché, ove il giudice d'appello si sia egualmente pronunciato su tali censure, la relativa decisione non è impugnabile per cassazione, non avendo il ricorrente interesse a dolersi di una statuizione la cui efficacia si è esaurita con la pronuncia della sentenza di secondo grado, a meno che non deduca una questione relativa alla legittimità degli atti esecutivi eventualmente compiuti dalla parte vittoriosa in forza della sentenza di primo grado e prima della definizione del giudizio d'appello.

Cass. civ. n. 8150/2014

La costituzione nella fase dei provvedimenti sull'esecuzione provvisoria della sentenza, disciplinata dall'art. 351 cod. proc. civ., non implica l'automatica costituzione della parte nella fase di merito, in quanto, da un lato, la legge regola il procedimento di inibitoria come autonomo, e, dall'altro, diversamente interpretando, l'appellato, costituendosi nella fase sommaria preliminare, sarebbe tenuto a proporre appello incidentale in un termine più breve rispetto a quello fissato dagli artt. 166 e 343 cod. proc. civ.

Cass. civ. n. 6344/1999

L'inosservanza del termine perentorio fissato dal giudice d'appello per rinnovare la notifica del decreto presidenziale di fissazione della comparizione delle parti in camera di consiglio per la decisione sull'istanza di sospensione dell'esecutività della sentenza di primo grado, depositati contestualmente al ricorso in appello, incide soltanto sul procedimento incidentale, di natura cautelare, ma non anche sulla rituale instaurazione del contraddittorio nel giudizio ordinario avente ad oggetto l'impugnazione.

Cass. civ. n. 6059/1998

È inammissibile il ricorso per Cassazione avverso il provvedimento con il quale il giudice di appello nega la propria competenza funzionale sull'istanza di revoca della provvisoria esecuzione della sentenza di primo grado e rimette gli atti al Presidente, — sul presupposto dell'inapplicabilità dell'art. 351 c.p.c. nel testo novellato dalla L. 26 novembre 1990, n. 353 — perché la natura ordinatoria e cautelare di esso, destinato ad esser assorbito dalla sentenza conclusiva del giudizio, ne determina l'idoneità ad incidere su diritti soggettivi con efficacia di giudicato, senza che rilevi in contrario la circostanza che il provvedimento si sia limitato ad affrontare questioni pregiudiziali, quali quella della devoluzione dell'istanza all'uno o all'altro organo dello stesso ufficio.

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