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Articolo 180 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 28/02/2021]

Forma di trattazione

Dispositivo dell'art. 180 Codice di procedura civile

La trattazione della causa è orale. Della trattazione della causa si redige processo verbale (1).

Note

(1) Articolo così sostituito dal D.L. 14 marzo 2005 n. 35, con decorrenza dal 1 marzo 2006.
In precedenza l'articolo recitava: "Art. 180. (Udienza di prima comparizione e forma della trattazione) All'udienza fissata per la prima comparizione delle parti il giudice istruttore verifica d'ufficio la regolarità del contraddittorio e, quando occorre, pronuncia i provvedimenti previsti dall'articolo 102, secondo comme, dall'articolo 164, dall'articolo 167, dall'articolo 182 e dall'articolo 291, primo comma. La trattazione della causa davanti al giudice istruttore è orale. Se richiesto, il giudice istruttore può autorizzare comunicazioni di comparse a norma dell'ultimo comma dell'articolo 170. In ogni caso fissa a data successiva la prima udienza di trattazione, assegnando al convenuto un termine perentorio non inferiore a venti giorni prima di tale udienza per proporre le eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d'ufficio. Della trattazione della causa si redige processo verbale, nel quale si inseriscono le conclusioni delle parti e i provvedimenti che il giudice pronuncia in udienza".

Ratio Legis

A seguito della riforma del 2005, sono state accorpate l'udienza di comparizione (in cui veniva principalmente verificata la regolarità del contraddittorio) e quella di trattazione (art. 183 del c.p.c.), che prima erano tenute in due momenti separati.
L'articolo ribadisce invece i due principi già presenti della precedente formulazione: l'oralità della trattazione della causa (peraltro solo tendenziale) e la verbalizzazione scritta delle attività processuali.

Spiegazione dell'art. 180 Codice di procedura civile

Con questa norma si introduce quella parte del codice che si occupa della trattazione della causa, la quale comprende l’attività di giudizio volta alla individuazione della parti in causa, alla eventuale modificazione e precisazione ad opera delle stesse parti delle domande proposte, nonché all’esposizione delle ragioni in fatto ed in diritto che sorreggono le reciproche pretese.

Nel precipuo intento di sveltire i tempi del processo e di evitare le lungaggini dovute ai continui rinvii delle udienze, il legislatore con il c.d. decreto competitività (d.l. n. 35/2005, conv. nella Legge n. 80/2005) ha provveduto ad eliminare la dicotomia tra udienza di prima comparizione ed udienza di trattazione, introducendo un’unica udienza nella quale si concentrano la prima comparizione delle parti e la trattazione della causa.

La presente norma, dunque, non segna più una fase del processo (cioè l’incontro tra le parti ed il giudice), ma si preoccupa soltanto di riaffermare il principio della oralità della trattazione, ribadendo la necessità che dell’udienza venga redatto processo verbale.

Non risultano più riprodotte, nel testo vigente, le disposizioni che prevedevano l'inserimento a verbale delle conclusioni delle parti e dei provvedimenti pronunciati dal giudice in udienza, ma si ritiene che ciò sia ancora possibile, facendosi applicazione dell'art. 126 del c.p.c., nonché del generale principio di libertà delle forme degli atti scaturente dall'art. 121 del c.p.c..

E’ inoltre diffusa tra gli interpreti l’opinione secondo cui, ogni qual volta si presenti l’opportunità di una trattazione scritta, il giudice possa autorizzare lo scambio di memorie scritte, traendosi argomenti a sostegno di tale tesi dagli artt. 170cpc ultimo comma, 175 e 83 bis disp.att.

L'opportunità di una trattazione scritta può, ad esempio, sorgere nel caso in cui si ponga la necessità di replicare a quanto già dedotto nelle memorie di cui all'art. 183 del c.p.c., comma 6, nelle cause aventi ad oggetto questioni articolate e complesse, sia in fatto che in diritto.
L’istanza per l'autorizzazione alla trattazione scritta dovrebbe necessariamente rivolgersi al giudice nell'udienza successiva a quella di trattazione, la quale è destinata alternativamente all'assunzione di mezzi di prova od alla precisazione delle conclusioni ex art. 189 del c.p.c..
Essa presuppone che il giudice valuti preventivamente l'utilità di approfondimento scritto di nuove questioni emerse dal precedente scambio di memorie autorizzate nell'udienza di trattazione, oppure che ritenga necessario, in attuazione del principio del contraddittorio, concedere ulteriore possibilità di replica ad una delle parti rispetto a quanto dedotto dall'altra con la memoria di replica.

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