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Articolo 204 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Rogatorie alle autorità estere e ai consoli italiani

Dispositivo dell'art. 204 Codice di procedura civile

Le rogatorie dei giudici italiani alle autorità estere per l'esecuzione di provvedimenti istruttori sono trasmesse per via diplomatica (1).

Quando la rogatoria riguarda cittadini italiani residenti all'estero, il giudice istruttore delega il console competente, che provvede a norma della legge consolare (2).

Per l'assunzione dei mezzi di prova e la prosecuzione del giudizio il giudice pronuncia i provvedimenti previsti negli ultimi tre commi dell'articolo precedente (3).

Note

(1) Alla rogatoria internazionale, ossia l'atto con cui l'autorità giudiziaria di uno Stato richiede a quella di un altro Stato di compiere determinate attività processuali, va fatto ricorso quando devono essere assunti mezzi di prova riguardanti cittadini stranieri. In particolare, quanto alla testimonianza, è riconosciuto il diritto dello straniero ad essere sentito davanti al giudice del luogo di residenza.
Si ritiene che con la rogatoria possa essere assunto qualunque mezzo istruttorio ad eccezione, per alcuni, del libero interrogatorio delle parti.
L'assunzione della prova avviene secondo le norme processuali straniere che non siano in contrasto con i principi di ordine pubblico italiano.
(2) La rogatoria consolare consiste nella delega di atti compiuta da un organo giurisdizionale italiano - il giudice - ad un altro organo dello stesso Stato - il console. Ad essa si ricorre quando il mezzo di prova riguarda cittadini italiani residenti all'estero.
Il console delegato è equiparato al giudice istruttore delegato ai sensi dell'art. 203 del c.p.c., con la differenza che la delega è in questo caso obbligatoria e non lasciata alla discrezione del giudice delegante.
(3) Il termine fissato dal giudice per l'espletamento della rogatoria internazionale o consolare può essere prorogato ai sensi dell'art. 203 del c.p.c., richiamato esplicitamente dalla norma in commento.

Massime relative all'art. 204 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 17301/2013

Spetta all'autorità giudiziaria dello Stato richiedente, alla stregua della Convenzione dell'Aja del 18 marzo 1970, il potere di rivolgersi con commissione rogatoria all'autorità competente di un altro Stato contraente per richiedergli il compimento di un atto istruttorio; il carattere officioso che caratterizza l'intero sub-procedimento esclude la possibilità di una comminatoria di decadenza della parte dalla prova, non espletata nel termine originariamente fissato dall'ordinanza che abbia disposto la rogatoria internazionale.

Cass. civ. n. 17299/2013

In tema di assunzione all'estero della prova civile, la mancata informazione delle parti circa il tempo ed il luogo dell'assunzione della prova non contrasta con l'ordine pubblico interno, sempre che l'autorità che abbia disposto la rogatoria non abbia avanzato, su istanza di una di esse, un'espressa domanda di informazione al riguardo, dal momento che il concetto di ordine pubblico interno concerne i principi inviolabili posti a garanzia del diritto di agire e di resistere in giudizio, non anche le modalità con cui tali diritti sono regolamentati o si esplicano nelle singole fattispecie, dovendosi escludere, peraltro, atteso l'impulso officioso caratterizzante tutto il subprocedimento di commissione rogatoria, la possibilità di comminatorie di decadenza per il mancato espletamento dell'attività istruttoria demandata dal giudice italiano all'autorità giudiziaria straniera.

Cass. civ. n. 539/1986

Le nullità concernenti le rogatorie consolari ed internazionali, per essere state espletate tardivamente, hanno carattere relativo (versandosi in materia affidata alla disponibilità delle parti) e devono, pertanto, essere opposte nella prima udienza e difesa successiva all'atto di assunzione del mezzo istruttorio, od alla notizia di esso, rimanendo, in caso contrario, sanate per acquiescenza, senza che quest'ultima sia esclusa dalla circostanza che, a detta udienza, le parti abbiano chiesto un mero rinvio per esaminare la prova assunta, dovendo l'espressione «prima istanza», adoperata dall'art. 157 c.p.c., intendersi in senso lato, comprensiva cioè di ogni richiesta di parte tendente ad ottenere dall'ufficio un provvedimento, anche meramente ordinatorio, volto a regolare lo svolgimento del processo.

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